Polizia di Stato · Polizia Locale

Divise contro parte II

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Un momento della Tregua di Natale

Visto il tema festivo ho piacere di ricordare la Tregua di Natale, avvenuta tra il 25 ed il 26 dicembre 1914, durante il primo conflitto mondiale, lungo le trincee del fronte orientale: senza alcun ordine superiore o dei rispettivi comandi, i battaglioni dei  due fronti opposti cessarono il fuoco e si incontrarono a mezza via dalle rispettive posizioni scambiandosi auguri, souvenir e cibo, onorando i rispettivi caduti con cerimonie religiose collettive e organizzando perfino partite di calcio.

Bellissimo. Peccato che invece che della tregua di Natale oggi parleremo della Guerra di Capodanno: non mondiale, non locale, non combattuta con armi distruttive, ma guerra, e purtroppo, civile e combattuta in Italia. Tra Guardie.

Teatro dello scontro è la città di Milano, dove l’amministrazione ha raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali della Polizia Locale (quelle contro cui non di rado A me le Guardie si scaglia) per dare un buon gettone di presenza agli agenti che accetteranno di effettuare servizio straordinario la notte di Capodanno. La notizia – e le cifre – vengono postate sulla bacheca locale del sindacato di Polizia SAP (con cui ci siamo spesso trovati d’accordo) lamentando una sorta di differenza nel trattamento degli agenti statali, che non riceveranno particolari bonus e soprattutto dando il via ad una pletora di commenti mostruosi nei confronti della Polizia Locale (milanese e non) con celolunghismi, pregiudizi ed insulti gratuiti che speravamo davvero di non leggere nella bacheca di una organizzazione sindacale che, forse non sorella, quantomeno cugina si sperava fosse, e che a suo tempo aveva dato soddisfazione alla Polizia Locale  addirittura auspicando un “fronte comune tra le polizie”: dov’è finito questo fronte, oggi? E’ stato sfaldato per poche centinaia di euro?

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L’accordo così come consentito dall’attuale contratto delle Polizia Locali

Sullo stesso piano sono state le risposte del fronte opposto, con diversi agenti locali che hanno risposto al “fuoco quasi amico” con altrettanto livore e forza.

In mezzo tanto astio è intervenuto a tempo di record prima il sindacato UIL Polizia Locale per il tramite della pagina facebook della sezione di Milano, e, subito dopo – ed in modo encomiabile – il DICCAP-SULPM, facendo notare come innanzitutto sia inutile prendersela con il comune di Milano per un problema – la retribuzione della Polizia – riguardante al limite il Ministero dell’Interno e che questa contrattazione è possibile per il mero fatto che avendo la polizia locale un contratto di tipo privatistico – comparto Enti Locali –  viene previsto che esso possa essere oggetto di accordi e gettoni in occasione di servizi particolari (e nell’ottica del contratto enti locali i festivi notturni sono decisamente particolari).

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La bella risposta del DICCAP/SULPM

Suona tuttavia difficile ritenere la situazione globale della Polizia Locale invidiabile rispetto quella della Polizia di Stato, stante la mancanza di equo indennizzo, causa di servizio, pensione anticipata, bonus stipendiale alle forze dell’ordine, restando a livelli meramente contrattuali e senza volerci infilare nel ginepraio di formazione, equipaggiamenti, strumenti, banche dati, riconoscimento sociale e politico.

A me le Guardie è il primo ad auspicare che tali differenze saltino al più presto con l’inserimento della Polizia Locale – o del suo personale – nel comparto sicurezza, con contratto privatistico, con la stessa indennità che si sia a Milano, Venezia, Bologna, Napoli, Palermo o Torino e lo stesso trattamento si sia dipendenti  dello Stato o dell’Ente locale. 

In vista di questo obiettivo ci si pone quindi la domanda: ma perchè invece di azzannarci non combattiamo assieme? Perché invece di arrabbiarsi la Polizia di Stato per una stortura contrattuale non lotta per darci il loro medesimo trattamento? Perché la Polizia Locale non chiede a gran voce la fine dei decentrati locali e l’ingresso in toto in una contrattazione pubblica? O si deve pensare che da una parte di vorrebbe i “vigili” non ricevere l’unico vantaggio della loro attuale situazione e dall’altra si vorrebbe essere “poliziotti” senza però prenderne anche gli oneri oltre che gli onori?

Riusciremo mai a vedere in Italia le bellissime scene viste nei mesi scorsi in Francia, con tutte le forze di polizia unite nel richiedere al governo risorse e misure straordinarie per affrontare l’ondata di criminalità e il pericolo terrorismo? Vedremo mai una seria sinergia tra guardie – dimenticando chi porta le stellette, chi lavora per il Ministero, chi per i comuni, chi fa servizio di viabilità, chi di pronto intervento- con l’unico scopo di ottenere un rinnovo di tutto il comparto sicurezza, che soffre una legge con ormai quasi 40 anni sulle spalle, che si è visto depauperare di strumenti e veicoli, che si vede legato ad armamenti e vestizioni ormai obsolete, cui è negato l’accesso a nuovi strumenti quali il thaser, che vede alcuni appartenenti discriminati rispetto ad altri e che permette che corpi di polizia vengano fatti sparire dall’oggi al domani da un governo che nemmeno un mese dopo cade con la stessa velocità con cui è salito? Ma dove sono quelli da combattere? Tra noi? Esternamente? O sopra? E quando la smettiamo allora di prenderci a cazzotti a vicenda per affrontare a muso duro chi da queste divisioni fa la sua forza politica ed elettorale dando e togliendo a turnazione in modo da tenerci tutti costantemente in bilico?

Quando potremo vedere le nostre livree davvero unite  per la sicurezza del paese, col rispetto delle istituzioni, con la colleganza tra tutti noi, senza confronti, pregiudizi e lotte?

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La bellissima immagine di copertina della principale pagina social della Polizia Municipale francese.

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