Storia della Polizia Locale

vigilesIII vigiles urbani, poi Cohortes Vigilum, istituiti da Augusto nel I secolo DC  stazionavano a Roma ed erano responsabili di qualsiasi disordine avvenisse durante la sera. Mantenere la pace era solo una parte del loro lavoro: svolgevano anche la funzione di vigili del fuoco di Roma. Erano dotati di pompe per spegnere le fiamme di piccoli incendi; il fuoco però poteva espandersi velocemente tra gli edifici ammassati della città, che spesso venivano abbattuti per contenere l’incendio. Riuscivano a eseguire il tutto con una velocità impressionante e alcuni uomini venivano addestrati in particolare alla rimozione di tetti e all’abbattimento di mura. In casi estremi, sceglievano di impiegare gli onagri per distruggere gli edifici in pochi secondi.Il loro comandante era il praefectus vigilum, scelto dall’imperatore nell’ordine equestre. Il nome ufficiale del corpo era Militia Vigilum Regime, poi diventò Cohortes Vigilum. Il loro motto era Ubi dolor ibi vigiles: Dove c’è il dolore ci sono i vigili, oggi motto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Dopo la caduta dell’impero romano e per tutto il medioevo fino al tardo rinascimento ogni città manteneva una propria milizia in servizio permanente che si occupava di mantenere l’ordine pubblico, riscuotere i tributi e contenere i tumulti: tale milizia era spesso anche l’esercito della città,ma in diversi stati più organizzati, ad esempio la Repubblica di Venezia, la funzione di polizia era fortemente separata da quella militare ed affidata a corpi civili quali gli Zaffi o i Signori della Notte, coordinati da magistrati incaricati direttamente dal Maggior Consiglio, in Inghilterra, fin dai tempi della dominazione normanne esisteva la figura dello sceriffo, un funzionario che su nomina del signore o del sovrano aveva l’incarico di sovrintendere gli affari pubblici di una località, compresa la tutela dell’ordine, il mantenimento delle guardie cittadine e la riscossione delle tasse.

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Ricostruzioni di Milizie e Guardie Cittadine dei secoli XIIIth, XIVth,XVIth e XVIIth.

Tra il 1815 ed il 1830 l’esercito inglese si macchiò di alcune stragi nel tentativo di reprimere dei moti rivoluzionari nelle campagne attorno Londra: per contrastare la terribile immagine di inglesi che uccidono altri inglesi, il parlamento approvò la creazione di un corpo di guardie non militari, armate di bastone invece che di armi letali: era nata la Metropolitan Police, i cui appartenenti erano soprannominati Bobbies “uomini di Bob”, dal nome di Sir Robert Peel che per primo caldeggiò la loro creazione.

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Un Bobbie nel 1850

Sulla scia del Bobbie inglese nacquero corpi simili in tutta l’Europa e nel neonato continente americano, dai Pulismani bolognesi ai Peace Officer di San Francisco, le città iniziarono a popolarsi di uomini di legge arruolati, addestrati ed equipaggiati -manganelli, sciabole, pistole a tamburo, manette, torce a petrolio e fischietto gli strumenti  più diffusi – specificatamente per la tutela della sicurezza cittadina.

In Italia fu il fascismo a modificare e sopprimere i corpi di Vigili Urbani e Polizia Municipale – già indebolite e spogliate di molte funzioni a tutela dell’ordine pubblico da Nitti nel 1919 a favore di altre forze quali i carabinieri- creando dai loro appartenenti le Divisioni Speciali di Pubblica Sicurezza, antenati della moderna Polizia di Stato.

Quando, dopo la caduta del Regime e l’avvento della Repubblica, furono ricreati i corpi dei Vigili Urbani non si decise però di tornare indietro: lo statocentrismo rimase anche nella fase repubblicana, e i Vigili Urbani rappresentavano un potere che doveva passare nelle mani del corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, diretto da un funzionario statale: il Questore, rappresentante, assieme al Prefetto, del prospetto costituzionale che “L’Ordine e la Sicurezza Pubblica competono in via esclusiva allo Stato”.

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Uno schieramento di Vigili Urbani, Roma, anni ’50

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