Cronaca · Polizia Locale · riflessioni

L’agonia delle polizie locali nell’era del terrorismo internazionale

In questi giorni ricorre l’anniversario della strage di Via Palestro, avvenuta il 27 luglio 1993 e dove, accanto ad un senzatetto e a tre colleghi Vigili del Fuoco perse la vita l’Agente di Polizia Munici238896_657661_alessandro_11842251_displaypale Alessandro Ferrari. Partiamo da quel giorno lontano in Lombardia, dal primo – a mio sapere – “vigile” morto a causa del terrorismo, almeno in un periodo successivo agli anni di piombo. Saltiamo avanti di 20 anni e spostiamoci in Francia, dove il 7 ed il 9 gennaio 2015, durante diversi attacchi terroristi, muoiono, tra gli altri, Ahmed Merabet e Clarissa Jean Philippe, agenti municipali di Parigi e Montrouge. Arriviamo ad oggi, al 14 luglio, a Nizza, dove a tentare di fermare e poi raggiungere e neutralizzare un camion lanciato tra la folla vi erano, a quanto pare, gli agenti della polizia cittadina, ora protagonisti di un flipper di accuse col governo centrale francese su chi abbia la responsabilità degli scarsi controlli in zona e dell’elevato numero di vittime dell’attacco.

Ma chi è, e cosa fa, la Polizia Municipale? La chiarezza sul ruolo, che si pensava essere un problema tutto italiano, si rivela, in questo periodo di tensione sociale e di stragismo terrorista, un impellente bisogno il cui grido risuona in tutto il vecchio continente. Cosa fa la Municipale, almeno sulla carta, in Italia, lo sappiamo:Agenti/ufficiali di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza (se nominati) nel territorio di servizio, il tutto a competenza generale, ovvero con i medesimi doveri e competenzeimage delle Forze dell’Ordine Statali, cui sono ausiliarie solo nell’attività di Ordine Pubblico, momento definito tale da apposita ordinanza questurile, e nella dipendenza dalle loro centrali per il controllo delle banche dati statali sulle persone pericolose e con precedenti criminali. A fronte di tali importanti qualifiche abbiamo invece un’istituzione divisa, priva delle tutele giuridiche e contrattuali proprie degli operatori di Polizia  e con enormi differenze di attività, equipaggiamento e formazione anche tra città contigue.

Parlando della Francia, l’indomani dei citati attentati sono state promesse -ed in minima parte mantenute- alcune importanti riforme alle loro competenze. A fronte del riconoscimento pieno come Forza di Polizia, di divise e di formazione unificata, infatti, i colleghi francesi soffrono come noi non solo la dipendenza dalle forze statali per il controllo delle persone, ma addirittura l’assenza di una qualifica assimilabile al nostro “ufficiale di polizia giudiziaria” cosa che di fatto impedisce alla Police Municipale di effettuare indagini ed interventi complessi, obbligandoli a consegnare alla Gendarmeria chiunla-police-municipale-vient-de-recevoir-son-nouveau-vehicule-photo-serge-deunier-1450251431que dovessero arrestare in flagranza di reato: in soldoni, se la municipale di Rouen avesse fermato i terroristi mentre andavano a compiere il loro attacco alla chiesa, gli agenti non avrebbero avuto modo di controllarne i carichi pendenti, e quindi di salvare la vita di Padre Hamel. Allo stesso modo, se i terroristi del Bataclan, passati spesso in Italia nelle fasi di preparazione, fossero stati fermati dalla nostra Polizia Locale, non si avrebbe avuto accesso ai loro dati sulle banche dati nazionali ed europee. Va fatto notare inoltre che solo il 40% degli operatori di Polizia Municipale francesi sono armati, e che le loro competenze, sostanzialmente di primo intervento, viabilità ed accertamento soste/violazioni varie (ma non rilievo incidenti gravi), li rendono all’occhio di chi scrive più simili a guardie giurate comunali che ad agenti di polizia, al di là delle notevoli e pratiche dotazioni e della formazione sicuramente più omogenea che in Italia, dove però possiamo effettuare operazioni di polizia giudiziaria che oltralpe si sognano.

Situazione simile è quella spagnola, dove la Policia Local/Municipal/Guardia Urbana, anche li divisa in mille nomi, livree e divise, pur se generalmente armata ed equipaggiata (con strumenti decisi da legge statale su cui i sindaci non possono nulla peraltro), facente parte dei corpi di sicurezza nazionale, soffre quando si parla di possibilità operative di polizia, con competenze estremamente limitate alle sole ordinanze comunali ed alla viabilità, con obbligo di intervento e repressione reati,ma anche in questo caso con la costrizione di consegnare il fermato alla Policia Nacional e l’impossibilità di effettuare controlli relativi l’immigrazione, certo, in Spagna facciamo Ordine Pubblico, ma mi chiedo se il gioco valga la candela. In Svizzera abbiamo due livelli di polizia locale (ed una federale): la Cantonale, assimilabile in tutto e per tutto ad una polizia statale europea, e la comunale, che, sebbene in alcune città (Zurigo, ma anche Bellinzona e Locarno) abbia gli stessi poteri (ed a volte prenda il posto) della controparte maggiore e presenti ottima formazione ed equipaggiamenti, nei piccoli centri ove mancano convenzioni con lo stato centrale ha limiti operativi simili a quelli francesi.

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Ben diverso il mondo tedesco, nordico ed anglosassone, dove la Polizia è organizzata per la massima parte su base locale, slegata dal governo cittadino e coordinata a livello centrale, con competenze che spaziano dal divieto di sosta – anche se in somma parte ormai demandato ad ausiliari o guardie private – all’antiterrorismo e dove quindi lo stesso concetto di “vigile”, poliziotto di serie B, è del tutto assente. Abbastanza simili sono agli Stati Uniti, dove ricordiamo che esiste una netta divisione tra le competenze dei distretti locali (cittadini o dello sceriffo) – cui competono l’ordine pubblico e la repressione di gran parte dei reati nati e consumati all’interno del loro territorio –  e quelli federali, tra cui enumeriamo il terrorismo, il rapimento, l’immigrazione clandestina e il contrabbando, divise tra varie agenzie quali FBI, DEA, BORDER PATROL, ATF, US MARSHAL. Indipendentemente dalle norme dei vari Stati, un poliziotto americano è riconosciuto come tale in tutta l’Unione e non esistono agenti che siano disarmati, impossibilitati ad un controllo approfondito delle persone o privi di equipaggiamento base, dal primo degli SWAT del NYPD all’ultimo dei marshal (sono gli agenti in paesi così piccoli da non avere nemmeno uno sceriffo o un vice) del Nebraska.

In alcuni stati, in particolare dell’est quali Slovenia, Croazia, e Romania, ma andando a nord anche  in Estonia,  fino ad arrivare a Cipro, la Municipale ha compiti assimilabili (chi più chi meno) a quelli dei nostri ausiliari del traffico, non porta armi e non ha qualifiche di polizia, in Grecia è stata recentemente abolita ed il personale smistato tra la Polizia di Stato e le amministrazioni locali -visto che volendo è possibile e le competenze dei colleghi greci non erano lontanamente paragonabili alle nostre – in Canada il sistema è simile a quello statunitense.

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Cosa si può dire per chiudere questa carrellata di competenze, oneri ed onori delle Polizie Locali del mondo occidentali? In primis va sottolineato come in Italia, a dispetto di una normativa contrattuale vergognosa, della mancanza di tutele e di una suddivisione a macchia di leopardo, la Polizia Municipale abbia più  possibilità operative rispetto la maggior parte delle controparti europee, le quali hanno invece il profilo assimilato alle forze statali: una contraddizione vergognosa che sarebbe doveroso risolvere con una certa urgenza.

Ma andando oltre il nostro paese, ha senso, nel mondo globale di oggi, nel contesto sociale di oggi, con le minacce di oggi, che esista una “polizia a metà” che, indipendentemente dalle qualifiche, non abbia modo di effettuare controlli approfonditi sulle persone fermate? Ha senso oggi una “quasi polizia” che ha bisogno di tirare la manica di un operatore statale per terminare le pratiche di un arresto o di un’operazione più complessa del primo intervento sulla scena, che non può portare l’ arma – avendola- al di fuori del servizio e/o del territorio di appartenenza? C’è davvero bisogno che alle “Forze dell’Ordine” si contrappongano delle “Forse dell’Ordine” con l’evidente compito di occuparsi di ciò che agli altri piace meno e di fare eventualmente da facile capro espiatorio, vedasi Nizza dove addirittura si sospetta che siano state fatte pressioni per citare la Polizia Nazionale pur di non ammettere che sul posto vi era solo la Municipale? Non è che forse ormai, come tanti altri mestieri e realtà, una polizia “locale” sia di troppo in un mondo “globale” e che si debba chiarire una volta per tutte che la Polizia deve essere una ed una sola, con competenze, formazione, possibilità operative ed equipaggiamenti chiari ed univoci a livello ormai sovranazionale? Il cittadino ha davvero bisogno di una “polizia” che gli faccia la sanzione alla sosta, ma non possa verificare se un soggetto fermato per un’ infrazione magari banale non abbia in capo un rintraccio per sospette attività eversive?  Non potrebbe esserci una sola Polizia a fare tutto, o arrivare, come successo in determinati pesi, alla consapevolezza che ad oggi alcune Polizie Locali fanno cose molto locali ma molto poco di polizia? Può esistere che vi siano poliziotti che, privi di armi, giubbini antiproiettili, addestramento, tutele, possibilità operative, risultino quindi inidonei a garantire la sicurezza dei cittadini, fine che, con buona pace dei sindaci ove ne hanno disponibilità, dovrebbe essere quello primario?

POLIZIA LOCALE IN UN MONDO GLOBALE, A QUANDO UN SERIO DIBATTITO SUL SUO FUTURO, LA SUA UTILITA’  E LA SUA CRESCITA NELLO SCENARIO ATTUALE? 

Si ringraziano i colleghi Fabrizio Caiazza, Alessandro Mancini e Raffaele Stillitano per l’aiuto dato alla stesura dell’articolo. 

 

 

 

 

 

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