Cronaca · Polizia Locale

Troppo comodo chiamarlo vigliacco

Ferrara, 15 giugno: due poliziotte locali vengono aggredite e costrette ad allontanarsi da un gruppo di spacciatori: immediata la reazione dello Stato che, riunita la Justice League delle forze di polizia (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza) organizza un’immediata retata.

Montichiari, 27 giugno:gli agenti della Polizia Locale arrestano uno stalker, probabilmente salvando una vita.

Genova, 27 giugno: in un rione di periferia scoppia l’ennesima lite tra vicini, per motivi legati a diritti di confine tra le proprietà o, più probabilmente, chissà quali faide. In ogni caso un agente di Polizia Locale viene inviato, lo si vede mentre discute con i contendenti, poi succede il finimondo: aggressioni, coltellate, il bilancio finale è di un morto e 2,3,4 feriti più o meno gravi. Intervengono il 118 e la Polizia di Stato, che arresta gli aggressori. L’opinione pubblica è già schierata ed il “vigile” ha omesso il proprio dovere non riuscendo ad impedire la mattanza, tanto che già si parla di un’indagine nei suoi confronti e i famigliari della vittima pensano bene di chiedere i danni al comune per il mancato intervento.

Bergamo, 28 giugno: la Polizia Locale insegue ed arresta due topi di appartamento con precedenti specifici.

TROPPO COMODO CHIAMARE VIGLIACCO IL COLLEGA DI GENOVA, troppo comodo ridurre il tutto ad un “si è comportato da vigilotto impiegato comunale”, troppo semplice dire “per fortuna che in Lombardia portano lustro a tutti noi”, fin troppo stereotipato il discorso “Per ogni notizia locale di Montichiari ci sono 20 figure di merda che vengono mandate ai media nazionali”, banali sostenere che “due donne da sole non possono fare pattuglia”.

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La polemica divampa sui social, parte qualche schizzo di fango e qualche battuta infelice dei Soloni da tastiera, l’incendio si sviluppa in particolare sui gruppi di categoria, con un rimpallo di opinioni, accuse, insulti: “impiegato!”-“Vigilotto!”-“Rambo!”-“Non è compito nostro”-“non siamo tutelati”-“andate all’anagrafe” e via così. Uno spaccato, letteralmente, di una categoria che, come si è ampiamente detto in altri articoli, non riesce a trovare una sua unità ed un suo ambito, ma che proprio questa volta dovrebbe invece costruire un unico muro e rispondere una volta per tutte a chiunque la strumentalizzi e la manovri: dal cittadino che se multato insulta ma se non multiamo ci da dei fannulloni, ai politici per i quali un giorno non esistiamo e quello dopo siamo l’esercito segreto, alle forze statali per le quali “non siete colleghi, ma intanto vi passiamo le chiamate”.

Il problema non è il comportamento del “vigile” a Genova o la mancanza di armi delle colleghe di Ferrara, ed il vanto non sono le grandi, importanti operazioni di Bergamo e Montichiari. L’assurdo è che lo stesso mestiere, in diverse parti di Italia, sia tanto diverso.

Mostruoso è che il collega rischia un’imputazione in base all’articolo 40 comma 2 del Codice Penale, ovvero “non aver impedito un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire”, in sostanza, si certificherebbe che la Polizia Locale ha piena competenza di polizia e pieni doveri di intervento al pari delle altre forze dell’Ordine.

Allora perchè nella Polizia Locale esistono operatori che intervengono da soli?

Allora perchè nella Polizia Locale si spazia da realtà dove si è dotati di sfollagente (indipendentemente dal nome) spray ed arma ad altre dove non si ha nessuno di questi strumenti?

Allora perchè la Polizia Locale ha un contratto di tipo privatistico che non prevede le stesse tutele di chi ha gli stessi compiti, ma è assunto sotto lo Stato?

Allora perchè la Polizia Locale non ha equo indennizzo e giusta causa di servizio, arrivando, secondo le ultime normative, a rischiare il licenziamento se vittima di un infortunio a conseguenze permanenti?

Allora perchè la Polizia Locale non ha una normativa chiara ed univoca sulle proprie possibilità operative e di uso dell’arma, tanto sa sentire ancora la leggenda che noi la si porterebbe per sola difesa personale (manco legittima, personale)?

Allora perchè nella Polizia Locale non vi è un contratto che obblighi il datore di lavoro a fornire i DPI e gli equipaggiamenti necessari ad espletare tutte le proprie competenze? Eppure mi sembra che non esistano cantieri dove legalmente alcuni operai siano formati e dotati di scarpe antifortunistica e caschi ed altri no: ecco, la Polizia Locale è questo, un limbo dove alcuni hanno tutto, altri qualcosa, molti nulla.

Allora perchè la polizia locale ha l’obbligo di impedire determinati eventi, ma non ha la stessa selezione, dotazione, equipaggiamento ed addestramento delle altre professionalità preposte allo stesso compito?

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Lo ripeto: troppo facile che una parte di noi dica che il collega di Genova abbia sbagliato, mancato al proprio dovere, infangato la categoria, troppo comodo che un’altra parte sostenga invece che i colleghi di Montichiari e Bergamo hanno avuto comportamenti da “Rambo” mettendosi a rischio in quanto “considerati impiegati comunali” arrivando a “così danneggiano tutti noi facendo credere che certe cose possiamo farle”.

L’ho detto e lo ripeto: i doveri  non sono dati dai contratti, ma dalle qualifiche, e il magistrato non andrà a leggersi il ccnl, ma il codice penale e la legge quadro, che dicono CHIARAMENTE che noi si è agenti di Polizia Giudiziaria e, quando nominati, di di Pubblica Sicurezza. Al magistrato della mancanza di tutele, dell’equo indennizzo, non gli frega niente.

Si rende quindi necessario che quanto successo non sia il viatico di insulti, spaccature ed accuse: a quelle ci penseranno già sui social e sui tribunali, ma bensì che diventi il SIMBOLO della condizione assurda di una categoria che DEVE essere oggetto di un immediato intervento normativo che quantomeno imponga ai datori di lavoro (i comuni in questo caso) di dotare i propri agenti di strumenti e formazione univoci e completi, condivisi in tutto il territorio nazionale e senza che il vento politico possa cambiare le cose da un istante all’altro e far passare un territorio da pattuglie automontate giorno e notte  a mono operatori appiedati considerati degli assistenti sociali in divisa. L’intervento non può essere locale e nemmeno rimandato: non serve una nuova 121, o il nostro ingresso nella stessa, ma ciò che è già stato chiesto ripetutamente a gran voce da tante associazioni di categoria interne ed alcune esterne, ovvero:

“In concreto norme per: la definizione chiara dei compiti delle Polizie Locali […]; la creazione di un contratto di lavoro […]  assimilabile al comparto sicurezza […]; la possibilità per gli agenti di polizia locale di avere accesso alle banche dati […] e allo schedario Schengen; il superamento degli attuali limiti spazio-temporali della qualifica di polizia giudiziaria, formazione obbligatoria in ingresso e ricorrente nel corso di tutta l’attività lavorativa, con esercitazioni operative congiunte alle Forze di Polizia dello Stato e altri operatori pubblici della sicurezza; turnazione notturna nelle città più grandi, il riordino della dirigenza interna della polizia locale in base alla normativa in vigore per le Forze di polizia ad ordinamento civile[…] il porto dell’arma anche fuori dall’ambito territoriale dell’ente di appartenenza.” (ASAPS)

Oppure, come forse vorrebbero molti, sarebbe il caso di pensare ad una riforma “al ribasso”: alla rimozione delle qualifiche di PG e PS, al ritiro delle armi e ad una funzione meramente amministrativa del ruolo, relegate alla sola verbalizzazione di semplici violazioni ai regolamenti comunali, senza alcun tipo di possibilità operativa ed obblighi giuridici pari a quelle che resterebbero “LE” forze di polizia. Anche se penso che attualmente tornare indietro – che poi, a dirla tutta, i “vigili” hanno sempre arrestato, sempre effettuato interventi di polizia, sono sempre stati ritenuti competenti ad occuparsi di furti e simili -sia a dir poco impossibile, stante l’attuale situazione socio-politica della penisola.

Non si può più restare ciò che siamo: non è un problema di andare o meno in quegli interventi che “sembrano” essere destinati alle forze dello Stato: i fatti di Bergamo sono stati originati da violazioni al codice della strada e una rapina può capitare tra capo e collo durante un qualsiasi servizio di pattuglia, la mancanza di tutele non ci danneggia solo se coinvolti in azioni “poliziesche” ma anche se colpiti da incidenti del tutto inerenti la funzione più “classica”: si pensi a Maria Ilardo, Luigi Ancora, Sara Gambaro, deceduti in servizi di “viabilità”.

Colleghi è necessario dirlo tutti assieme: siamo ad un punto di svolta, o poliziotti o amministrativi e, se poliziotti, a tutto tondo, quantomeno per la formazione e le dotazioni. Altrimenti tutti in pettorina e verbale, senza più armi, indagini, incidenti stradali, notti e domeniche in servizio.

Non è il momento di insultarci tra noi.

Non  è il momento di chiamarlo vigliacco! 

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