Cronaca · riflessioni

Gli spari della Polizia e l’odio verso le Guardie

I giornali nazionali e non stanno diffondendo in queste ore la notizia di un intervento della Polizia di Stato effettuato questa mattina, a Milano. Nelle immagini, diffuse sia grazie ai soliti cellulari degli astanti, ma anche dalla stessa Questura che ha registrato quanto stava accadendo, si vede un uomo in pieno attacco di follia violenta – risulterà poi essere pieno di cocaina ed altre sostanze – armato di due coltelli che dapprima insulta e poi si scaglia sugli agenti che, dopo aver usato invano lo spray al peperoncino (che ha ottenuto l’unico risultato di peggiorare le cose) si vedono costretti a fare uso delle armi da fuoco colpendo l’aggressore ad una gamba: non si preoccupino i buonisti, sta benissimo e se la caverà con 15 giorni di prognosi. A seguire un video pubblicato su facebook dal noto gruppo interforze “siamo tutti cretini”:

Premettiamo che il poliziotto ha fatto più che bene ad utilizzare l’arma e che la situazione era tale da  giustificare ampliamente quanto fatto  – indipendentemente da alcuni dettagli operativi su cui non ho qualifica per entrare nel dettaglio – A me le Guardie vuole soffermarsi su cosa sarebbe successo se al posto di una mezza dozzina di operatori della questura ci fossero state le odiate Guardie Cittadine. Zittisco subito la fastidiosa vocina che mi sembra di sentir dire “eh ma i vigili non le fanno queste cose!”…No? A San Lazzaro di Savena, poche ore prima del fatto di Milano, due agenti di Polizia Municipale vengono presi a coltellate da un soggetto da sottoporre ad Accertamento Sanitario Obbligatorio, per poi riuscire a disarmarlo e caricarlo in ambulanza. In due e con le regole di ingaggio – ancora più restrittive del solito – da applicare in caso di soggetto non criminale ma malato psichico.

Come possiamo però spiegare che mentre la notizia – in due ore diventata virale – della “sparatoria” di Milano vede come reazione più diffusa una giusta e doverosa solidarietà agli agenti intervenuti mentre sull’aggressione ai colleghi di S. Lazzaro ci troviamo a leggere di gente che addirittura sostiene che il soggetto “ha fatto bene” a pugnalarli e di altra che contesta la legalità della procedura di TSO? Vogliamo immaginare cosa direbbero se a prendere due coltellate da uno psichiatrico fossero stati due supereroi dello Stato e a sparare quattro meritatissime pallottole contro un pazzo furioso ci fosse stato un “vigile”? Ammettiamolo: sarebbero cambiati i commenti – e gli articoli, e forse perfino le conseguenze – non per l’efficacia e la correttezza delle azioni poste in essere, ma per la divisa indossata da chi le avrebbe compiute.

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Scudi, caschi e protezioni imbottite sono l’equipaggiamento per i TSO usato a Sassari ed oggetto di un forte attacco mediatico e sui social

Non stiamo ad inventarci scuse e storie: verso la Polizia di Stato vi sarebbe la stessa solidarietà, e, probabilmente, qualche accusa al governo, ai dirigenti e alla stessa Polizia Municipale che avrebbe lasciato ad altri un intervento di sua specifica competenza, mentre se a Milano vi fossimo stati noi fioccherebbero i commenti – a livello nazionale – su “ma dai 10 contro uno e gli sparano”-“ma cosa ci facevano li i vigili?”-“hanno messo la macchina in divieto di sosta quando si sono fermati”-“vadano a fare le multe, cosa credono di essere?”. Forse ci si sarebbe salvati solo perchè il delinquente era straniero e ad oggi il razzismo è forse l’unica cosa che va oltre l’odio verso i “Forse dell’Ordine”.

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Anni ’50: la cittadinanza porta doni ai Vigili impegnati a regolare la viabilità

Vogliamo provare ad analizzare tutto questo accanimento, nemmeno tanto della giustizia quanto proprio della società, contro la figura della Polizia Municipale? Vogliamo capire perchè ai “Vigili Urbani” che facevano le multe, dirigevano il traffico ed ogni tanto sventavano rapine, la gente portava il panettone a Natale, mentre alla “Polizia Locale”, che fa le multe, dirige il traffico ed ogni tanto sventa rapine, si devono solo insulti, denigrazione e massacri mediatici? Sicuramente non ha aiutato il graduale abbandono delle sanzioni amministrative da parte delle altre forze di polizia: sono passati 23 anni da quando Giorgio Faletti cantava “signor tenente” dipingendo i carabinieri “nascosto bene la nostra auto” intenti a multare “chi passava sopra 50, fossero pure i 50 di età”, e in questi due decenni hanno smesso di farlo per lasciare solo a noi l’incombenza di mettere le mani in tasca ai cittadini, tanto che oggigiorno chiamano noi per sanzionare i veicoli in sosta sugli stalli loro riservati e per verbalizzare, su loro indicazione, le violazioni per le quali hanno fermato un conducente. Con la scusa di “dividere le competenze”, in sostanza, si è voluto scaricare sulla Locale tutti quei servizi che portano a contrasti col cittadino – magari maleducato ma onesto – dividendo così l’attività – e gli operatori – di polizia in due distinte serie A e B.

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Striscione esposto in occasione di una manifestazione di categoria

 

Non ha aiutato nemmeno la campagna elettorale sulla pelle dei dipendenti pubblici fatta dagli ultimi governi, di sinistra come di destra: dovendo scegliere chi attaccare, chi massacrare, dove andare a colpire senza rischiare di perdere comunque milioni di voti? Ed ecco servito il mobbing statale contro la Polizia Locale, la negazione degli istituti a tutela, la cancellazione di ogni diversificazione dagli altri dipendenti comunali, lo svilimento della figura del comandante e, infine, il massacro totale dopo i fatti di Capodanno 2014, con addirittura interrogazioni parlamentari e

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Uno dei tanti attacchi gratuiti in un fumetto altamente diffuso in Italia

promesse di “severità” dopo il presunto “ammutinamento” dei Poliziotti Locali di Roma, affossato in sede giudiziaria, è rimasto il mare di fango, debitamente alimentato da media e politica, con una lettura del fatto orientata al “se la sono cavata con le connivenze” invece che al reale “è stato dimostrato che non vi fu nessun reato e che a negare diritti e pretendere prestazioni non contemplate dai contratti fu il comune”. Da allora solo fango, insulti, denigrazione istituzionalizzata, generalizzata, entrata nel tessuto sociale e nel DNA degli italiani, che ormai al solo leggere “municipale” o “vigili” impazziscono e a prescindere partono con offese e maledizioni, tanto che perfino aprire un fumetto porta a leggere ironie e svilimenti della nostra figura. 

Non abbiamo dubbi, francamente, che se a tirare 4 colpi su un delinquente armato fosse stato un Poliziotto Locale ora sarebbe già indagato ma soprattutto crocifisso a livello mediatico, con opinionisti e presentatori di squallidi talk show già a consumare penne nello scrivere discorsi frementi di sdegno da sottolineare davanti la telecamera con gesti enfatici e parole forbite: una gogna che sarebbe partita dai media per finire tra le pagine dei social, con gli odiati “vigili” nuovamente in catene e coperti di frutta e uova marce. Una gogna che casualmente coincide con l’aumento dei suicidi tra gli appartenenti ai corpi di Polizia Locale: da una media di uno/due casi annui si è arrivati ai 4 del 2015 e ai NOVE del 2016. Sarà un caso? Vogliamo lavarci la coscienza pensando che non vi è alcun collegamento tra il distruggere quotidianamente una categoria professionale e il continuo scoramento dei suoi appartenenti, che nonostante tutto questo continuano a portare risultati più che eccellenti, come sottolineato di recente ed in più occasioni.

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Grafico con dati – parziali – dei suicidi nelle Forze di Polizia: nel 2016 la Polizia Locale arriva a 9, triplicando la media in due anni.

Quale la soluzione a tutto ciò? Ci piacerebbe credere che sarà sufficiente ridarci le tutele strappate, garantirci le qualifiche e l’equipaggiamento uniforme a livello nazionale, ma la verità è che verso la Polizia Locale si è creato un tale odio endemico nella società che l’unica soluzione per ridare dignità agli operatori è cancellare questo corpo tanto vituperato e denigrato: ormai non siamo più giudicati per il servizio che rendiamo, ma per la divisa che indossiamo, e se, pur facendo magari le stesse cose, e vestissimo un’altra, il giudizio sarebbe diverso.

Per questo A me le Guardie, pur confidando che il Decreto Sicurezza ci restituisca un minimo di dignità professionale, insiste che la vera soluzione per i 60mila agenti ed ufficiali di Polizia Locale sia non essere più “Polizia Locale”, ma diventare altro: che poi sia un ufficio comunale con funzioni di controllo e sanzionamento amministrativo, ma privo di qualifiche, armamento e divise da poliziotti, oppure un nuovo reparto della Polizia di Stato piuttosto che magari essere direttamente smistati chi in comune e chi nelle Forze dell’Ordine -quelle vere- è necessario che si faccia qualcosa per tutelare decine di migliaia di operatori di polizia che ogni giorno sono soggetti a dequalificazione da parte di istituzioni, media, cittadini e perfino appartenenti alle forze di polizia. 

dignitameme

Davvero, è ora di dire “BASTA” a tanto male gratuito, e non si può dire che i nostri sindacati, che hanno commentato il caso di San Lazzaro con il solito, laconico “non abbiamo tutele bla bla, polizia giudiziaria bla bla siamo impiegati bla bla”, aiutino più di tanto a voler risolvere davvero la gravissima situazione cui versa la categoria, ormai sommersa da un mare di odio che ci fa forse più male dell’assenza delle fantomatiche “tutele”.   

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2 thoughts on “Gli spari della Polizia e l’odio verso le Guardie

  1. E se al contrario la soluzione fosse quella di non mollare neanche di un millimetro, di continuare a tenere duro a non sottrarre la faccia agli insulti e agli sputi di continuare a credere in quello che siamo in quello che facciamo.
    A volte lo sconforto, la rabbia, le delusione i colleghi o pseudo tali, sono così forti che effettivamente ti viene voglia di mollare tutto. Ma poi ci ripensi e dici no. Non cedo. Non mi piego.
    Anche tu che scrivi con rabbia , che invochi la fine della Polizia Locale ITALIANA, dimostri di amare questa categoria altrimenti non ti lascieresti così coinvolgere nel profondo dell anima.
    Lo facciamo con la speranza che il seme che oggi gettiamo porterà frutto nelle future generazioni quando tanti di quei colleghi che ci hanno portato nel ridicolo, prestando il fianco con il loro modo di lavorare, a chi non aspettava altro per attaccarci. Alle altre polizie gelose e invidiose di quello che siamo in grado di fare, che con il loro potere politico sono in grado di manipolare le informazioni e oggi i social.
    Di comandanti di m…a senza spina dorsale asserviti al politico di turno.
    E io dovrei mollare per tutto ciò?
    MAI
    Con la speranza che anche “a me le guardie” combatta fino alla fine…..
    Gian Luca

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    1. Caro collega io NON getto mai la spugna. Io amo il mio lavoro di poliziotto (indipendente dal complemento di specificazione che segue) e lo ritengo essere il più bel mestiere del mondo,ma è come te lo fanno fare, con la loro maledetta mania della polizia di serie b, con la schifosa consuetudine sociale di ritenerti poco più che un ammortizzatore sociale cui ognuno sa dire cosa fare o meno, con la sistematica dequalificazione cui siamo sottoposti in particolare da “quelli in grado di manipolare le informazioni” che per primi vogliono mantenere questo “status quo” basato sulla loro supremazia nei nostri confronti.

      Questo è quello che voglio finisca, non certo il nostro lavoro di Poliziotti, ma il nostro venire sminuiti in Vigili.

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