Polizia Locale

La Polizia Locale: fenice o rèpit? Termopili o Forche Caudine?

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Santuario di Machaby, Aosta

Negli anni più bui del medioevo ed in particolare nel periodo pre rinascimentale in Europa era molto diffusa la pratica dei “rèpit”: si pensava che alla morte di un bambino prima del battesimo l’anima del piccolo fosse costretta all’inferno eterno, e, pur di evitarlo, i genitori sopportavano – cadaverino al seguito – un lungo viaggio fino ai pochi santuari dove sembrava si verificasse il miracolo del “ritorno”. Esposto in un altare e circondato da candele, attorno al corpo si cantavano messe e liturgie nella speranza che esso risorgesse per un istante, consentendo un battesimo “post mortem” e la salvezza dell’anima. Inutile dire che, salvo voler credere a simili assurdità, i “segni di vita” che si vedevano erano piuttosto i primi di decomposizione. Come uno di questi cadaverini, la Polizia Locale sembrava caduta nella prima discussione alla Camera sulla conversione del Decreto Sicurezza: sepolta dalle inimicizie, dalla sua stessa debolezza e con un epitaffio cantato dalle denigratorie parole di certi sindacalisti di altre forze.

Evidentemente però i “genitori” della Polizia Locale non ci hanno voluto credere e nelle successive discussioni hanno ripresentato emendamenti simili a quelli respinti, arrivando, in un susseguirsi di voci una sull’altra, ad ottenere il ripristino dell’equo indennizzo e della causa di servizio per gli operatori di Polizia Locale, ad avere aperture sulla condivisione delle banche dati interforze ad oggi chiuse agli operatori municipali, addirittura vociferando – poi smentendo – l’istituzione della pensione privilegiata sul modello di quella dedicata alle categoria usuranti (cui fanno parte i postini ma non i poliziotti locali). Queste notizie sono state accolte come una sorte di rinascita della Fenice da parte di molti appartenenti ed in particolare da gran parte dei sindacati e delle associazioni di categoria, che hanno dato inizio ad una tragicomica gara di

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Controlli interforze

autocompiacimento avvalendosi di questa esplosione di fuoco dalle ceneri di un volatile che si pensava ormai morto e sepolto, culminate questa sera nelle dichiarazione in televisione di certi deputati del governo che hanno dichiarato che la Polizia Locale è stata così parificata – nientemeno – che alla Polizia di Stato.

Tenendo conto però che si parla di equo indennizzo e giusta causa di servizio, ovvero di istituti che già erano in capo agli operatori di polizia locale e che sono poi stati vergognosamente scippati dal governo Monti nel 2011, mentre nessuno ha citato la possibilità di un contratto di tipo pubblicistico, ha parlato della pensione privilegiata, ha ipotizzato l’indipendenza del comandante dalle decisioni meramente politiche del Sindaco, ha proposto la fine della vergogna del precariato di polizia, ha messo chiarezza sulle qualifiche ad intermittenza e sulla libertà vigilata legata all’arma di servizio. Insomma, se riavere quanto ci era stato rubato senza fare parola su tutti quei diritti che ci vengono da sempre negati per qualcuno è “parificarci” alle Forze dell’Ordine dello Stato e per i nostri sindacati ed associazioni è la “rinascita della fenice”, per A me le Guardie è poco più dello spasmo di vita richiesto ad un rèpit per dare un tardivo battesimo ad un corpo ormai privo di vita. 

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Stanotte è difficile dare pronostici su cosa effettivamente possa uscire per la Polizia Locale dalla definitiva approvazione del Decreto Sicurezza Urbana, troppe sono le voci, gli emendamenti e le leggende che ci girano attorno, ma sicuramente è piacevole vedere come la categoria sia finalmente in primo piano nelle agende governative e come la lotta continui proprio in queste ore, con una già citata iniziativa del gruppo facebook Il Fuori Coro, cui vanno importanti meriti nel portare avanti un’immagine positiva della Polizia Locale, dalle lettere di compiacimento per le operazioni condotte dai vari comandi – spesso riportate sui quotidiani – fino l’ottimo lavoro di ricerca sui nostri caduti in servizio,che domani sarà a Roma con la Manifestazione dei 300: con un occhio di riguardo all’impresa degli Spartani alle Termopili, i membri del Fuori Coro andranno  Montecitorio a chiedere i giusti riconoscimenti per la categoria. 

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Una precedente manifestazione che ha visto protagonista il Fuori Coro (Roma. 2015)

Ad onor del vero A me le Guardie non parteciperà al sit-in non tanto per difficoltà logistica – che comunque ha il suo peso- quanto perché le condizione poste alla manifestazione -arrivare alla spicciolata, attenersi scrupolosamente alle disposizioni del funzionario della questura incaricato della sorveglianza, non recare disturbo o intralcio alla viabilità ed alle attività della piazza – e la sola idea di una sfilata uno ad uno o gruppetto a gruppetto sotto gli occhi del reparto celere schierato a TENERCI D’OCCHIO…ecco, tutto questo ci fa pensare più che a Leonida ed ai suoi 300 spartani, alle Forche Caudine, ove Tito Livio ci ricorda che i romani, sconfitti, furono costretti a passare sotto un giogo tra gli sguardi divertiti dei Sanniti.

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Le forche caudine 

Ciò detto, è importante sapere che le discussioni in aula sono ancora in corso e che qualcosa di positivo, o quantomeno qualche piccola soddisfazione, pare essere già stata ottenuto, nell’attesa, si spera, di vedere ben presto il testo finale della legge e le reali prospettive di crescita della categoria, ed è bello sapere che tutt’ora qualcuno ci crede tanto da decidere, liberamente e senza costrizioni politiche, sindacali o di corporazione, di portare la nostra voce alle orecchie di chi ci governa.

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