riflessioni

La libertà passa anche per una minigonna

Girando per facebook mi è capitato di vedere un video, assai goliardico, di una ragazza che festeggia la vittoria della sua squadra del cuore facendo un balletto in bikini e sventolando la bandiera della formazione vincente. Ho quindi deciso che avevo voglia di avere un po’ di click e pertanto in questo articolo parlerò di tette e minigonne. Lo metto pure nei tag , contenti? Partiamo in particolare dal bikini di questa ragazza: bella, solare, allegra, sicuramente sexy, vistosamente apprezzata dai presenti, che hanno immortalato la performance con una miriade di video. Il problema però viene dai commenti a questo gioco, a questa inezia: auguri di stupri, insulti sessuali – cagna, zoccola -, razzismo palese – andasse a farlo in un CIE – il tutto sottolineato da commenti di altre donne che accusavano, umiliavano, ostracizzavano quella che era una semplice espressione di gioia, un’innocuo ballo in costume, come a milioni ne vediamo in una qualsiasi spiaggia nei mesi estivi. Cosa c’entra questo con le guardie? Molto.

tifose
Le mise delle tifose, ma anche nelle discoteche, ma anche nella vita quotidiana sono sempre più prese di mira dal paternalismo ipocrita di chi le guarda, le ammira, poi le insulta e diffama, spesso dopo un rifiuto.

C’entra perchè in un periodo in cui si sta decidendo di parlare del problema stupri in modo quasi morboso, va fatto capire che certi commenti, certi modi di fare, certi pensieri, sono il viatico a quegli stupri, peggio, sono le porte di una cultura dello stupro basata sul paternalismo e sull’oppressione della donna, e se si tiene conto che molti di quelli a proferire certe bestialità sono gli stessi che condannano le violenze da parte di immigrati, viene fuori un quadro pericoloso, un quadro di possessività verso le donne che non sono “da proteggere” in quanto tali, ma in quanto “nostre”, in quanto “mie”: la MIA donna non va toccata, la MIA donna dovete rispettare, le altre donne le posso disprezzare, le posso insultare. “Potrebbe essere TUA sorella, TUA figlia” recita un abominevole manifesto che circola sul web in questi giorni: proteggila, perchè è TUA, non SUA, non perchè è LEI e ha bisogno, ma perchè TUA su cui LUI non ha alcun diritto. Non difendete la libertà di una persona, ma un vostro possesso su di essa. Abberrante.

Ed ancor più aberrante che se gli stupratori sono italiani, allora ecco arrivare i MA. Ma se l’è cercata. Ma era vestita in maniera provocante. Ma che ci faceva in giro. Ognuno di questi MA rende chi li sostiene un passo più vicino agli stupratori, un passo più vicino a coloro che negano ogni più basilare diritto alla donna come all’uomo, ognuno di questi MA mostra egoismo, qualunquismo e maschilismo che sommati uno sull’altro portano ad accettare anche che una donna possa essere aggredita. Anche che possa essere stuprata. Si parte da un epiteto volgare, da una parola spinta, da un fischio prolungato e si arriva alla violenza, e state attenti che un giorno per potervi trincerare dietro quel MA arriverete anche ad accettare il burqa. La poligamia. La persecuzione agli omosessuali. Le leggi razziali. L’estremismo islamico che tanto sembrate odiare e disprezzare. I vostri MA verso le vittime di violenza sono la loro arma più forte. Più delle bombe. Più dei mitra. Più dei veicoli usati come arieti.

Dorian-Gray
Accertatevi sempre di non essere mostruosamente simili a quel che dite di odiare.

 

Condivido ora lo sfogo di un’altra Guardia, che provocatoriamente scrive:

A margine di questa emergenza stupri (l’ennesima, poiché giornalisticamente è ciclica) mi chiedo quanto sia giusto o culturalmente valido chiedere alle donne di domani – e forse anche a quelle di oggi – di fare un passo indietro curando magari il proprio look per non risultare troppo “ammiccanti” verso quegli uomini che della donna e delle sue giuste e legittime libertà (per noi scontate) non hanno mai sentito parlare.
Perché, certo, ritenere prevenzione preferire un bel pantalone rispetto a una minigonna inguinale può risultare una bestemmia ma siamo sicuri che non sia giusto rivedere in chiave preventiva determinati principi di sobrietà per evitare che certe barbarie diventino ancora più diffuse?

 

La risposta, per A me le Guardie è e deve essere NO.  Non esiste e non deve esistere. In primis perchè lo stupratore non agisce attirato da una gonna piuttosto che da un jeans: quanti casi abiamo di stupri su donne anziane? Ricordi la signora Reggiani, 50enne, stuprata ed uccisa da un nemmeno 30enne? Pensi fosse eccitazione sessuale? Attrazione fisica o dovuta agli abiti? Lo stupro è una porcata mostruosa, schifosa e bastarda che va cercata nella volontà di sopraffazione e di violenza, si stuprano anche uomini, per dimostrare di essere più forti, non perchè piaccia metterlo nel sedere o si abbia eccitazione sessuale dal corpo maschile. No, non accetterò mai che si rinunci alla nostra libertà per questa feccia, piuttosto, come suggerisce una famosa istruttrice di tecniche operative statunitense, sotto la minigonna mettici una 38 special, e chi vorrà limitare la mia libertà se la vedrà con lei. In Italia non si può – per ora- ma è per rendere l’idea che non possiamo limitare noi, la nostra Libertà, il piacere di ciò che abbiamo raggiunto: oggi la minigonna, poi la canotta, poi i sandali…arriviamo al burqa per le donne e la tunica per i maschi? Sarebbe come consigliare agli omosessuali di vestirsi da motociclisti (vado per esempi stereotipati apposta) per non venire aggrediti dai bulli…scherziamo? La colpevolizzazione della vittima è da sempre la difesa dei vigliacchi e la giustificazione degli ipocriti! Vale anche per quelle donne che pur di mostrarsi “migliori” o “diverse” dalle lapidate “cagne” e “zoccole” sono le prime a scagliare le pietre tra il ruggito di approvazione della folla in un tripudio di “mi piace” e “fossero tutte come te”. Ognuno deve essere libero di essere ciò che vuole, e nessuno deve dare l’idea che questa libertà sia una scusa o uno stimolo per i criminali che dovessero minacciarla.  Dopotutto, si diceva, Dio rese gli uomini diversi, Samuel Colt li fece uguali. Forse era vero. Sicuramente più vero di “rinuncio” alla mia libertà solo perchè minacciata da qualcuno di più forte”.  Mia nonna, classe 1918, partigiana combattente, diceva sempre che il nazifascismo non lo hanno cacciato con gessetti, marce a mani alzate e dipingendosi il viso color arcobaleno, ma con fucili, pistole, mitra e bombe. 

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Un famoso proverbio africano riscritto in un’ottica di uguaglianza tra gazzella e leone.

Perché questo è il senso di A me le Guardie, è questo il senso di essere Guardie: tutelare la libertà, difendere la società che abbiamo conquistato con secoli di lotte per i diritti civili, quella società dove chiunque può vestire, suonare, pensare, proporre, sviluppare e diffondere le proprie idee, opere ed aspirazioni e l’unico limite che viene dato è quello di non violare la libertà degli altri, perchè è questo che fa la legge: impedisce di essere liberi, con la violenza, la furbizia o la minaccia, di incidere sulle libertà degli altri. 

phalia
Faliaphotografy è il canale youtube di una collega americana, istruttrice di tecniche operative con armi, dedicato all’utilizzo ed al porto delle armi da parte delle donne, perfino in bikini o in abitino estivo.

Pensateci bene, prima di insultare – anche se intanto i video li condividete – una persona solo per il dovere di dire che avete “valori” più solidi lei, che “siete” meglio di lei, che se fosse vostra “non lo permettereste”: pensateci bene, perchè ogni vostro insulto, ogni vostra condivisione fatta non con intento giocoso, anche malizioso, ma non volgare o inquisitorio, è uno strumento che date in mano a chi, un giorno, potrebbe voler colpire anche la vostra, di libertà, e di ritenere che siate VOI ad essere SUO.  

 

 

2 pensieri riguardo “La libertà passa anche per una minigonna

  1. Comunque se il leone e la gazzella avessero entrambi una pistola finirebbero entrambi ammazzati, e magari nel putiferio farebbero fuori anche una zebra, un leopardo e una jena…

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