riflessioni

Le vittime vanno tutelate per prime

Prima di gettarmi nel vivo dell’opinione di oggi vorrei chiarire una cosa: non sono femminista, anche se spesso parlo a tutela della libertà delle donne. Io sono personista. Parlo in tutela delle donne perché le donne sono vittime di privazioni alla libertà più spesso degli uomini. Non sono nemmeno comunista, perché, pur avendo molte linee in comune con Marx, Lenin, Cheguevara, Togliatti, Berlinguer, Cossutta eccetera la mia analisi sociale non si basa su una economica e storica come quella dei pensatori succitati. Non sono nemmeno anarchico, perché, da brava Guardia, e fierissimo di esserlo, sono dell’idea che lo Stato sia necessario. Ma cosa voglio io dallo Stato? Lo Stato per me non è un’entità che deve dare un ordine, anzi, è la fondamenta di una società che deve garantire la libertà. La mia finalità di guardia, o sbirro, o poliziotto, o vigile se volete, non è quello di mettere ordine nella gente, di imporle un qualcosa di astratto o di concreto, ma bensì di permetterle di esprimersi liberamente, di agire liberamente, di essere se stessa liberamente, senza che nessuno possa danneggiarla in questa sua libertà, la mia lotta quotidiana è per tutelare che tutti si sia liberi di fare tutto fino a quando ciò che che facciamo non vada a discapito della libertà di altri. Ed è chiaro che per questo ci devono essere delle regole, ma non le chiamo regole, le chiamo norme: le regole sono dogmi, cose che ci sono e che non possono essere discusse, le norme, o le leggi, sono invece un qualcosa che alla base ha sempre una ratio, una motivazione, possono essere spiegate e capite, nascono con uno scopo, non sono banali affermazioni, comandi, imposizioni. Qualcuno potrebbe pure dire che il discorso va contro l’ordinamento, ma non è vero: i giuristi sanno bene che il nostro diritto penale si basa sul bene giuridico. E cos’è il bene giuridico? Il bene giuridico è quello che la norma protegge: i beni giuridici altro non sono che le libertà di cui parlavo sopra, la libertà di vivere, di avere una casa, di avere una libertà personale, sessuale, da tutelare come? Punendo chi tenta di metterli in dubbio, di eliminarli, di levarli.

Da questa premessa vorrei andare a parlare, anzi, a chiarire, che la libertà degli altri non è sindacabile. Non si può andare a discutere su una libertà altrui, in particolare quando non ci da alcun tipo di riflesso sulla nostra vita, solo per il fatto che questa libertà non ci piace. A me non piacciono le felpe, da domani arresto chi porta la felpa. Solo camicie. A quadri country magari. Io trovo ridicole le feste coi bambini piccoli in tunichetta bianca a reggere candele cantando inni che manco capiscono, da domani niente più feste religiose. Se poi dico cosa penso di veli, burqa e simili passo da anarchico a nazista in poche righe. Eppure non penso che i miei pensieri debbano andare ad influire sulla libertà altrui di esprimersi come meglio si crede. E qui casca l’asino della nostra società malata, maschilista e

sessista. Un asino che ha visto i giornali e i giornalai lanciarsi sulla vittima di un delitto- Ashley Olsen, nashley-olsen-uccisa-a-firenze-foto-da-facebook_557645ella foto – come dei cani sul tartufo (o dei porci,ma mica vogliamo offendere) e fare un processo sulla sua persona, sul suo modo di intendere la vita, sulle sue decisioni, come quasi a giustificare -prima ancora che l’assassino venisse trovato – il suo omicidio perché una ragazza- una persona- che fa determinate azioni “se la cerca” o “merita di morire” più di quelle che ne fanno altre, o diverse. Lasciamo poi stare la patetica fiumana di livore da tastiera partita sui social alla scoperta che il probabile assassino è africano, tutto così perfetto, così facilmente popolare, così pruriginoso, che se venisse proposto come trama per un poliziesco sarebbe bocciata perché banale. Il tutto ovviamente giudicando lei, addirittura compatendo il fidanzato – mica è morto lui – quasi offendendosi quando invece che aizzare la folla giustizialista che voleva crocifiggere il Signore lui si sia limitato a dire che lei gli manca, che l’amava e le mancherà per ciò che era e gli dava.

Io consiglio a molti cattolici da web di rivedersi la Passione del loro Cristo, possibilmente la versione Jesus Christ Superstar.

Come non posso restare in silenzio davanti la libertà di un’altra vittima, una vittima ancora più fragile di quella appena citata, perché minorenne, perché disperata. Una vittima alla quale non è bastato lanciarsi dalla finestra per sfuggire alla gogna. Una gogna più pesante di quella dei bulli maledetti che l’hanno portata al suo gesto, una gogna sottile, che ci ha fatto sapere a tutti che forse è sovrappeso, forse è sorda, forse le avevano fatto questo o quello scherzo. La vita di una dodicenne spalmata sui giornali per il solito piacere sadico dei giudici Soloni di Ashely Olsen e dell’umanità intera, con le loro sentenze e i loro pregiudizi, nonché la quasi taciuta convinzione di fondo che, dopotutto, erano solo goliardate, che forse era fragile lei. Non c’è attenzione all’atto dei carnefici, ma analisi delle vittime, tentativi di giustificare non tanto l’atto criminale in se, quanto di abbassarne la gravità quando non toccante tasti per noi di primaria importanza.

Attenzione però, e qui mi rivolgo ai colleghi, che quando uno di noi picchia o spara su un criminale ed è poi soggetto alla gogna mediatica di perbenisti e radical chic che la massima divisa che conoscono è quella dei Boy Scout e l’unica strada di cui sanno il nome è la via Pal, ci incazziamo come iene. E facciamo bene. E’ la stessa cosa.

Restando in tema di giudizi e di libertà, anche quella delle studentesse di mostrare un seno, in una provocazione forse, in una gara goliardica, molto simile a quelle che vediamo e ridiamo sui vari american pie, diventa la scusa per l’erezione moralista (e non solo) dii tante persone, anche giovani, pronte a giudicare, a decidere, ovviamente a condannare o più semplicemente ad offendere. Sessismo, ignoranza e pregiudizio colpiscono ovunque, in qualsiasi ambito, dall’omicidio, al bullismo, all’operato della Polizia a quello delle studentesse universitarie.

Volevo quasi completare l’articolo in modo molto polemico, ci starebbe troppo un selfie con la scritta Polizia Locale sul petto o in altri pertugi, ma tutelo la mia libertà di non apprezzare certe cose. Di foto ne metto un’altra. Quella della mia divisa col nastro nero. Il famoso nastro nero in onore dei colleghi di cui parlavo nel precedente articolo. Che diventa un nastro in onore di tutte le vittime, in particolare a quelle vittime che sono diventate tali tutelando la libertà altrui, come appunto Nicolò Savarino, Michele Liguori e gli altri colleghi caduti nell’adempimento del loro tutela a vostra ed a nostra tutela.

Ad Maiora

divisa.jpg

Una giacca blu per difendere il cittadino

un nastro a lutto in ricordo di chi e’ caduto adempiendo al suo dovere:

ONORI A NICOLÒ SAVARINO.

Onori alle vittime. Sempre.

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