Polizia Locale · riflessioni

A ME LE GUARDIE…CITTADINE

A me le Guardie cambia. Le recenti normative hanno imposto di accettare che lo stato italiano e soprattutto le sue Forze dell’Ordine non vogliono avere nulla a che fare con la Polizia Locale. Il sogno di A me le Guardie di unire in un sito discorsi, opinioni, intenti e problematiche di tutte quelle che pensavo essere Guardie e forze di soccorso si è infranto di fronte le decisioni del governo, le parole dei rappresentanti sindacali delle polizie statali, il comportamento quotidiano della maggior parte degli operatori ministeriali nei nostri confronti e della totalità dei loro uffici stampa.

A ME LE GUARDIE diventa A ME LE GUARDIE…CITTADINE, e riparte dalla nostra storia.

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I Vigiles

I vigiles urbani, poi Cohortes Vigilum, istituiti da Augusto nel I secolo DC  stazionavano a Roma ed erano responsabili di qualsiasi disordine avvenisse durante la sera. Mantenere la pace era solo una parte del loro lavoro: svolgevano anche la funzione di vigili del fuoco di Roma. Erano dotati di pompe per spegnere le fiamme di piccoli incendi; il fuoco però poteva espandersi velocemente tra gli edifici ammassati della città, che spesso venivano abbattuti per contenere l’incendio. Riuscivano a eseguire il tutto con una velocità impressionante e alcuni uomini venivano addestrati in particolare alla rimozione di tetti e all’abbattimento di mura. In casi estremi, sceglievano di impiegare gli onagri per distruggere gli edifici in pochi secondi.Il loro comandante era il praefectus vigilum, scelto dall’imperatore nell’ordine equestre. Il nome ufficiale del corpo era Militia Vigilum Regime, poi diventò Cohortes Vigilum. Il loro motto era Ubi dolor ibi vigiles: Dove c’è il dolore ci sono i vigili, oggi motto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Dopo la caduta dell’impero romano e per tutto il medioevo fino al tardo rinascimento ogni città manteneva una propria milizia in servizio permanente che si occupava di mantenere l’ordine pubblico, riscuotere i tributi e contenere i tumulti: tale milizia era spesso anche l’esercito della città,ma in diversi stati più organizzati, ad esempio la Repubblica di Venezia, la funzione di polizia era fortemente separata da quella militare ed affidata a corpi civili quali gli Zaffi o i Signori della Notte, coordinati da magistrati incaricati direttamente dal Maggior Consiglio, in Inghilterra, fin dai tempi della dominazione normanne esisteva la figura dello sceriffo, un funzionario che su nomina del signore o del sovrano aveva l’incarico di sovrintendere gli affari pubblici di una località, compresa la tutela dell’ordine, il mantenimento delle guardie cittadine e la riscossione delle tasse.

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Ricostruzioni di Milizie e Guardie Cittadine dei secoli XIIIth, XIVth,XVIth e XVIIth.

Tra il 1815 ed il 1830 l’esercito inglese si macchiò di alcune stragi nel tentativo di reprimere dei moti rivoluzionari nelle campagne attorno Londra: per contrastare la terribile immagine di inglesi che uccidono altri inglesi, il parlamento approvò la creazione di un corpo di guardie non militari, armate di bastone invece che di armi letali: era nata la Metropolitan Police, i cui appartenenti erano soprannominati Bobbies “uomini di Bob”, dal nome di Sir Robert Peel che per primo caldeggiò la loro creazione.

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Un Bobbie nel 1850

Sulla scia del Bobbie inglese nacquero corpi simili in tutta l’Europa e nel neonato continente americano, dai Pulismani bolognesi ai Peace Officer di San Francisco, le città iniziarono a popolarsi di uomini di legge arruolati, addestrati ed equipaggiati -manganelli, sciabole, pistole a tamburo, manette, torce a petrolio e fischietto gli strumenti  più diffusi – specificatamente per la tutela della sicurezza cittadina.

 

In Italia fu il fascismo a modificare e sopprimere i corpi di Vigili Urbani e Polizia Municipale – già indebolite e spogliate di molte funzioni a tutela dell’ordine pubblico da Nitti nel 1919 a favore di altre forze quali i carabinieri- creando dai loro appartenenti le Divisioni Speciali di Pubblica Sicurezza, antenati della moderna Polizia di Stato.

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“Pulismano” bolognese, circa 1870

Quando, dopo la caduta del Regime e l’avvento della Repubblica, furono ricreati i corpi dei Vigili Urbani non si decise però di tornare indietro: lo statocentrismo rimase anche nella fase repubblicana, e i Vigili Urbani rappresentavano un potere che doveva passare nelle mani del corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, diretto da un funzionario statale: il Questore, rappresentante, assieme al Prefetto, del prospetto costituzionale che “L’Ordine e la Sicurezza Pubblica competono in via esclusiva allo Stato”.

 

Per i colleghi nostalgici di certi momenti, insomma, è bene sapere che “QVANDO C’ERA LVI…” è iniziata la trasformazione della Polizia Municipale (ci si chiama così già nei regi decreti del 1907 indicanti gli agenti di pubblica sicurezza) da forza dell’ordine ad ausiliari della viabilità, o meglio, è iniziata la divisione dell’attività a tutela della viabilità da quella di polizia, esaltata quest’ultima, ridotta a mera figura secondaria la prima e quindi data in gestione a chi doveva essere meno importante.

Nonostante la legge quadro 7 marzo 1986 nr 65 sull’Ordinamento della Polizia Municipale abbia restituito le qualifiche di  Pubblica Sicurezza – non obbligatoria-  e di Polizia Giudiziaria agli agenti e gli ufficiali dei di allora Vigili Urbani la differenza tra i corpi statali e quelli locali è stata rimarcata in diverse  occasioni e la figura degli agenti municipali è stata sempre più avvicinata a quella degli impiegati comunali, con un continuo decadere delle procedure selettive, dell’addestramento e della preparazione a compiti di polizia, tanto che furono gli stessi appartenenti a non volere, a più riprese, accettare proposte di legge che avevano come obiettivo di riportarli in seno alle forze dell’ordine inserendoli nella legge 121/81 ad esse dedicata. Contestuale a questa fase, con l’evidente appoggio dei media e degli stessi Ministeri, è stata la netta divisione sociale e professionale tra Forze di Polizia e “forse” di Polizia, con la delinquenziale diffusione della convinzione che debba esistere una Polizia “vera” ed una “seconda scelta” che deve occuparsi di tutto ciò che esiste di odioso in una funzione di polizia: multe, controlli e sanzioni ai cittadini, in contrapposizione ai compiti della polizia “vera”: la criminalità.

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Motociclisti della Polizia Municipale di Roma, 1985

Oggi la Polizia Locale, distrutta, diffamata, trasformata in serva, anzi, in bravo manzoniano di colui che un tempo fu il Sindaco ma oggi sembra sempre più l’amministratore delegato di un’azienda – stante le demenziali derive privatistiche volute da diversi governi a cavallo del nuovo millennio – vive in un limbo tra azioni a tutela del cittadino, controllo della sicurezza stradale, polizia di prossimità e di sicurezza, continua crescita professionale e funzionale in ottica di polizia moderna e l’assurda legislazione che ancora la divide dalle polizie di stato, il tutto in un clima di generale denigrazione sociale a mezzo stampa e di indifferenza istituzionale tale da farci affermare che la Polizia Locale è oggi vittima di un vergognoso MOBBING DI STATO che tra le altre cose si concretizza in:

  • Negazione della causa di servizio e dell’equo indennizzo in caso di infortunio sul lavoro (istituti rimossi nel 2011 dal governo Monti e lasciati alle sole forze statali).
  • Mancato riconoscimento dello stato di categoria usurante e relativa pensione anticipata (postini e insegnanti invece sono riconosciuti come lavori usuranti).
  • Mancata erogazione del bonus stipendiale di 80 euro mensili dedicato alle Forze Armate, di Polizia e di Soccorso inserito dal governo Renzi nel 2016 (viene riconosciuto ai volontari dell’Ordine di Malta).
  • Limitazione delle qualifiche al territorio e, nel caso di quella relativa la funzione di Polizia Giudiziaria, all’orario di servizio (come da legge 65/86) con evidente frustrazione e dequalificazione degli operatori rispetto la controparte statale.
  • ,Mancato accesso alle banche dati ministeriali che consentono di avere accesso ai precedenti ed ai provvedimenti di polizia in capo alle persone controllate (riservate alle forze dello stato da legge 121/81).
  • Limitazioni giuridiche alla dotazione di strumenti di autotutela ed armamenti quali sfollagenti, armi lunghe, spray balistici.

Tutto questo nonostante la Polizia Locale risenta di:

  • Qualifiche di Polizia pari a quelle delle controparti statali, che danno quindi agli operatori municipali gli stessi obblighi di intervento e repressione dei reati in capo alle forze nazionali. 
  • Compiti istituzionali a tutela della sicurezza urbana e del consumatore, espletati in funzioni di polizia giudiziaria, di sicurezza, stradale, commerciale, ambientale, edilizia.
  • 40 caduti in servizio dal 1986 ad oggi.
  • Terzo posto, su cinque forze di polizia (in ordine Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza) in ordine alle aggressioni ed infortuni in servizio (stima asaps, osservatorio sbirri pikkiati e si ricorda che il dato relativo le polizie locali è incompleto in quanto non esiste un osservatorio dedicato) .
  • Secondo posto in ordine ai caduti in servizio a causa incidenti stradali dovuti ad attività istituzionali (stima asaps).
  • Unico corpo con funzioni di Polizia in Italia – e probabilmente in Europa – ad avere parte dell’organico composto da agenti precari sfruttati per pochi mesi l’anno e costretti a vero e proprio servilismo per vedersi rinnovare i contratti.
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Polizia Locale di Milano in servizio ad Expo Milano, 2015

 

Toro Seduto una volta chiese al governo di Washington: cosa si aspettano i bianchi, dal popolo rosso:? Che scompaia dalla faccia della Terra?

Oggi, con la totale esclusione della Polizia Locale dal Decreto Sicurezza Urbana, ci poniamo la stessa domanda. 

 

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