Cronaca · riflessioni

Guardie Giurate e bastoni estensibili: la Cassazione “apre” alla dotazione. E la Polizia Locale?

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il nobile La Palice

La storia ci insegna che nella battaglia di Pavia, combattuta nel 1525 tra le truppe di Francesco di Valois e Carlo Vth, cadde tra gli altri un nobile francese di nome La Palice, che sulla tomba ebbe come epitaffio la frase « Hélas s’il n’était pas mort / Il ferait encore envie »vale a dire se egli non fosse morto farebbe ancora invidia. Qualcuno lesse invece “sarebbe ancora in vita” e da ciò una canzone in cui si cantava del signor De La Palice che un quanto d’ora prima d’essere morto era ancore vivo, da cui il termine lapalissiano, divenuto proverbiale per indicare appunto una cosa talmente ovvia e scontata da non aver bisogno di essere precisata.

In questi giorni la Suprema Corte di Cassazione sembra aver deciso di riportare in auge la storiella di cui sopra sentenziando che, se uno porta un oggetto illegale per motivi di lavoro, allora può legalmente portarlo. Lapalissiano appunto, se non fosse che la sentenza non si riferisce, ad esempio, ad un macellaio trovato con un coltellaccio, ma ad un buttafuori che teneva alla cintura uno sfollagente estensibile mentre tornava a casa in moto, cosa che trasforma il caso in oggetto più in una contorta realtà kafkiana quello che poteva sembrare appunto un rimando al pur eroico nobile francese.

Il fatto: due carabinieri fermano per un controllo un soggetto a bordo di una moto (peraltro non assicurata) che ostenta alla cintura uno sfollagente metallico estensibile della lunghezza di 65 cm, asserendo che si tratta di una dotazione datagli dalla ditta per cui lavora come buttafuori. Il 7 settembre scorso la Corte di Cassazione, sezione I Penale, deposita la sentenza numero 37181/16, assolvendo l’imputato in quanto appunto la legge consente il porto di oggetti atti ad offendere quando sia giustificato anche per motivi di lavoro (il famoso La Palice): peccato che, come ben delineato dall’attenta disamina di Edoardo Mori che trovate a questo link il manganello, o tonfa, o sfollagente, o estensibile che sia non è mai stato considerato un oggetto atto ad offendere – ovvero, giuridicamente, un oggetto pensato per usi diversi dall’aggressione ma idoneo comunque ad aggredire, si pensi ad una roncola, una forbice, un piccone eccetera – ma uno strumento la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona, quindi un’arma, come descritto nell’articolo 4 della legge 110 del 1975 che al primo comma recita:

  • [omissis] non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere, storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione [omissis]

ed al secondo precisa

  • [omissis] Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle. appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona, [omissis]

da notare come in quest’ultimo non citi in alcun modo manganelli o simili, presenti invece nel precedente tra le armi proprie, e attenzione perchè il problema non è solo in una mera riga di un articolo di legge, ma nell’enorme differenza tra oggetti vietati nel modo più assoluto (armi proprie, primo comma) ed oggetti che sono concessi se portati con giustificato motivo. A parte vanno considerati poi strumenti ed oggetti di uso comune, che sono di libero porto salvo che non siano portati con l’evidente scopo di usarli per ferire (ad es, un martello, una chiave inglese, ecc.)

La sentenza in oggetto, che avrebbe teoricamente dovuto concludersi non solo con la condanna per il porto abusivo, ma con l’iscrizione nel registro degli indagati della stessa ditta che aveva fornito un mezzo palesemente illegale, apre invece  ad essenzialmente due letture abbastanza rivoluzionarie:

1- i manganelli/sfollagenti/baton e compagnia sarebbero ora, secondo la Cassazione, da annoverare fa fra gli strumenti atti ad offendere portabili per giustificato  motivo; purtroppo la Cassazione non ha motivato e non ha spiegato il cambiamento di pensiero, cosa che ne limita grandemente l’utilità e la richiamabilità in casi analoghi.

2- le Guardie Giurate ed i Buttafuori, se dotati dalla ditta, possono avvalersi di tali strumenti – il cui scopo diverso dal recare nocumento non mi è ancora ben chiaro – in quanto miracolosamente valutati avere uno scopo primario diverso dall’offesa.

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Un baton telescopico

Il problema va a toccare di riflesso le Polizie Locali, che da decenni e con particolare accanimento negli ultimi anni si vedono rifiutare la possibilità di dotarsi di manganelli: ad integrazione del mio precedente articolo va infatti detto che, a fronte di timide dotazioni di mazzette viabilistiche o distanziatrici rispondenti le caratteristiche elencate dal Ministero con lettera 557/ST/208.018.1.S.24(3) del 3 ottobre 2006 alla prefettura di Ancona (materiale plastico senza bordi taglienti di peso minore a 500 grammi e lunghezza inferiore a 50 cm), le cose sono attualmente tutt’altro che chiare:

  • Nel 2006 viene detto che le mazzette/distanziatori coi suddetti requisiti NON sono considerabili manganelli vista la loro bassa lesività.
  • Nel 2010 viene ribadito che le Polizie Locali NON possono dotarsi di manganelli poiché essi sono armi proprie e le uniche armi proprie di cui la Locale può fare uso sono le pistole semiautomatiche e, per i soli servizi di vigilanza zoofila, le armi lunghe (art. 4 del dm 145/87), ma possono dotarsi di altri strumenti di difesa (spray e distanziatori) se non considerati armi dalla allora Commissione di Vigilanza sulle stesse.
  • Se però i sillogismi Aristotelici non sono un opinione, va da sé che I MANGANELLI SONO ILLEGALI, ma I DISTANZIATORI di materiale plastico di lunghezza inferiore ai 50 cm e peso minore di 500 grammi senza bordi taglianti NON SONO MANGANELLI, allora I DISTANZIATORI NON SONO ILLEGALI.

Tanto che di questi distanziatori ne vediamo attualmente tre modelli in uso:

  • il primo similare ad un classico sfollagente “alla bobbie”: pezzo unico, bianco, spesso con banda rifrangente all’estremità, peraltro estremamente utile come prolungamento del braccio in occasioni di viabilità particolarmente complesse (classico incidente su incrocio ad otto vie).
  • Il secondo che si presenta come un bastone estensibile, ripiegato nella sua custodia salvo se fatto scattare.
  • Il terzo, oltre che estensibile, con impugnatura laterale stile tonfa.

Tutti e tre rispondenti alle caratteristiche suindicate che non fanno alcun riferimento alla forma o alle tecniche necessarie all’uso per difesa (diverse ovviamente) e non aiuta certo che la Commissione Consultiva per le armi, secondo la circolare del 2010 competente a valutare questi oggetti, sia stata abolita nel 2012: la palla dovrebbe essere passata al Banco Prova delle armi di Gardone Val Trompia, che però è chiamato a dare pareri espressamente su armi da fuoco o aria compressa (quindi pistole ad ari compressa, paintball, soft air) e non su quelle bianche,  creando ulteriore incertezza su chi dovrebbe autorizzare eventuali nuovi prototipi.

I tre distanziatori rispondenti la risposta inviata ad Ancona

La domanda che A me le Guardie torna a porsi è: che senso ha avere per l’Italia ed essere per noi una forza di polizia così assurdamente colpita da ridicole dequalificazioni e diecimila disparità di trattamento, formazione e strumentazione quando capita e non così sporadicamente di smantellare organizzazioni di stampo mafiosointervenire su maltrattamenti in famigliascoprire ludo teche per bambini tenute da pedofili , scoprire grossisti della drogavederci delegare indagini su tentati omicidipartecipare alle missioni di soccorso per le vittime di calamità naturali ed effettuare con successo attività anti sciacallaggio (sono tutte notizie con meno di un mese faccio notare)? Ci meritiamo proprio che Renzi se ne esca con l’idea di mettere al nostro posto i ragazzi dell’Esercito o di farci “scortare” quando mi pare che in Terra dei Fuochi non siamo secondi proprio a nessuno?

Non è forse ora di cristallizzare la nostra effettiva ed evidente crescita professionale in una riforma che ci riconosca quantomeno le stesse tutele e formazione dei corpi dello Stato, oppure, viste le comunque evidenti difficoltà di molti di noi ad adeguarsi a questi standard, ci abolisca inserendo chi vuole fare mero servizio amministrativo in un qualsiasi ufficio comunale e dando a chi invece esegue certe operazioni la possibilità di passare presso le forze di Polizia di cui la 121? 

Solo il tempo potrà dare una risposta: tuttavia è auspicabile, anche nel rispetto della nostra dignità di lavoratori prima che di operatori di polizia o si voglia anche di dipendenti comunali, non si debba aspettare altri decenni per averla.

Si ringrazia il Dottor Edoardo Mori per l’apporto dato alla stesura del presente articolo. 

 

 

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7 thoughts on “Guardie Giurate e bastoni estensibili: la Cassazione “apre” alla dotazione. E la Polizia Locale?

  1. Sperare è ancora lecito…..secondo me almeno un decennio dovrà passare per diminuire la percentuale di “vigili” nella PL e poter così esser più forti un domani…..interessante la curiosità su La Palice…..

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  2. Analisi più che condivisibile, oggi ho visto che è stato pubblicato il D.LGS. che scorpora il CFS e che chiarisce alcuni aspetti organizzativi delle Polizia di Stato. Nulla ancora si sente sul riordino della Polizia municipale; io onestamente ritengo, sia come cittadino che come Vigile, che la soluzione migliore sia lo scorporo come è stato fatto per il CFS “ci abolisca inserendo chi vuole fare mero servizio amministrativo in un qualsiasi ufficio comunale e dando a chi invece esegue certe operazioni la possibilità di passare presso le forze di Polizia”. Sarebbe un’operazione che porterebbe vantaggi economici e professionali.

    Ermanno.

    PS: Complimenti per la qualità dell’articolo.

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    1. Carissimo collega con a me le guardie porto avanti questa seconda ipotesi da parecchi mesi ormai: ci dedicherò tra l’altro un articolo apposito, poichè finora mi sono limitato a ribadirla all’interno di altri discorsi.

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  3. Ritorno sull’argomento.
    Sarebbe da verificare i termini per proporre un referendum abrogativo della Legge n.65/86, sicuramente se si raggiungesse il quorum la legge verrebbe abrogata e vi sarebbe la necessità di trovare un’alternativa.
    Anche se non si riuscisse a raccogliere le firme necessarie, credo 500.000, per indire il referendum sarebbe un’azione certamente importante per stimolare le meningi di Cittadini ed operatori del settore.
    Non un’idea da sottovalutare.
    Ermanno

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