Polizia Locale · riflessioni

12 gennaio 2012: quando l’Italia scoprì che i vigili possono morire, e se ne fregò.

Siamo arrivati al quarto anniversario dalla morte del collega Nicolò Savarino. Una morte violenta, una morte assurda. Una morte che ha colpito un uomo dello Stato, un uomo di legge, impegnato in servizio in bicicletta, come in un’epoca lontana, come nella mente bucolica ed utopica di qualche amministratore che ritiene che il “vigile in bicicletta” sia un’immagine di vicinanza, di fiducia, di serenità.

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La morte di Nicolò non è stato un incidente, non è stato un errore. Un assassino, che poi riceverà dallo stesso Stato per cui un poliziotto ha perso la vita più sostegno di quanto ne avranno i famigliari della sua vittima, lo ha deliberatamente investito con un SUV durante un controllo. Un momento che fu una doccia fredda per una categoria già allora flagellata da pregiudizi, dicerie, leggende metropolitane ed odio di classe, già allora sfogo di tutti per vomitare su altri la colpa della propria mancanza di senso civico.

Savarino non è stato il primo, e nemmeno l’ultimo, poliziotto locale a perdere la vita in servizio,ma, quella volta, ci fu come un breve risveglio di coscienza, la gente capì, nel modo peggiore, che anche noi siamo in prima linea, che anche noi possiamo morire per mano dei criminali, che anche noi cadiamo nel tentativo di dare ad altri una vita più sicura: una lezione che a Milano tutti avrebbero dovuto capire anche 20 anni prima, quando una bomba straziò 3 vigili del fuoco, un agente di Polizia Locale ed un senzatetto in via Palestro.

Fu un risveglio breve, un fuoco di paglia che si spense con i funerali, che permise che l’assassino sia rimasto pressoché impunito e che non bastò a far comprendere alle istituzioni e al cittadino l’importanza del lavoro della Polizia Locale, ritornata nel buio della sua condizione di ibrido tra una forza dell’ordine e un ufficio comunale, ritornata sotto i riflettori e gli insulti di gente mediocre, che con la diffusione dei social ha gettato ogni maschera di umanità ed ogni remora di pietà per sputare su di essa ad ogni notizia, ad ogni commento, ad ogni post. funerale di Nicolo' Savarino

Ora io invito tutti questi Batman da tastiera, tutti i cittadini indignati, tutti i trasgressori frustati a ripetere quello che dicono su di noi davanti la foto di Nicolò. Li invito ad avere una volta nella vita un briciolo del coraggio da lui dimostrato nel mettere in gioco la sua vita, una vita che starà sempre sulla coscienza di tutti coloro per i quali la Polizia Locale è una forza di serie B; composta da uomini e donne che alla pari dei colleghi statali rischiano la vita per il nostro paese quotidianamente.

Ma invito a guardare negli occhi di Nicolò anche tutti quei colleghi per cui “siamo solo impiegati”, tutti quelli del “è compito della questura”, quelli del “non fate corsi di tecniche operative, è da esaltati”, del “cosa ti avvicini alle auto in quel modo sospettoso: siamo mica a prendere criminali”…chiedetevelo, colleghi e colleghe, se il sacrificio di uno di noi è servito almeno a migliorare noi stessi, la nostra preparazione, il nostro orgoglio di essere la vera Polizia di Prossimità, o se anche per noi è morto invano.

Per questo invito tutti i colleghi in Italia, o almeno tutti quelli che leggeranno questo articolo, ad aggiungere domani, 12 gennaio 2016, un nastro nero alla loro divisa, in onore ed in memoria non solo di Nicolò Savarino ma di tutti i colleghi caduti nell’adempimento del loro dovere, di alcuni dei quali vedrete in calce i ritratti, e, di nuovo, invito tutti gli italiani a ripetere davanti ai loro volti ciò che si permettono di dire su di noi in altre occasioni, e non abbiate timori, non vi risponderanno, non vi denunceranno, perché sono tutti morti. Per voi.

I CADUTI DELLA POLIZIA LOCALE

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4 thoughts on “12 gennaio 2012: quando l’Italia scoprì che i vigili possono morire, e se ne fregò.

  1. Il cittadino medio non avrà le palle di dire nulla davanti alla foto di Savarino come spesso non ha le palle di dirci in faccia quello che scrive a casina magari con uno pseudonimo.. Il cittadino medio è codardo e scarica la sua inettitudine(che genera i suoi errori) su chi deve far rispettare le leggi… Noi lavoriamo anche per lui e anche nel suo interesse, anche se meriterebbe solo di far la fine inversa dell’araba fenice…

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