riflessioni

La guerra alle nostre libertà.

Difficile. E’ veramente difficile commentare un nuovo attentato, soprattutto se si parla di un evento così brutale, inutile e vergognoso come l’attacco deliberato ad un evento ove creare il maggior numero di vittime giovani ed innocenti. Non è meno terribile di lanciare un camion sulla folla, sparare in un teatro o in una spiaggia, ma certe fare esplodere ordigni carichi di chiodi tra i giovanissimi e poi commentare la cosa sostenendo che si è “attaccato un raduno di crociati” è lanciare un messaggio di odio, follia e demenza che vanno oltre ogni immaginazione, forse, anzi direi certamente, oltre quello di quei “crociati”, veri, che 800 anni fa si macchiarono di una certa serie di massacri e stragi ad Aleppo, Acri, Gerusalemme e tanti altri posti, ma di cui ogni tanto siamo arrivati a sentire la mancanza.

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Il sacco di Costantinopoli ed il massacro dei suoi abitanti.

Tra le Crociate tanto citate dai fondamentalisti islamici e la loro attuale guerra di terrore non vi sono solo le evoluzioni sociali di 800 anni di storia, ma anche le differenze tra quelle che erano guerre d conquista militare ed economica mascherate con motivi religiosi a quello che è un diffondere terrore e cercare l’eversione tramite il massacro di civili innocenti, la scelta di avere come obiettivo tutti quei momenti di aggregazione – spiagge, mercati, concerti – che sono il simbolo della nostra libertà: non è una guerra di conquista, è una guerra di orrore per farci credere che ciò che è normale debba essere pericoloso, farci chiudere in noi stessi, diventare terreno fertile per ritornare a quel livello di ignoranza che ha caratterizzato il medioevo, rinnegare la nostra evoluzione per tornare ai loro bestiali livelli ed a quel punto si, venire assoggettati. 

Manchester: appelli sui social, si cerca bimba di 8 anni
Saffie Roussos, 8 anni, morta nell’attentato di Manchester

Il loro obiettivo è proprio che noi si scivoli nel terrore da un lato e nell’odio dall’altro: diventare come loro, animali impauriti pronti a diventare schegge impazzite di violenza insensata, e ci stanno riuscendo. Ogni ora si vedono giovani sostenere di star rinunciando ad uscire, che stanno rivendendo i biglietti di concerti già pagati, addirittura mi è capitato di sentire ragazze sostenere di uscire più coperte ed evitare le corse mattutine perchè “impaurite” dagli immigrati che incontrano per strada. E poi? persa la libertà, vinti dalla paura, cosa ci resta? Ci resta il ritorno all’ignoranza e al qualunquismo, il tornare a dividere il mondo in bianco ed in nero, ad odiare tutti gli immigrati e gli stranieri – soprattutto se scuri di pelle – in quanto tali e non in quanto criminali (quelli che lo sono). Si odiano tutti e odiandoli si arriva ad odiare chi li aiuta, perfino le forze di polizia e di soccorso perchè vanno a tirarli fuori dal mare: quanti agenti di ogni forza si sentono dire “a noi italiani ci… a loro li salvate dal mare…a noi ci manganellate…a loro date le case” e via così?

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Odio e buonismo ugualmente dementi ed ideologici: due facce della stessa medaglia.

A chi comoda che dalla delinquenza demente si generi odio gratuito e diffuso, veicolato con metodo e capacità da certa stampa? L’odio riempie facilmente lo spazio lasciato vuoto dalla libertà, generando un circolo vuoto di abbassamento culturale, arretratezza strutturale e paranoico nichilismo: il desiderare tanto – tramite la legge sulla legittima difesa – la possibilità di chiudersi in casa e sparare su chiunque vi entri non invitato è un grandissimo sintomo del fatto che piuttosto che lottare per restare liberi si preferisca imprigionarci da soli: meglio poter essere al sicuro a casa che in pericolo, libero, fuori.

E chi è invece quell’organo deputato a garantirci la libertà di uscire e vivere? Chi è l’organo che detiene il potere di fermare i delinquenti ed assicurarli alla giustizia – che dovrebbe magari tenerseli stretti in carcere – prima che commettano atti folli? Siamo noi. Le guardie. Gli sbirri. Le forze di Polizia. E perchè allora, in tutta Europa, si sta svilendo il nostro ruolo, dipingendoci come nemici dei cittadini e sordi alle loro richieste di aiuto, tanto da incentivare ipotesi deliranti come la costituzione di ronde di vigilantes privati sullo stile del Ku Klux Klan cui si chiede di dare sempre più potere? Chi sta svilendo il nostro lavoro trasformandoci da cavalieri delle libertà civili a nemici – o quantomeno incompetenti guardiani- della cittadinanza? E perchè allo stesso tempo si instilla l’odio verso tutta una categoria di popolazione, dividendo il mondo in “Buoni europei, cattivi migranti” invece che in “buoni cittadini e cattivi delinquenti”? 

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Un linciaggio ad opera del KKK (dal film Nascita di una Nazione): follie del genere sono il risultato di operazioni di totale svilimento delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

A me le Guardie lo ha detto tante volte e tante volte lo ripete: quello di cui c’è  bisogno non è un governo di estrema destra, non c’è bisogno di razzismo e xenofobia: quelli che oggi vorrebbero cacciare gli immigrati sono gli stessi che insultano il poliziotto che gli fa il divieto di sosta e il finanziere che li coglie in evasione fiscale, e magari vanno pure a prostitute la sera, se non direttamente a minorenni in Tailandia. Quello che serve è la consapevolezza che ci sono delle norme, e che c’è chi quelle norma ha il dovere di farle rispettare,sempre. Quello di cui c’è bisogno è che la Polizia possa fare il suo lavoro senza temere di finire su youtube o facebook a ricevere insulti, che non ci si senta dare preventivamente dei picchiatori fascisti perché usiamo le maniere forti, che

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La Polizia come protettrice e non come nemica

chi non esegue un ordine di polizia possa essere ridotto all’impotenza il più presto possibile. Attenzione che io non auspico uno stato di polizia: quello è un posto dove se qualcuno non la pensa come il governo viene massacrato di botte prima in strada e poi in carcere, se non addirittura ucciso. Quello che pretendo è un paese civile dove la polizia possa e debba fare il suo lavoro, arrivando anche, se costretta, alle estreme conseguenze di esso, con la consapevolezza di tutti che ciò che facciamo è solo e soltanto per il bene dei cittadini che siamo chiamati a proteggere. Quello che voglio è un protocollo di polizia che, come quello di un infermiere, sia apri in tutto il mondo: un laureato in medicina è medico qui come ovunque, lo stesso dovrebbe essere il poliziotto. Le leggi possono cambiare ma le procedure operative e le regole di ingaggio devono essere le stesse ovunque,  e non devono tutelare  il buonismo di qualche radical chic e nemmeno stuzzicare la violenza sopita di un qualsiasi neofascista, ma semplicemente assicurare che l’autore di un crimine sia immediatamente identificato, che il crimine non sia portato ad ulteriori conseguenze, che siano assicurate le fonti di prova, con qualunque mezzo, compresa la coercizione fisica, e con la libertà di poter davvero vincere una resistenza o respingere una violenza senza il timore di finire nel banco degli accusati. Il tutto, ovviamente, con i giusti protocolli univoci, il giusto addestramento, la giusta punizione di quell’operatore di polizia che dovesse trascendere, ma mai con la tacita speranza che qualcuno trascenda per portare tutta la polizia nel fango, o, peggio, facendo apparire trascendenti atti invece pienamente legittimi quali difendere se stessi ed i cittadini. 

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Al loro orrore rispondiamo con la nostra ironia e la certezza che I BUONI VINCONO, I CATTIVI PERDONO!

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