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Il mio giorno di più lungo

Sembra che questa sera mi tocchi ringraziare…e per ringraziare dico davvero ringraziare tutti. In primis i colleghi…non ci crederete, ma il mio articolo di ieri, che prima di un articolo era una risposta ad un altro pezzo, è in assoluto il post più letto di A me le Guardie. In meno di 24 ore di vita. Questo vuol dire che in molti lo hanno condiviso, condiviso e condiviso. Non so come ringraziare di questa fiducia, di questo onore direi anche: numeri del genere – 2279 visualizzazioni per 1986 visitatori – non immaginavo di poterli fare in un anno, per cui colleghi…grazie davvero a tutti voi per non aver lasciato che il mio sfogo restasse un urlo silenzioso nella notte del web.

Dopo di voi un ringraziamento va all’autrice dell’articolo da me criticato…un ringraziamento che non sposta di una virgola ciò che penso dei termini e delle scelte giornalistiche da lei usate nel suo pezzo, ma che è doveroso vista la sua pronta risposta alla mia richiesta di spiegazioni in merito:

Buongiorno Valo, mi spiace se leggendo il mio articolo si è sentito offeso, le assicuro che l’intento non è quello di denigrare il lavoro di nessuno. Ho ricevuto una circolare e ne ho riportato il contenuto. Non c’è in nessun modo il tentativo di gettare fango sul lavoro di un corpo di polizia a favore di un altro, semplicemente c’è una situazione, a livello normativo, che rende difficile lo svolgimento dei compiti di alcuni agenti. L’intento è quello di far sì che chi di dovere metta fine alla confusione e chiarisca i ruoli, per il bene di tutti. E alcuni suoi colleghi, con cui ho avuto il piacere di confrontarmi, sono d’accordo su questa necessità. Detto questo, sappia che ho il massimo rispetto per tutti coloro che indossano una divisa e so che il vostro lavoro è pericoloso e duro. Inoltre, io – come tutta la redazione motori di repubblica – sono molto sensibile ai temi sulla sicurezza stradale e seguo sempre le notizie dell’asaps, di cui ho avuto il piacere di intervistare in varie occasione il presidente. Con la speranza di sollevare il problema per farlo arrivare a chi di dovere, le invio i miei più cordiali saluti, Silvia

Non completamente soddisfatto da queste parole ho portato avanti la discussione fino ad avere dalla stessa il contatto del caporedattore della sezione motori de La Repubblica – contatto per il quale devo ringraziare di nuovo la sig. Bonaventura – e al quale ho mandato un nuovo messaggio chiedendo non solo spiegazioni, ma anche una rettifica del contenuto dell’articolo.

E va ringraziato anche il dottor Borgomeo poichè è stato pronto a rispondermi non solo con la mail che trovate in calce, ma anche direttamente al telefono, in una conversazione di quasi 20 minuti in cui ho voluto spiegare perchè noi della Polizia Locale ci si sia sentiti così colpiti dal testo, una conversazione, aggiungo, che spero avrà dei seguiti.

Salve, grazie a lei per il suo contributo di idee e mi dispiace si sia sentita colpita da quell’articolo, non era certo quello l’intento. Anzi, lo scopo voleva essere esattamente opposto.

Come ben sa noi giornalisti dalla polizia siamo tenuti in una sorta di riserva indiana e possiamo parlare solo con i direttori delle relazioni esterne o con i sindacati (che fanno di testa loro…). Da tutti questi colloqui pensavo di aver capito che – nella delicata, delicatissima – questione della divisione dei compiti fra polizia Stradale e Municipale anche voi rivendicavate vostre esclusive priorità (volte a preservare legittimamente da tagli di personale, ecc.).

 Ma quello dei rilievi stradali è un tema, poi c’è l’altro ancor più delicato della gestione degli autovelox

 Comunque, per farla breve e per ribadirle tutta la mia disponibilità, intanto le pubblico integralmente la lettera (fra poco le mando il link) e poi la invito a chiamarmi per approfondire il tema a cui come giornale siamo molto interessati perché come avrà letto seguiamo con cura tutte le sacrosante battaglie legate alla sicurezza stradale

 cordiali saluti e grazie dell’attenzione

Di seguito è arrivata la conferma della pubblicazione del mio articolo anche su La Repubblica sotto forma di lettera al seguente link:

 Soddisfazione non da poco è stata infine la modifica del sommario a video dell’articolo incriminato, diventato un più politicamente corretto:
Troppe pattuglie di poliziotti vengono mandate a constatare i sinistri stradali invece di essere impiegate in modo massiccio in altre attività per cui sono indispensabili
Sono purtroppo rimasti l’infelice “follia italiana” del titolo e il brutto “…pronti a dare la vita per difenderci…” che continua a voler restare contrapposto a coloro che, invece di rischiare la vita, si “limitano” a rilevare incidenti…ma ci sarà tempo di parlare di tutto questo. Al momento mi ritengo più che soddisfatto dalla risposta dei colleghi, dai loro incoraggiamenti e, alla fine della giornata, anche delle chiarificazioni avute con la redazione di La Repubblica.
Attenzione però che la nostra lotta per la riforma e il cambiamento di noi Forse dell’Ordine non si limita a questo, perché, come ho ricordato alla sig.ra Bonaventura in uno dei nostri scambi:
Mi chiedo inoltre cosa pretendiate lei e i pensatori vari quando mi venite a parlare di “divisione di competenze”..volete forse che da domani, quando vedrò uno scippo, una vendita abusiva, un uomo prendere a pugni una donna, uno spacciatore cedere la dose ad un ragazzino, una signora accasciarsi a terra priva di sensi, mi volti dall’altra parte in quanto da “povero vigile” devo occuparmi solo di incidenti e soste abusive (concedetemi almeno tutto il cds dai)? Perché le ricordo che indipendentemente dalle divisioni organizzative, siamo tutti con le stesse qualifiche di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza, che danno a tutti i medesimi obblighi e poteri di intervento.
E, aggiungo, qualcuno di noi è però privo delle medesime tutele.

 

 

 

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