riflessioni

Le ammissioni del Ministero e gli insulti dei giornalisti

Il 18 gennaio scorso il Ministero dell’Interno ha diramato una nuova circolare nella quale richiede una maggior sinergia tra le forze di polizia dello Stato e quelle Locali, in particolare destinando a quest’ultime l’incarico, in via prioritaria, di gestire i casi di infortunistica stradale ed in generale i servizi di polizia stradale. Nonostante qualche scivolone di dubbio gusto (tipo asserire che “così le Forze Statali saranno più dedicate ai loro compiti di istituto” come a dire che a noi altre cose non spettano) è piacevole sapere che il Ministero non è rimasto sordo all’alta specializzazione della Polizia Locale, tanto da appunto richiederci una maggior presenza, in particolare nelle ore notturne e nei fine settimana.

Ottimo, mi viene da pensare che, dopo tanta sviolinata ed impegnative richieste, il Ministero farà tutto ciò che è in suo potere per ottenere lo sblocco delle assunzioni e la parificazione di tutele e banche dati alle Forze Locali, in modo da permetterci di rispondere il più velocemente possibile alla richiesta di aiuto dello Stato, ricordandogli che con gli attuali organici e l’attuale normativa abbiamo difficoltà perfino a farci riconoscere come forza pubblica. Mi aspetto quindi, oltre alle tutele già citate, una bella riscrittura dell’articolo 12 del Codice della Strada con lo spostamento della Polizia Municipale dalla lettera E ad una A-Bis seconda solo alla Polizia Stradale- specialità della Polizia di Stato: in fondo, dato l’attestato di stima e la richiesta, direi che darci i mezzi per provvedere e la soddisfazione di vedere i nostri sforzi premiati siano provvedimenti che il Ministero è più che intenzionato a darci.

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Molto più deludente e triste è stato invece leggere questo articolo su La Repubblica di oggi, a firma della redattrice Silvia Bonaventura. Commentando la citata circolare ne è stato ribaltato non solo il significato ma addirittura la si è voluta trasformare in un atto insultante, in un vero sfregio di noi, ma con noi anche della Polizia Stradale, arrivando a far peggio che sminuire il nostro lavoro, ovvero offendendoci direttamente. Posso accettare insulti a me, posso accettare insulti alla mia divisa, ma

1- Non posso accettare insulti ai nostri caduti ne che la loro morte venga sminuita arrivando a dire che le forze dello Stato sono “disposte a dare la vita per noi” mentre sono “costrette” ad occuparsi di “inezie” come l’infortunistica stradale, PRIMA CAUSA DI MORTE TRA I GIOVANI NEL NOSTRO PAESE NONCHÉ’ TRA LE STESSE FORZE DELL’ORDINE!   Non posso accettare e lo ripeto, che una giornalista si permetta di dire che i nostri caduti sono stati, letteralmente, “incidenti di percorso” in un’attività che non richiede “addestramento e predisposizione a rischiare la vita” come invece sembra essere quella dei supereroi delle Forze Statali.

2 – Non posso accettare che chicchessia, senza sapere quante volte noi ci si ritrovi, magari in pattuglia da soli, a fare giri di controllo per evitare spaccate ed intrusioni in parcheggi, zone residenziali e garage, con l’altissima possibilità di trovarci faccia a faccia con i criminali, si permetta di dire che il nostro lavoro valga meno di quello delle altre Forze.

3- Non posso accettare infine un’offesa che sento personale, quasi a dirmi che la mia scelta di una forza di polizia che si occupa prettamente di Sicurezza Stradale e la mia volontà di specializzarmi in essa sia una scelta comoda, più facile, che richiede “meno addestramento” e nella quale sono meno “disposto a rischiare la vita” di altri, quando la mia scelta, cara signora Bonaventura, è dovuta al fatto che io sulla strada ci ho perso il padre e sentire che secondo lei la “sicurezza stradale” è meno importante di qualsiasi altro tipo di sicurezza e chi se ne occupa “è meno preparato e meno incline a rischiare la vita”  rispetto altri significa anche che chi muore sulla strada per lei vale meno di chi muore in altro modo quindi, oltre che essere io un poliziotto di serie B, mio padre è una vittima di serie B!

Invito la giornalista a rileggere il suo articolo, la sua spocchiosa sicumera, le sue parole intinte nel veleno nei confronti di una categoria che ha pianto un numero elevatissimo di caduti e di feriti negli ultimi anni e che viene implicitamente tacciata di incompetenza, vigliaccheria e indisposizione all’attività a rischio in un articolo vergognoso che peraltro ha l’ardire, dopo averci ben bene tirato le orecchie su quanto siamo fannulloni nel lasciare ai colleghi dello stato la rilevazione dei sinistri, di riportare come nel Codice della Strada le Polizie Locali siano alla lettera E dopo ben altre CINQUE FORZE IN 4 VOCI (Polizia Stradale, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Provinciale) all’elenco di coloro che si dovrebbero occupare di infortunistica e omettendo di citare le diverse tutele in caso di infortunio sul campo degli operatori se questi capitano a noi o ai colleghi statali.

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Chiudo sottolineando che a riprova della necessità di occuparci con maggior veemenza di Sicurezza Stradale arrivano i dati 2015 dell’ASAPS (associazione polizia stradale), che sottolineano come l’anno scorso vi sia stata, per la prima volta dopo più di un decennio, un’inversione di tendenza, con un aumento delle vittime e dei casi di pirateria stradale rispetto il precedente 2014. Gli ultimi eventi di ampio risalto mediatico come la morte dei 3 ragazzi trevigiani sull’A4 o l’investimento mortale di una donna con la sua bambina ad Arezzo, ci confermano purtroppo questa tendenza, e ci ricordano, soprattutto a noi della Polizia Locale, come la sicurezza stradale non deve essere vista una materia antica o da aborrire, preferendo ad essa altre attività di polizia nelle quali ci stiamo ultimamente sempre più avventurando (con anche ottimi risultati): si parla tanto di antidegrado, antiterrorismo, prevenzione allo spaccio e alla microcriminalità…nulla da togliere, ma se noi per primi iniziamo a credere che l’attività di prevenzione e sicurezza sulle strade sia una materia da “vigili” o meno importante delle altre, beh, noi per primi ammetteremo il nostro fallimento come forza di polizia, perché non c’è nulla che ci abbia dato più meriti, onori e professionalità del Servizio di Polizia Stradale.

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