Polizia Locale

Ruba la pistola ad agente e tenta di ammazzarlo: cosa è davvero successo.

.Questa mattina, verso le otto e mezza, un cittadino sudanese è riuscito ad impossessarsi dell’arma di un poliziotto locale fiorentino: quello che dicono i giornali, ai primi momenti, e vogliamo sperare per mero pregiudizio nei confronti della Polizia Municipale e non per voluto servilismo ad istituzioni più potenti, è la solita ricostruzione con intervento finale di carabinieri e DIA (antimafia) a rimettere le cose a posto e catturare il cattivo di turno…A me le Guardie, però, non ci sta, ed indaga un pochino, perchè un po’ sbirri lo siamo pure noi: aspettiamo, vogliamo notizie certe, qualche dettaglio in più da edizioni ed articoli successivi, ed infine un contatto con testimoni del fatto, arrivando finalmente alla vera ricostruzione di quanto successo in questa calda mattina di mezza estate.

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Operatori di Polizia Locale con le fondine in polimero a tre livelli di sicurezza.

Tutto comincia con il giovane, un somalo di 18 anni, che ruba una bicicletta: viene immediatamente avvistato ed inseguito da una pattuglia automontata della Polizia Municipale di Firenze, che lo raggiunge e costringe a fermarsi, per poi prendere contatto con lui.  Il sospetto fa resistenza e, in modo improvviso, riesce a strappare la pistola ad uno degli agenti, puntandogliela poi in testa: per fortuna il collega reagisce prontamente ed afferra il braccio armato dell’avversario, puntando la canna a terra mentre questi tira il grilletto, piantando 4 colpi al suolo. La colluttazione prosegue e il ragazzo viene gettato a terra, interviene quindi – onore al suo coraggio – un agente della DIA (Direzione Antimafia) fuori servizio che aiuta a trattenere l’uomo nelle ultime fasi dell’ammanettamento, poco dopo, sopraggiungono altre pattuglie della Polizia Municipale ed i Carabinieri, che sentiranno i testimoni ed acquisiranno un video al momento coperto da segreto istruttorio. Il migrante, privo di documenti e con precedenti per furto e rapina, viene condotto dapprima al comando di Polizia Locale per l’identificazione e la compilazione degli atti, poi in carcere con la pesante accusa di tentato omicidio. 

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Il momento dell’arresto dell’aggressore,a Firenze.

A me le Guardie vuole chiarire un aspetto: non ci piace il gioco al massacro sulla categoria. Questo i lettori dovrebbero averlo capito. Chiunque abbia una minima infarinatura operativa dovrebbe sapere che deviare una mano armata, costringerla verso terra e nel contempo riuscire ad avere ragione di una persona – e capace di sparare – non è affare che si possa improvvisare e quindi le accuse e le battute sulla preparazione dei colleghi che abbiamo avuto modo di leggere da parte dei soliti scarafaggi – leoni sarebbe troppo – da tastiera crollano di fronte l’evidente competenza di chi è riuscito a ribaltare dalla sua parte una situazione apparentemente disperata. Non è la prima volta- e difficilmente sarà l’ultima – che qualche delinquente più o meno improvvisato riesce a disarmare poliziotti, guardie giurate, carabinieri o poliziotti penitenziari: proprio ad un corso di “gun control” ci è stato rivelato che circa il 20/25% dei poliziotti uccisi in servizio – in USA-  sono stati eliminati con la loro pistola, segno che l’ipotesi di un disarmo da parte di un nemico preparato non è così fantascientifica come qualche istruttore cresciuto a pane e Chuck Norris crede. Sia chiaro che nei link precedenti non vi è un attacco agli agenti o ai Corpi di Polizia protagonisti degli episodi, ma una difesa da quello lanciato nei social al collega coinvolto in questo caso.

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I rilievi sul luogo dello scontro.

Non ci piace, infatti, che  quando un qualsiasi fatto capiti ad una Guardia Cittadina la risonanza mediatica sia diversa. Non ci piace che qualcuno tenti sempre di dipingerci come un’armata Brancaleone, e non ci piace che spesso a farlo siano appartenenti alle forze di polizia “statuali”, come qualcuno le ha definite: quello che è successo è , semplicemente, l’ennesima dimostrazione che il lavoro di polizia è lo stesso per tutti, e che non può esistere personale a metà, personale con qualifiche dubbie, personale discriminato a livello sociale e mediatico. Quella della Polizia Locale è una situazione di assedio continua, su più fronti, con una violenza ed una veemenza che pesano sugli operatori, quotidianamente vittime di scherno, dequalificazione, pregiudizio, offese e non di rado minacce, atti intimidatori o attentati, come si è recentemente visto a Fermo e come tante volte ci siamo soffermati su A me le Guardie.

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Il comando di Polizia Locale di Fermo, dove un collega è stato oggetto di un lancio di bottiglia incendiaria lo scorso 27 luglio.

Rinnovando i complimenti al collega capace di ribaltare la situazione ed assicurare alla giustizia un pericoloso criminale, A me le Guardie non può che pubblicare questo resoconto in nome della verità e della correttezza: non abbiamo il potere di farlo condividere da giornali o gruppi, ma possiamo sperare che chi lo leggerà vorrà farlo, se potrà, in vece nostra. 

 

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6 thoughts on “Ruba la pistola ad agente e tenta di ammazzarlo: cosa è davvero successo.

  1. A me le Guardie deve dire però che buona parte di responsabilità di questo analfabetismo mediatico è da imputare alla categoria. A chi non vuole cambiare a chi non capisce di cambiare a chi si adatta a chi da solo più velox fa cassa a chi continua a non contestare immediatamente ecc ecc
    Gian Luca

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    1. Beh Gianluca direi che sulla faccenda ci batto sempre: non più tardi della settimana scorsa, nel precedente articolo, ho scritto:

      “A me le Guardie ci tiene a far notare che il Ministero non ci chiede nulla che già non sia nostro dovere da sempre: il presidio delle strade in occasione di eventi e la loro chiusura è un servizio che si fa da ancor prima del 1986 – fatidico anno in cui si doveva smettere di essere “Vigili Urbani”- e raccontarmi che se finché il “pericolo” è una vecchietta che protesta allora va bene, ma quando si rischia un pazzo col coltello o col SUV non ci va più e lo si deve far fare ai militari – magari volontari di vent’anni- ecco che questo ragionamento è un’offesa non solo per Alessandro Ferrari, ma anche per Vincenzo Cinque, ucciso nel 2015 dalle fucilate di un pazzo che non è stato a guardare se il Ministero di allora avesse specificato se il servizio di viabilità esponesse a rischi o meno, per tanti altri colleghi vittime della criminalità e per tutti quelli che quotidianamente svolgono il proprio lavoro a tutela della sicurezza delle persone.”

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  2. La vicenda, per come narrata dalla stampa, lascia degli interrogativi che solo l’istruttoria forse chiarirà.
    Ma una domanda fondamentale sulla quale punterei il dito è la solita:
    Perchè un’operazione nostra, iniziata come nostra, diventa dei carabinieri?
    Questo fatto ci distrugge: interveniamo noi per ausilio e l’operazione diventa nostra se è una cagata, se invece è importante resta degli altri. Intervengono altri su un’operazione nostra e rimane nostra se è una cagata, diventa degli altri se è importante.
    Provate a dare ausilio ad un collega di una polizia statale in circostanze analoghe a quelle qui narrate e poi vedete se vi lasciano gestire l’informativa!!!
    E POI NON CI MERAVIGLIAMO SE I DUE COLLEGHI DELLA POLIZIA LOCALE DI QUESTA VICENDA SI VEDRANNO CONTESTARE QUALCOSA SUL LORO COMPORTAMENTO.
    Perchè hanno proceduto i caramba? Loro erano solo in ausilio.
    Personalmente mi sarei fatto impiccare piuttosto che lasciare ad altri un’operazione nella quale ho rischiato la mia pelle o quella di un mio collega.

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