Cronaca

La condanna di Strasburgo e il reato di Tortura: l’Italia sul banco degli imputati.

Penso sia un preciso dovere morale di chi indossa una divisa pensare a quei giorni del G8 di Genova 2001. Lo penso perchè, al contrario di quello che si può dire sui nazisti, sui sovietici, sul Cile,l’Argentina, o le “macellerie messicane”,  definizione data da chi era presente ed indossava la divisa ed i gradi, il 2001 ci tocca tutti. Non è un paese lontano, non è un’epoca passata o un regime ormai inesistente, è qualcosa venuto dopo la smilitarizzazione della Polizia di Stato, è venuto dopo le morti eroiche di Falcone e Borsellino, è venuto dopo tante cose che ci ricordano con orgoglio il sacrificio di molti agenti di pubblica sicurezza, ed è questo a fare male, quanto sia vicino a noi ciò che è successo, quanto è necessario “fare ammenda” e ricordare sempre che, in mezzo a tanti colleghi e fatti di cui essere orgogliosi, ci sono anche la Diaz e Bolzaneto.

Su quella notte del 22 Luglio 2001 ci sono state sentenze e prese di posizione, ed è, per fortuna, sentire comune, che fu, per usare le parole di Amnesty International “la peggiore sospensione dei diritti basilari dell’uomo dopo la seconda guerra mondiale”. Nessun’altro termine può dare la dimensione alla immensa follia che fu commessa. La Corte Europea di Strasburgo, in accoglienza al ricorso di una delle vittime, ha pronunciato la condanna dell’Italia sostenendo che non solo vi furono torture, ma che nel nostro paese non vi è potere giudiziario che possa dare una condanna degna di dare Giustizia a chi le ha subite.

Non stupisce che, di pancia, il governo abbia subito pensato di crearlo, il reato. Una legge pensata in fretta, con cifre buttate li a caso, quattro, otto, dodici anni, con la solita conseguenza di polemiche, con il solito politico di turno ad aizzare che “è una legge che tutela i delinquenti e colpisce i poliziotti”.

Già, proprio come d’abitudine in Italia le cose si fanno di pancia, ed è inutile precisare che, per vari principi di diritto, sarà impossibile applicare la nuova normativa a chi si macchiò della colpa della Diaz, perchè Favor Rei, Irretroattività della Norma Penale e Prescrizione sono basi giuridiche che avranno valore per questo come per altri reati.

La domanda è, perchè non si è voluto affondare prima? Perché ci si inventa ora, dopo 15 anni, che esiste il “reato” di tortura, quando la tortura è già, da sempre, punita da una serie di illeciti (abuso di ufficio, abuso di potere, abuso dei sistemi di coercizione, violenza privata, lesioni personali, concussione, falso ideologico) tutti configurabili nel caso in esame e che messi tutti assieme danno pene ben più gravi di quella che si deve ancora decidere? Perché per anni si è voluto rimandare, nascondere, condannare pubblicamente, allontanare, esorcizzare, ma legalmente si è sempre protetto ciò che è successo? perchè la nostra legge non ha mai voluto circoscrivere l’accaduto, andare oltre le parole, raggiungere i fatti, passare sopra i meri esecutori e colpire gli organizzatori? Perché nessuno indaga su cosa ci facessero illustri membri di governo nelle sale operative in quei giorni? Perché si è voluto far dimenticare, dando soddisfazioni poco più che morali, alle vittime?

Invece no, si è deciso di far finta di nulla per più di un decennio, di procrastinare le sentenze per i fatti più gravi fino a far arrivare la prescrizione, di dare un contentino con qualche condanna di comodo automaticamente indultata, di lasciare, certo, la macchia enorme nelle fedine e nelle annotazioni di chi ha picchiato, umiliato, brutalizzato, di lasciare un lago di sangue nel nome della polizia (tutta la polizia) ma non di colpire, quello no, forse perchè, se si fosse risalita la corrente, dall’ultimo dei manganelli al primo dei colletti bianchi, sarebbe uscita una storia che in un paese democratico è difficile accettare.

Ed ecco una nuova legge che, in effetti, non servirà a nulla. Non servirà a dare giustizia alle vittime, non servirà a dare una punizione ai colpevoli, non servirà a lavare la coscienza di chi ha permesso che quelle cose successero e di chi non ha voluto o potuto condannarle come meritavano. Servirà a dare fastidio, a dare problemi, probabilmente la parola “tortura!tortura!” sostituirà “razzista!razzista” e “polizia brutale” nei video e nelle accuse che tanta gente fa, spesso a torto, ai colleghi impegnati in qualsiasi attività ordinaria. Non tutelerà certo i delinquenti, come sostiene un personaggio che ritengo la prova vivente della teoria darwiniana dell’anello di congiunzione tra uomo e scimmia, ma non servirà a colpire le violenze, già ben condannate e punite dal Codice Penale. Sarà solo il contentino degli ipocriti, di destra come di sinistra.

L’ultimo appunto lo faccio per il popolo del “ma”. “Ma hanno distrutto Genova”-“Ma se stavano a casa”-“Ma erano black block”. A parte che NO, non erano black block, e questo è stato dimostrato migliaia di volte, come è stato dimostrato che armi e altre prove sono state portate dentro dopo l’irruzione per darne una giustificazione, voglio ricordare innanzitutto che sono le dittature, con il coprifuoco, a volere che la gente “resti a casa”. Voglio ricordare che, anche fossero stati non dico black block ma proprio terroristi bombaroli alla anni ’70, non c’è comportamento che giustifichi l’uso della forza su un soggetto che si è arreso. Non c’è delitto che consenta di privare i fermati di dignità e dei loro diritti. Non c’è scusa nè ragione di torturare chicchessia. E non c’è da perdonare o comprendere chi lo fa, solo da ricordare, per poter dire che “quel tipo” di Polizia non deve più esistere. “Quella” polizia è un insulto per “la” Polizia.

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