Polizia Locale · riflessioni

Perché è così importante la questione della Causa di Servizio

Anche se in teoria dovrei andare a riposare perchè domani faccio servizio la mattina, vorrei puntualizzare il motivo per cui la faccenda della “causa di servizio” e “dell’equo indennizzo” sta molto a cuore a questo blog ed a tutta la Polizia Locale in Generale. I due istituti, che mirano a mantenere lo stipendio completo da un lato e dall’altro a coprire le spese mediche per gli operatori di polizia rimasti infortunati in servizio, erano previsti una volta per tutti i dipendenti pubblici, dal carabiniere preso a colpi di pistola fino l’amministrativo cui cade un faldone sul piede mentre passa da un ufficio all’altro. Nel 2011 il governo Monti levò tali tutele a tutti i dipendenti tranne agli operatori del comparto sicurezza (forze armate e dell’ordine statali), di fatto relegando anche la Polizia Locale al mero infortunio INAIL – con molte meno garanzie e più paletti anche a livello riabilitativo ed economico – come i già citati impiegati che si tirano qualcosa sul piede o cascano facendo le scale. La ratio alla base della norma era il risparmio e ci sentiamo di affermare che difficilmente Monti l’avesse a morte con gli allora 65mila operatori di Polizia Locale, quanto semmai che si sia proprio dimenticato della loro esistenza o ,peggio, fosse fermo all’immagine del vigile che dirige il traffico, fa le multe per divieto di sosta e poco altro, ritenendo la cosa poco pericolosa.

Poco pericolosa? Invito tutti ad aprire ogni singolo link da qui in poi.

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L’esposizione all’inquinamento ed alle intemperie sono la causa di una vita otto anni più breve della media nazionale per gli operatori di Polizia Locale.

Indipendentemente da quello che ogni collega può pensare sull’opportunità o meno che noi si esegua anche servizi di pubblica sicurezza, antidegrado, anticrimine ed antidroga – anche se ormai è inevitabile farli perchè la situazione sociale ha amalgamato la criminalità a quello che una volta era semplice “malcostume”- con questo articolo vorrei porre all’attenzione di tutti quali siano gli interventi nei quali noi della Polizia Locale riportiamo aggressioni o addirittura moriamo. Prendendo spunto dall’Osservatorio dell’ASAPSsbirri pikkiati“, che mette la Polizia Municipale al terzo posto dopo Polizia di Stato e Carabinieri per numero di agenti aggrediti – ma ricordiamo che il nostro dato è parziale in quanto non esiste alcun database nazionale dei nostri infortuni quindi i numeri non sono completi – possiamo vedere che i ricoveri e le aggressioni per servizi “non tradizionali”, tanto schifati da molti colleghi più “impiegatizi”, sono molto minori di quelli per attività considerate invece “di competenza”: i casi più eclatanti sono i nostri ultimi caduti: Maria Ilardo, investita mentre faceva viabilità alle scuole, Sara Gambaro, deceduta mentre rilevava un incidente, così come Luigi Ancora, caduto mentre soccorreva le vittime di un sinistro, perfino Nicolò Savarino, sicuramente vittima di un omicidio volontario, ma partito da un controllo su un veicolo fermo e Michele Liguori, unico agente di Acerra ad occuparsi di ambiente ed edilizia. Stiamo parlando di terrorismo? No. Antidroga? Nemmeno. Rapine? Nisba. Omicidi? No. Risse? Nah. Indubbiamente parte di noi subisce delle aggressioni anche nei servizi – da A me le Guardie ritenuti necessari, professionalizzanti, importanti – di ordine pubblico e di polizia giudiziaria, ma il numero di attacchi dovuti a comunissime soste, routinari controlli veicolari e commerciali, perfino a imposizioni di alt durante la viabilità sono ben più numerosi di quelli subiti quando ci mettiamo a fare attività investigativa e di repressione crimine. Ed è su questo che dobbiamo battere il chiodo: che quello del poliziotto è un mestiere pericoloso indipendentemente dal servizio di polizia svolto. Che se forse lo stato e la società possono permettersi di ritenere che determinate attività siano da “vigili” e non “agenti di polizia”, la verità rivela un quadro ben diverso col quale anche i colleghi entrati convinti di essere una sorta di ibrido tra l’assistente sociale ed il volontario che fa attraversare i bambini devono imparare a convivere e devono soprattutto lottare perchè quei diritti che ci sono stati scippati ci vengano riconosciuti.

E’ inutile dire che riavendo la “causa di servizio” od ottenendo l’accesso allo “SDI” (il database informativo del Ministero dell’Interno) noi ci si presterà a servizi più rischiosi o nuove incombenze, semplicemente si otterrà di essere tutelati quando a qualcuno verrà il ticchio di investirci  per vendicarsi di un divieto di sosta o a sapere che il tipo che abbiamo fermato perchè senza cinture di sicurezza è un criminale pluripregiudicato o un tossicodipendente in crisi da metadone che potenzialmente può scendere e caricarci di mazzate, per tacere di cosa potrebbe fare un ricercato. Le tutele minime che mai come oggi siamo stati vicini a riottenere vanno molto più in la di una banale diatriba tra cosa o meno possa competere alla Polizia Locale, pretendere di venire equipaggiati con spray e distanziatori non è un vezzo da nostalgici della leva nella celere ,ma necessità in una società dove ti prendono a pugni per un divieto di sosta

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Immagine tratta da un seminario sui TSO: rischiosissimo servizio richiesto alla Polizia Locale da quando creata la procedura relativa.

Avere equipaggiamenti, tutele e competenze chiare non serve ai sindaci o ai questori per “usarci meglio”,ma a noi per difenderci ed eventualmente curarci, perchè nell’attività di polizia il rischio zero non esiste e non è mai esistito, come dimostrano i colleghi caduti, loro si durante attentati o rapine, ben prima della legge 65 del 1986

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Vincenzo Cinque

Il problema non è nel “vigile” o nel “poliziotto locale”, nel conflitto di competenze tra gli enti locali e statali, nella pia illusione che un delinquente si fermi a vedere come siamo vestiti o se siamo armati prima di spararci se disgraziatamente dovessimo capitare nel posto sbagliato e nel momento peggiore – come successe a Vincenzo Cinque, che certo non era lì per intervenire sulla sparatoria in atto – ma nella nostra sicurezza e nella nostra dignità di operatori. Perché non si è “polizia” quando ti chiami “polizia” – chiedetelo ai Carabinieri – ma quando si hanno determinati doveri, e vi è un motivo se i “vigili urbani” hanno sempre avuto più poteri e responsabilità di altre figure  -le guardie giurate i controllori dell’autobus – a loro volta a contatto col cittadino ed esposti 24 ore su 24 alle intemperie.

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L’incidente in Valle Luna (Varese) quasi costato la vita ad un collega durante un servizio per una gara sportiva.

La causa di servizio, l’equo indennizzo, l’accesso alle banche dati, la pensione privilegiata, le qualifiche h24, la fine del precariato di polizia, l’obbligatorietà di essere addestrati, equipaggiati ed armati e la possibilità di portare l’arma in tutto il territorio sono necessità che vanno ben oltre  le attività di istituto, perchè l’aggressione violenta può capitare ovunque e per qualsiasi ragione, in metropoli come in paese, così come, purtroppo, può capitare l’incidente mortale. 

Si ringrazia l’ASAPS per l’Osservatorio Sbirri Pikkiati, fonte importantissima per la stesura di questo articolo, l’Associazione Nazionale Comandanti ed  Ufficiali per l’elenco dei caduti e si fa notare che la maggior parte dei fatti citati nel testo sono ricavati da notizie degli ultimi due anni. 

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