Polizia Locale

A che punto siamo coi lavori del DL Sicurezza

A seguito della pubblicazione del nostro precedente articolo a proposito del DL Sicurezza Urbana e della dignità degli operatori di Polizia Locale nessuno dei sindacalisti cui è stato inviato il pezzo ha dato segni di risposta. Siccome qualcuno sostiene che A me le Guardie faccia la guerra ai sindacati a prescindere, è stato deciso di seguire “in silenzio” le lotte di categoria per ottenere giustizia in sede di conversione del citato decreto. Per questo oggi A me le Guardie ha presenziato ad un convegno – un po’ vuoto – interregionale dove, sullo sfondo della mostra itinerante dedicata ai caduti di servizio (meritoriamente voluta dall’associazione APL), i maggiorenti di un sindacato già espostosi in passato con una serie di scioperi hanno presentato ad un membro del governo – deputato vicino a quel Naccarato relatore del disegno di legge di riforma della Polizia Locale – le motivazioni per cui si renderà necessario modificare il testo della legge prima di darne piena applicazione. 

Partiamo con le buone notizie: nonostante la pesantissima situazione sembra che gli sforzi per inserire l’equo indennizzo, la causa di servizio e l’ampliamento delle qualifiche continueranno in primis da parte del già citato On. Naccarato sia da parti politiche diverse: insomma, qualcuno direbbe “Eppur si muove”, certo vi sono dubbi che questo sarà possibile nei brevissimi tempi di approvazione del decreto,ma l’obiettivo è quello di “prendere il treno in corsa” (parole testuali): vedremo, i 60 giorni stanno passando ma è già tanto sapere che non siamo fermi in stazione con la motrice in avaria.

I problemi sono venuti quando è stata condivisa una riflessione secondo la quale uno dei motivi di scarsa “empatia” con la categoria è che i nostri 40 caduti degli ultimi 30 anni

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Il collega A. Ferrari di Milano, deceduto “anormalmente” in un attentato dinamitardo nel 1993.

cui è dedicata la mostra sede del convegno – sarebbero morti in modo “normale”: investimenti, incidenti, malattie contratte a causa del servizio, insomma, non come ci abitua il cinema sensazionalista “sparati od esplosi”: il collega Alessandro Ferrari di Milano avrebbe di che ridire, se potesse. Magari non era un’illazione voluta, ma la sensazione di venire divisi in una serie B anche da morti è stata forte, soprattutto considerando che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte per tutte le forze di polizia, come ha recentemente ricordato l’ASAPS, ed in generale l’Italia è uno dei paesi col minor numero di poliziotti “sparati o fatti esplodere” in assoluto.

In sostanza il messaggio che sembrava passare era che un lavoro che ti obbliga a metterti in mezzo la strada, a sfrecciare nel traffico, a portare soccorso a vittime di incidenti facendo sostanzialmente da scudo umano contro quegli arieti da svariate decine di cavalli e quattro ruote motrici chiamati “automobili” sia una professione normalissima ed un tuo eventuale investimento o incidente risulta un “normale” rischio cui incorri e nel caso capiti la colpa magari è tua che potevi stare attento: insomma, come un amministrativo che inciampa mentre porta dei faldoni per le scale. Benissimo: se questa è l’opinione di chi in parlamento lotta per noi, non voglio sapere quella di chi ci è ostile.

Incrinata non poco la fiducia del sottoscritto le cose sono poi precipitate quando si è parlato di un ruolo “antiterrorismo” della Polizia Locale dato dal presidiare aree a rischio: A me le Guardie lo ha già detto e lo ripete, un servizio a piedi lungo una strada sarà sempre un servizio appiedato, non diventa da “reparto speciale” se lo si fa dopo che un demente ha detto “bombarderemo quella strada” o se invece che in giacca ed in cravatta si è in tuta operativa: sempre a piedi sei, e fai quello che facevi prima e rischi esattamente quanto prima -di nuovo: Alessandro Ferrari è saltato in aria nel 1993, quando le BR erano già in fase calante e Bin Laden era alleato degli americani, eppure la bomba l’ha trovata lo stesso.

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Secondo qualcuno è la divisa indossata a determinare se fai attività di viabilità o antiterrorismo.

Tutt’oggi non capisco perchè parliamo di antiterrorismo quanto le aggressioni e le menomazioni a agenti di Polizia (locale o meno) in Italia derivano per la maggior parte da reazioni sconclusionate ad un controllo, da persone sotto effetto di sostanze stupefacenti, da microcriminalità cittadina, come già detto, incidenti stradali: davvero vogliamo convincere qualcuno che l’equo indennizzo,la causa di servizio e le banche dati ci servono per prendere i latitanti? Vogliamo invece cominciare a far passare il messaggio che sono strumenti semplicemente essenziali per qualsiasi attività di polizia? 

A proposito di attività di polizia, è stato toccato anche il tema delle “competenze” con

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Ricordiamo ai nostalgici di “Otello Celletti” che anche lui portava pistola e manette.

tanto di speranza di un “ritorno alle legge 65” ovvero di un rientro della Polizia Municipale delle sue attività “storiche”, prima insomma che qualcuno “si riempisse di manette” (parole testuali accentuate da enfatici movimenti delle braccia)  ed andasse ad invadere “campi non nostri”. Ecco, un discorso simile quando si è circondati di foto di caduti in servizio, parte dei quali comunque presa a fucilate, coltellate e bombe, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A quanto pare qualcuno auspica che la Polizia Locale torni ad essere i “Vigili Urbani”, ma abbia le coperture e la contrattazione dei corpi statali. Come già anticipato, A me le Guardie ritiene invece che per le “competenze” storicamente ascrivibili ai passati Vigili urbani le qualifiche di polizia sono ad oggi un’esagerazione giuridica e che tali semplici attività si possano fare benissimo con la sola qualifica di polizia amministrativa, similmente ai controllori dei mezzi pubblici se dovesse saltar fuori un’aberrazione stile “ausiliari della sosta” trattati da poliziotti, allora ben ha ragione chi dice che gli accertatori del bus avrebbero bisogno di una pistola.

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Oggi la Polizia Locale di Opera ha arrestato un pirata della strada pregiudicato: speriamo che nessuno ritenga non fosse nostro compito.

A proposito di pistola: prima di andare all’incontro ho dovuto perdere venti minuti a portare l’arma in comando per averla a portata di mano all’inizio del turno – sarei tornato direttamente senza passare per casa – questo perchè se avessi portato il ferro fuori territorio secondo alcuni sarei stato un “criminale”: nessuno ha detto nulla su questa sorta di libertà vigilata, che a quanto pare va bene a tutti, purché si abbia le tutele. La dignità, invece, si è persa da un po’, come dimostra la non tacita speranza che si confermi l’esistenza delle Forze dell’Ordine a tutela del cittadino e dei “forse dell’ordine” il cui compito è invece quello di multare: basta che per multare si sia tutelati come chi protegge e tutti contenti, poco importa dell’evidente imbarazzo di voler essere un corpo di polizia senza rischiare di doversela vedere “d’ufficio” coi criminali, relegando quest’ultima possibilità ad un “caso” possibilmente da evitare scandando le rogne o passandole ad altri: credetemi, miei pochi ed affezionati lettori, ero letteralmente basito. 

Alla fine della giornata A me le Guardie si augura che le ottime premesse dei primi minuti del convegno possano essere realizzate e che la conversione del DL Sicurezza ci regali ameno un minimo di giustizia, tuttavia non posso fare a meno di sottolineare che se chi combatte per noi ha certe idee ferme a 30 anni fa, beh, forse i Sindacati non i ho attaccati abbastanza, checché ne dica qualcuno. 

gondor

 

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