Cronaca · riflessioni

Mala Tempora Currunt

Ho avuto modo di rileggere il racconto di Edgard Allan Poe La Maschera della Morte Rossa: durante  una terribile pestilenza che miete vittime senza dare alcuna speranza di salvezza,

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Danza con la Morte (Pinterest)

il principe Prospero decide di chiudersi nel proprio castello con mille cortigiani scelti tra i nobili più valorosi, le dame più belle, i cuochi migliori, i musicisti più capaci, alzando il ponte levatoio tra loro e la popolazione decimata dalla peste, dando il via ad una lunga serie di feste e danze, godendosi al massimo i piaceri della vita fino alla fine dell’epidemia, o fino al suo ingresso tra le mura del castello.

Il principe ed i suoi conviviali, diventano, in modo simile ai nobili del boccaccesco Decameron, pallide figure che
giocano alla vita in un mondo giunto alla sua fine, che tentano, tramite i bagordi, di esorcizzare la paura dell’imminente fine del loro sistema di vita e della loro società basata su caste sociali al cui vertice si pone quella nobiliare, in un estremo tentativo di essere immuni perfino alla Morte.

La vicenda di Tiziana Catone ha per me lo stesso sapore di decadenza e di depravazione del racconto di Poe, e davvero nulla invece della freschezza e della volontà di reazione espressa nel già citato Decameron. Ciò che mi ha colpito, oltre ovviamente alla terribile decisione di porre fine alla propria vita non per quello che si è fatto – peraltro assolutamente NULLA – ma per quello in cui è stato trasformato quello che era e doveva restare un gioco privato. Non è tanto la diffusione ciò che mi ha shokkato quanto la malignità, la cattiveria, la maldicenza e le mostruosità che questa diffusione ha portato. Quello di Tiziana non è il primo caso: prima di lei si suicidò Carolina Picchio, quattordicenne vittima prima di uno stupro poi delle cattiverie online e non dei compagni, e negli stessi giorni della morte di Tiziana si apre l’incubo di un’altra vittima a Rimini, dove una 17enne è stata filmata e derisa dalle “amiche” mentre veniva violentata nei bagni di un locale. 

Cos’hanno queste tragiche storie in comune col Principe Prospero e la Morte Rossa? Le protagoniste nulla,ma coloro che le hanno derise, schernite e massacrate, hanno invece molto in comune con i mille cortigiani che in mezzo al marciume festeggiavano e ridevano. Perché la nostra società ormai sembra diventata sempre di più questo: un immenso palazzo del Principe ove tutto deve essere accantonato e dimenticato a favore del divertimento,  dell’approvazione, dell’allineamento ad una massa priva di potere,ma piena di potenza, la potenza infima e meschina dei social network, dell’ipocrisia, dei giudizi facili, della demagogia, del bullismo elevato a sistema. Le istituzioni non ci sono e non contano, ormai, e quando si ha da esse – o da chiunque- una delusione, non si tenta nemmeno di difendersi in sedi istituzionali o nel dialogo: è molto più facile pubblicare su facebook o twitter la multa ricevuta, la foto della ex, il ragazzo che con la sua diversità ci fa sentire meno sicuri in noi stessi, ed ecco che non si cerca più la soddisfazione del torto -reale o presunto- subito, ma la distruzione di colui che tale torto ha causato.

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Il cyberbullismo

Non si scrive della multa per farsela togliere dalla polizia, non si mostra la ex per riconquistarla, non si esibisce l’amico diverso per coinvolgerlo negli altri, ma per scatenare contro ognuno di essi il fiume di odio e di malvagità sopita nei cortigiani che hanno alzato il ponte levatoio del web tra loro e i tanti problemi dell’ormai estenuante crisi – economica, politica, sociale – che sta devastando il nostro sistema togliendo il respiro ad ognuno tra disoccupazione, tasse, senso di sconfitta, anzi, di collasso collettivo ad una situazione ove siamo tutti – o quasi- senza lavoro o precari, ma nessuno riesce a fare a meno dell’aperitivo serale o del nuovo smartphone, un ossessivo gioco al massacro di chi è considerato debole, diverso o fastidioso, ed in un assurdo egocentrismo sociale dove ognuno vuole essere libero di fare e dire ciò che gli pare,ma purché sia accettato dalla massa dei consimili nella quale trova la sua forza, perchè passare da lapidatori a lapidati è un attimo.

In questo momento in cui è così facile essere portati all’esasperazione, alla solitudine e alla depressione solo per fare parte di una categoria o direttamente essere una persona contro la quale si scatena l’odio allucinato ed allucinante dei moderni ospiti di Prospero non posso non citare un altro grande personaggio: quel San Colombino, interpretato da Gigi Proietti, che in “Brancaleone alle Crociate”, chiamato a scegliere chi nominare Papa tra due personaggi ugualmente inadatti al ruolo, non può che sospirare: MALA TEMPORA CURRUNT ovvero corrono – sono – brutti tempi.

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Santo Colombino (da Brancaleone alle Crociate)

Tuttavia, mentre le danze scorrono di mese in mese, la pestilenza non tende a diminuire e gli haters globali continuano, anche dopo morta, a colpire Tiziana Catone con la loro malvagità, e, assieme a lei, tutti coloro che ritengono buffi, strani, diversi o nemici – è quotidiano il posting e successivo dileggio di persone grasse o anziane, di scollature, di minigonne, di poliziotti – municipali o meno – di veicoli, di testi, tutto giudicato, tutto ricliccato, tutto, molto spesso, semplicemente insultato senza motivo se non per pura cattiveria: addirittura, si è arrivati a cercare pagine o post di “colui”-“colei”-“quello”-“quelli”- che stanno poco simpatici per insultarli gratuitamente, ovviamente condividendo il proprio messaggio tra gli amici e dando il via quindi ad un assalto di odio, ad una lapidazione forse più violenta di quella cui era sottoposto  un prigioniero ad una gogna pubblica, in un tripudio di grida festanti simili a quelle lanciati dai romani nel vedere della povera gente sbranata dai leoni.

Ma è necessario tutto ciò? A chi giovano tanto odio gratuito,tanta sofferenza, tante dita puntate, tanti suicidi attuali e potenzialmente altrettanti futuri? Eppure al principe di Prospero non è andata tanto bene: durante la festa più sontuosa, in mezzo ai mille cortigiani si è presentata la Morte Rossa in persona a sfidarlo ed ucciderlo davanti agli ospiti, per poi prenderli uno ad uno nel giro di una notte.

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La Morte Rossa

E allora tutti compresero e riconobbero la presenza della “morte rossa” giunta come un ladro nella notte, e a uno a uno i gaudenti giacquero nelle sale irrorate di sangue delle loro gozzoviglie, e ciascuno mori’ nell’atteggiamento disperato in cui era caduto. E la vita della pendola d’ebano si estinse conquella dell’ultimo dei baldorianti. E le fiamme dei tripodi si spensero. El’Oscurita’, la Decomposizione e la Morte rossa regnarono indisturbate su tutto.

E.A. Poe, la Maschera della Morte Rossa, ultimo capoverso.

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