Cronaca · Polizia Locale · riflessioni

L’osceno mondo del precariato di polizia e la tanto attesa stabilizzazione

A me le Guardie ha sempre cercato di essere in prima linea nella lotta a quella che ritiene essere una delle principali cause della tragica situazione della Polizia Locale: il precariato di polizia. Cosi lo abbiamo definito: precariato di polizia. Perché solo una nazione allo sbando può concepire l’esistenza di uomini di legge ad intermittenza o, peggio a tempo determinato, uomini di legge che potrebbero venire chiamati a dare testimonianza su violazioni, arresti ed operazioni compiute come pubblici ufficiali e che si trovano quali civili di fronte un giudice e, soprattutto, di fronte coloro contro cui testimoniano, senza tutele, senza riconoscimenti, quasi portati di peso e ascoltati con sospetto e superficialità, perchè nemmeno capaci di essere “veri” agenti.

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Colleghi stagionali assunti con contratto di 2 mesi rinnovabile massimo per altri 2.

Parliamo degli stagionali, forma più bassa di un inumano sfruttamento di ragazzi e ragazze messi in mezzo la strada nei mesi estivi, a volte per pochi giorni, privi di equipaggiamento, spesso anche senza una vera divisa – spopolano pettorine, cappellini, borselli e palette – povere marionette e controfigure dei colleghi di ruolo, ai quali spesso avanza di trattarli con sufficienza e superiorità.

 

Parliamo anche dei precari itineranti, agenti con anni di servizio in questo o quel comune, che in virtù di graduatorie mai scadute o forti di alcuni titoli quali la qualifica di pubblica sicurezza o la patente di servizio vagano di comune in comune come spettri portando i curricola- preferiamo chiamarli stati di servizio –  nella speranza di venire presi a sostituire una maternità o supplire a malattie o momenti particolari  presentando l’elenco dei comuni da cui è possibile attingere il loro nome.

Parliamo dei precari storici, tenuti per i capelli in diverse città, che si vedono stringere in una morsa di terrore ad ogni avvicinarsi dello scadere del contratto, spesso rinnovato all’ultimo giorno e per minor tempo rispetto la volta precedente: agenti sospesi nel limbo e minacciati dalla spada di Damocle della mancata riassunzione allo scadere dei termini, allo stesso tempo utilizzati in condizioni pari agli agenti di ruolo – armati, vestiti, inseriti nella turnazione notturna e festiva – sebbene segregati ai compiti meno edificanti e preclusi ai reparti specializzati.

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Viabilità, appiedato, bicicletta e controllo soste sono spesso gli unici servizi cui vengono destinati i precari.

L’attuale governo – anzi, preferiamo dire l’attuale parlamento, formato sulla base delle elezioni politiche 2013 – ha gravissime colpe verso i precari di polizia, culminate nel 2015, quando vennero stabilite alcune deliquenziali procedure nella loro gestione, in modo tale da favorire il ricollocamento dei dipendenti provinciali negli altri enti locali a seguito lo scioglimento delle provincie. Fu stabilito che un precario avrebbe potuto lavorare massimo 5 mesi all’anno in uno stesso comune, portando da un lato al licenziamento quasi immediato di migliaia di agenti già in servizio al raggiungimento del  ridicolo limite, e dall’altro all’impossibilità per chi in attesa di assunzione di sperare in una stagione in grado di dare un minimo di mantenimento, Il tutto unito ad un blocco del turn-over e delle procedure concorsuali fino l’assorbimento dei poliziotti provinciali: uno scempio di dimensioni bibliche che A mele Guardie ha denunciato per primo.

Chiaro che con certe premesse e certe situazioni la base degli operatori locale sia minata da una inevitabile sfiducia verso i propri datori di lavoro, e, peggio, verso la stessa divisa che si è deciso di indossare, diventata non più un obiettivo, ma l’ennesimo concorso da provare nel tentativo di trovare un posto stabile, indipendentemente dalla città e dal profilo professionale offerto, portando così sempre più persone a perdere le proprie convinzioni e ritrovandosi con molti agenti capitati nel ruolo per caso, magari al termine di percorsi di studio o professionali insoddisfacenti. Con tutti i difetti della Polizia Locale, il nostro non è un mestiere dove partire demotivati.

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Lecce, uno striscione a favore dei precari nello sciopero del 2015

Il ministro Marianna Madia è probabilmente una delle più grandi colpevoli dello stato vergognoso dei precari di polizia, della stessa esistenza di questo istituto – il concorso stagionale- che andrebbe per legge vietato ad operatori con determinate qualifiche giuridiche e limitato a personale vestito di meno responsabilità – viene spontaneo l’esempio degli ausiliari del traffico – ed è per questo che, nonostante abbia annunciato ed approvato un programma di stabilizzazioni dei precari nel biennio 2018-2020 non ci sentiamo di dirle grazie, ma soltanto “era ora”.

Un “era ora” derivato dal fatto che la stabilizzazione è pensata in particolar modo per un’altra categoria – gli insegnanti- e che in essa i precari di polizia ricadono quasi per caso e col terrore di un emendamento improvviso che li escluda.  

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Il Ministro Madia

In ogni caso chi sarà stato assunto da graduatoria ed avrà maturato 36 mesi di servizio nello stesso profilo professionale, anche non continuativi, ma nella stessa località, potrà essere stabilizzato dall’ente dove in servizio nel momento in cui questo volesse procedere ad un’assunzione per il ruolo, senza dover fare, come fino ad oggi, un concorso assieme centinaia di aspiranti e, spesso, in aperta guerra a tanti colleghi alla ricerca del medesimo sogno. Conquista? No, diritto basilare che è vergognosa debba essere tanto sospirato, e del tutto insufficiente se si pensa che la maggior parte degli agenti precari presta servizio a macchia di leopardo lungo tutta la penisola – o quantomeno un’intera regione – cambiando comando di contratto in contratto.

Questa notizia, unita all’approvazione alla Camera dello sblocco delle assunzioni nella Polizia Locale e al ripristino del turn over all’80% (nel 2017) ed in seguito al 100% (nel 2018) nei comuni virtuosi – quelli in regola col bilancio per essere semplici – getta uno sprazzo di luce che per i precari di polizia è ossigeno in mezzo una miniera colma di gas.

Un piccolo, anche se grande, passo nella realizzazione dei meriti di migliaia di operatori di polizia locale, nella speranza che sia solo una prima fase di un processo che porterà alla definizione di un concetto chiaro quanto semplice: non vi possono essere operatori

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Salvatore Daidone, agente a tempo determinato morto a causa di infarto nell’ottobre del 2016 dopo anni di servizio temporaneo.

dotati di qualifiche di polizia giudiziaria a tempo determinato, e non vi possono essere, all’interno di un Corpo di Polizia, operatori di serie A vestiti ed equipaggiati in determinati modi ed assegnati  a determinati compiti ed operatori di serie B, male equipaggiati, mal formati, mal vestiti e condannati alle incombenze più fastidiose, se non al massimo a sostituti agli altri durante le ferie.

Risolvere il precariato di polizia è un tassello fondamentale della corsa verso la riforma della Polizia Locale: finché questo problema non verrà risolto sarà davvero dura pensarla come una Forza dell’Ordine a tutto tondo, a piena dignità come lo sono le Forze di Polizia statali.

 

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5 thoughts on “L’osceno mondo del precariato di polizia e la tanto attesa stabilizzazione

    1. Sembra purtroppo che la stabilizzazione abbia come requisito l’aver lavorato 36 mesi, anche non continuativi, alle dipendenze del medesimo ente (indipendentemente che sia scuola, servizi o polizia locale), di fatto tagliando fuori dal provvedimento la maggior parte degli operatori stagionali che si spostano di anno in anno (se non di mese in mese).

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      1. allora vuol dire che siamo i piu’ precari tra i precari considerato che è molto difficile raggiungere i 36 mesi presso lo stesso comune.Non abbiamo diritto a niente allora? Neanche alla riserva dei posti a questo punto!

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  1. Caro collega purtroppo noi siamo un aborto giuridico di cui l’Italia si vergogna e non vuole parlare. La polizia locale è smembrata svilita e perseguitata e nessuno vuole perdere voti e consensi parlandone bene. Purtroppo la nostra sola scelta è salire sui treni di altre categorie (insegnanti) o problematiche (decreto sicurezza) e tentare di ricavare qualcosa.

    Una legge a nostro favore al momento è pura utopia.

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