Cronaca

Cristo si è fermato a Colonia

Trovo sia giusto sprecare qualche parola su quanto è avvenuto a Colonia e in altre città europee durante la notte di S. Silvestro. Innanzitutto vorrei capire bene cosa sia davvero successo, si parla di aggressioni, rapine e stupri,ma al momento quello che abbiamo sono le centinaia di denunce presentate alle Forze di Polizia e il pugno di interviste rilasciate ai giornali: mancano video, mancano testimonianze di terzi, manca sapere la nazionalità dei fermati, manca la ricostruzione di un’eventuale organizzazione a monte, manca, insomma, tutto quello che serve per un’indagine di polizia con tutti i crismi da cui trarre le dovute conclusioni.

Quello che non è mancato è stato invece il sollevamento immediato di un certo populismo che scopro non avere nè confini nè parte politica, un populismo fatto da una parte del finto buonismo imposto dalla sinistra e dall’altro dall’ipocrisia di una destra, oggi prima a dire che le donne “vanno protette” quando fino a ieri, sopratutto se lo stupratore era bianco ed ariano, andava ridimensionando il fatto sostenendo che “l’uomo è predatore” – “guarda com’è vestita, se l’è cercata” ed altre amenità del genere.

No signori, non ci siamo. Innanzitutto le donne non vanno protette, non sono mica proprietà. Le donne sanno proteggersi benissimo da sole, quando vogliono, ed in quanto cittadini (neutro) vanno protette dalla legge come tutti i cittadini (e ne parleremo dopo). Inoltr, non va fatta distinzione tra violenza sessuale di un tipo e di un altro, di un’etnia o di un’altra, con una vittima vestita in un modo o in un altro. Una donna ha diritto di vestirsi come le pare, andare dove le pare, fare quello che le apre, perfino, pensate, accettare una pizza e poi non voler trombare. Può anche voler trombare senza nemmeno la pizza, ma non per questo deve essere insultata o considerata una “facile” (quando quello con cui va a letto viene invece considerato universalmente un “figo”)…la donna, esattamente come tutti, è libera di fare quel che le pare e come le pare, e l’uomo ha il dovere di accettare che magari non voglia proprio concedersi con lui.

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Assodato, spero, che dare la colpa “alle donne” delle aggressioni è criminale quando aggredirle, e che cambiare bandiera parlando di “proteggere le donne” quando si deve girare la frittata ai propri biechi scopi propagandistici è un evidente segno di maschilismo, passiamo ad analizzare invece cosa si poteva fare a Colonia per impedire quel che è successo.

E qui casca l’asino.

Si è tanto detto che la polizia di Colonia (e delle altre città europee di rimando evidentemente) si è rivelata inefficiente o codarda. Ora mi metto nei panni del collega, magari da solo (ebbene si, a Milano a capodanno c’erano operatori di polizia locale in giro da soli)  si trovi ad intervenire su un gruppo di 4-6-8 persone che ne accerchiano una con l’intento di aggredirla, stuprarla, derubarla. Se, per caso, all’urlo FERMI POLIZIA questi otto, invece di fuggire, si voltassero ad affrontarmi/rci non servirebbe a granché essere in attesa di rinforzi: per 2/5/10 minuti saremmo solo noi/io e loro.  Sostanzialmente avremmo tre scelte: ritirarci fino l’arrivo degli aiuti, farci aggredire, usare le armi. Usare le armi, si. Lo dico. Puntare, armare il cane, se necessario, sparare. E qualsiasi cosa facessimo ci sarebbero 5 Soloni, a posteriori, a giudicare istante per istante i nostri comportamenti di quei pochi minuti e stabilire cosa loro,  a mente fredda e davanti un tavolo colmo di rapporti, avrebbero fatto. E Avrebbero la faccia tosta di essere convinti che avrebbero eseguito queste azioni “corrette” come da manuale, o da fumetto. Se ci fossimo ritirati ci accuserebbero e punirebbero per vigliaccheria, se picchiati  ci riterrebbero degli esaltati incapaci e non attiverebbero il pagamento delle cure (salvo darci una medaglia se uccisi), se costretti ad uccidere saprebbero dirci diecimila motivi per cui potevamo non farlo. E poi ci condannerebbero.

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Vedete,  cari lettori, quello di cui c’è  bisogno non è un governo di estrema destra, non c’è bisogno di razzismo e xenofobia, non c’è bisogno di chiedersi dove sono le femministe quando si diventa femministi per perorare la propria causa di odio: quelli che oggi vorrebbero cacciare gli immigrati sono gli stessi che insultano il poliziotto che gli fa il divieto di sosta e il finanziere che li coglie in evasione fiscale, e magari vanno pure a prostitute la sera, se non direttamente a minorenni in Tailandia. Quello che serve è la consapevolezza che ci sono delle norme, e che c’è chi quelle norma ha il dovere di farle rispettare,sempre. Quello di cui c’è bisogno è che la Polizia possa fare il suo lavoro senza temere di finire su youtube o facebook a ricevere insulti, che non ci si senta dare preventivamente dei picchiatori fascisti perché usiamo le maniere forti, che chi non esegue un ordine di polizia possa essere ridotto all’impotenza il più presto possibile. Attenzione che io non auspico uno stato di polizia: quello è un posto dove se qualcuno non la pensa come il governo viene massacrato di botte prima in strada e poi in carcere, se non addirittura ucciso. Quello che pretendo è un paese civile dove la polizia possa e debba fare il suo lavoro, arrivando anche, se costretta, alle estreme conseguenze di esso, con la consapevolezza di tutti che ciò che facciamo è solo e soltanto per il bene dei cittadini che siamo chiamati a proteggere. Quello che voglio è un protocollo di polizia che, come quello di un infermiere, sia apri in tutto il mondo: un laureato in medicina è medico qui come ovunque, lo stesso dovrebbe essere il poliziotto: le leggi possono cambiare ma le procedure operative e le regole di ingaggio devono essere le stesse ovunque,  e non devono tutelare  il buonismo di qualche radical chic e nemmeno stuzzicare la violenza sopita di un qualsiasi neofascista, ma semplicemente assicurare che l’autore di un crimine sia immediatamente identificato, che il crimine non sia portato ad ulteriori conseguenze, che siano assicurate le fonti di prova…con qualunque mezzo, compresa la coercizione fisica, e con la libertà di poter davvero vincere una resistenza o respingere una violenza senza il timore di finire nel banco degli accusati. Il tutto, ovviamente, con i giusti protocolli univoci, il giusto addestramento, la giusta punizione di quell’operatore di polizia che dovesse trascendere, ma mai con la tacita speranza che qualcuno trascenda per portare tutta la polizia nel fango, o, peggio, facendo apparire trascendenti atti invece pienamente legittimi: immaginate in Italia un collega in posizione di copertura come quello nella foto in basso (scattata a Parigi) come sarebbe additato, e traete le conclusioni.

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