Cronaca · riflessioni

Obama tra la stretta sulle armi e l’open carry: come far convivere due opposti

Credo sia giunto il momento di fare un po’ di chiarezza su quello che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama sta tentando di realizzare per risolvere l’annoso problema delle stragi derivate dall’uso sconsiderato delle armi da fuoco fatto dai cittadini americani.

Premettiamo fin da subito che non è mia abitudine fare demagogia, tantomeno sulle armi da fuoco: esistono tanti paesi che hanno una percentuale di armi pro capite pari se non superiore agli Stati Uniti (Canada, ma anche Svizzera ed Austria) dove non vi sono tuttavia notizie di particolari problemi dovuti alla loro diffusione, così come altrettanti paesi dove il permesso di detenere armi è una pura chimera eppure vi sono tassi di omicidi più elevati degli States (la Russia, tanto per dirne uno) quindi è chiaro che ridurre il problema ad un laconico “armi cattive, abolire le armi” sia quantomeno riduttivo e fuorviante.

A drone designed and constructed by Concepcion University and the Chilean army is seen during a flight test at Concepcion city

Non per nulla infatti Obama non ha mai detto di voler fare una sorta di epurazione o una modifica al diritto costituzionale (in USA) di detenere armi da fuoco: quello che ha detto è invece che intende vietare a livello federale (ogni stato ha infatti una legislazione a se) la vendita di armi  automatiche, creare un registro dei detentori con il censimento di quante e quali armi siano posseduta dai singoli cittadini, impedire che pregiudicati e persone socialmente pericolose possano dotarsi di armi ed evitare che esse possano essere vendute in negozi diversi da quelli adibiti alla loro distribuzione…un occhio attento non ci metterà molto a trovare forti analogie con il sistema italiano (ed in generale europeo), dove, si ricorda, chiunque possegga un’arma ne deve denunciare la detenzione (le automatiche sono vietate a prescindere), dove  sono vendute nelle sole armerie e previo presentazione di apposito titolo abilitativo all’armaiolo: anche nei casi di cessione tra privati la tracciabilità è garantita dall’obbligo del cessionario e del ricevente di denunciare rispettivamente la cessione e l’acquisto entro 72 ore ed in generale lo Stato esercita un controllo serrato che a volte sembra quasi un cercare ad ogni costo la scusa per emettere provvedimenti di sospensione licenze e conseguente sequestro.

Sia chiaro: nel nostro paese ci sono diecimila difetti nella legislazione sulle armi,ma sicuramente le regole sulla detenzione, la cessione e l’acquisto sono tra le più complete e sicure esistenti, tanto che infatti i delitti legati ad armi detenute legalmente sono una percentuale risibile (0.87 su 100mila abitanti nel 2011, contro gli 1,2 dell’Inghilterra, paese con una legislatura molto più stringente in materia, ma meno controlli). Se si prende che per media  in Italia un cittadino su 10 possiede un’arma e vi si contrappone che un’auto è invece posseduta da 6  cittadini su 10, si evince che statisticamente le auto uccidono di più delle pistole, anche considerando il rapporto con la maggiore diffusione.

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Precisato quindi che l’idea di Obama non è quella di abolire le armi ma semmai di controllarle, e verificato come l’esperienza italiana (ed europea) dimostri che il controllo è possibile ed efficace, andiamo a commentare quella che a prima vista sembrerebbe la faccia opposta della medaglia: il Texas ha infatti emanato una legge che consente il comunemente detto open carry: in parole povere, la possibilità di portare l’arma in fondina esposta, come le forze di polizia e, a grido immediato e scontato dei giornali, come nell’onnipresente far west . Sperando che a questo punto i dogmatici del pacifismo ideologico non chiuderanno la pagina bollandomi come fascista genocida, vorrei ora spiegare che tra la diffusione di armi da guerra, gli omicidi, le courtesy-my-opencarry-org_stragi e l’eventuale porto manifesto di pistole da difesa vi sono pochissimi collegamenti, salvo ovviamente se si permette a qualche esaltato di girare con a tracolla un fucile d’assalto carico.

Dal punto di vista prettamente operativo il porto manifesto è alla base di qualsiasi impiego rapido ed efficace di un’arma da fuoco: va da se infatti che nel momento del bisogno è molto più pratico avere la pistola a portata di mano piuttosto che doverla cercare sotto tre strati di maglioni, così come vi invito a soffermarvi su quanto è più sicura un’arma tenuta agganciata al fianco su una fondina dotata di sistemi di sicurezza piuttosto che infilata malamente in borse che possono essere scippate (è successo ad una collega a Genova non molto tempo fa) o in marsupi che, non progettati per il peso di un’arma, si possono facilmente scucire e farla cadere a terra in qualsiasi momento. Non sto parlando della banale uscita da bar “se il criminale vede che sono armato sa quello che rischia”, ma di un livello di conoscenza tecnica e teorica dell’oggetto che dovrebbe essere la base scientifica di chiunque ne detenga uno, a maggior ragione se per difesa personale: l’arma è progettata per essere tenuta in fondina, e ne consegue quindi che il posto più sicuro per essa sia la fondina stessa, al fianco del possessore, con lo stesso ragionamento per cui un parcheggio sotterraneo è il posto meno indicato per tenervi un’auto a gas!

Una volta assodato che per la difesa personale non vi è alcun bisogno di armi automatiche o d’assalto, che anzi risulterebbero controproducenti nella maggior parte degli scenari ipotizzabili nella vita civile (il terrorismo è un discorso a parte), risolvibili al 99% con un semplice revolver a 5 colpi e con canna 2 pollici, diventa evidente che l’equazione per rendere l’eventuale porto di armi da difesa una sicurezza per tutti sia avere il giusto rapporto tra esami da sostenere e reiterare per mantenere il diritto alla detenzione e una continua pratica nell’utilizzo quotidiano (che non è sparare ma semplicemente portare) dell’oggetto,  tutte operazioni che non per forza rendono l’open carry un “ritorno al far west”, epoca caratterizzata da una diffusione incontrollata di armi a persone incapaci di usarle.

Altro discorso è quello delle tristissime immagini dei festeggiamenti ad Austin per la legge appena promulgata: tra bandiere raffiguranti mitragliatori, m-16 portati a tracolla, pistole infilate in fondine ridicole e decorate con disegni raffiguranti zombie o motti xenofobi, c’è da essere preoccupati non tanto dal fatto che queste persone possano avere un’arma visibile, ma che fino ad oggi abbiano potuto portarla anche se nascosta, ennesima dimostrazione che in USA il problema non è tanto che vi siano armi, quanto che queste possano arrivare facilmente e liberamente nelle mani di perfetti imbecilli: ad essere in servizio laggiù, sarei felice di poter vedere fin da subito se l’idiota con cui ho a che fare ha un’arma a portata di mano, così da potermi predisporre alla difesa.

Per approfondire sulle armi invito alla lettura di questo precedente mio articolo sull’argomento, che a sua volta rimanda ad altri.

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