Codice Penale · Polizia Locale

Una risposta a chi ci denigra e dequalifica

Con la presente si vuole rispondere alle recenti e diverse esternazioni sulla Polizia Locale, sfociate in un discorso che non si limita a mettere in dubbio le sue funzioni, ma addirittura a delegittimarla quando non ad offendere direttamente i suoi appartenenti.

Un buon inizio è chiamare le cose col proprio nome: i “Vigili Urbani” sono una figura che la legge italiana ha cancellato e sostituito con le Polizie Locali. Così come nessuno si sognerebbe di chiamare un agente della Polizia di Stato con l’epiteto di “Guardia di Pubblica Sicurezza” o darebbe del “Reale Carabiniere” ad un appartenente all’Arma, si invita a riferirsi ai Poliziotti Locali con la loro attuale denominazione.

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Occorre quindi puntualizzare che gli appartenenti alla Polizia Locale hanno le medesime qualifiche pubbliche delle altre Forze di Polizia, sebbene limitate al territorio di appartenenza – ed a volte con nemmeno questo limite – ed hanno pertanto la possibilità di eseguire i medesimi controlli, le medesime attività nonché l’obbligo di procedere alle medesime azioni nel caso si trovino di fronte un reato, poiché si vuole ricordare che nel nostro paese non sono né il contratto né la dipendenza funzionale a decidere le sfere di intervento di un operatore di polizia, ma bensì le qualifiche che la legge gli conferisce, indipendentemente dall’ente cui l’operatore è dipendente.

Gli agenti di Polizia Locale hanno quindi la possibilità ed il dovere di intervenire su illeciti di natura amministrativa e penale in egual misura,  nonché di tutelare la sicurezza stradale e pubblica, senza che alla loro attività vi sia alcun limite funzionale o alcun obbligo di demandare ad altri corpi statali gli interventi, salvo improbabili casi di tumulti, manifestazioni o disordini così grave da richiedere l’intervento delle specialità di Ordine Pubblico delle Forze di Polizia statali.

Va fatto notare che le Polizie Locali rendono a tali responsabilità onore con la stessa professionalità e capacità delle altre Forze, come dimostrano successi recenti e passati, anche nel campo di importanti piaghe sociali quali la pedofilia, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio di droga, oltre che nei consueti compiti di Polizia Stradale, verso i quali lo stesso Ministero dell’Interno ha riconosciuto l’indispensabile apporto delle Polizie Locali, e contrasto alla microcriminalità, e che questa professionalità la pagano con aggressioni e ritorsioni quotidiane.

Quello che invece le Polizie Locali non hanno – e stanno lottando con forza perché venga riconosciuto  – sono le stesse tutele previdenziali delle Forze dello Stato, in quanto non vedono riconosciuti equo indennizzo e causa di servizio in caso di infortunio o morte, la professione usurante, la pensione privilegiata, l’accesso alle banche date ministeriali per l’identificazione certa delle persone controllate e, ultima ingiustizia, il disconoscimento dell’ultimo bonus economico introdotto le Forze dell’Ordine dal governo Renzi. La lotta della Polizia Locale per ottenere questi riconoscimenti non è solo uno sfizio, ma un vero e proprio obiettivo per garantire ancor più di ora la sicurezza delle città e delle persone, e il solo leggere personalità pubbliche, religiose, ma anche semplici cittadini negare il loro impegno e le loro capacità professionali è un’offesa che nessuno dei quasi 60mila agenti locali merita, indipendentemente dagli errori che possa commettere il singolo.

Per quanto concerne la preparazione professionale e l’addestramento, si invitano coloro che ne mettono in dubbio la qualità o l’efficacia a frequentare qualche corso di tecniche operative per avere l’immagine di istruttori Poliziotti Locali che insegnano Tiro Operativo a colleghi dell’Arma, della Marina Militare, della Vigilanza Privata, così come vogliamo ricordare che l’addestramento di guida sicura ai militari impegnati nella scorta alle personalità in occasione dell’ultimo Expo di Milano è stato affidato agli agenti della Polizia Locale del capoluogo lombardo. In ultimo, vorremmo invitare i detrattori ai seminari e ai convegni di categoria, dove sempre più spesso Polizia Locale, Carabinieri, Polizia di Stato e altre forze si mescolano a scambiarsi informazioni, percorsi formativi ,esperienze professionali, con relatori, allievi, moderatori interforze che spiegano a tutti i colleghi riuniti le più importanti novità legislative delle tante sfere di applicazione della Polizia Locale in sinergia con le Forze dello Stato.

Forse qualcuno ha ancora l’immagine – parodistica già allora – del Vigile Otello Celletti che confonde la sosta con la fermata, ma che ricordiamo così onesto ed integerrimo da agire contro il suo Sindaco e per questo affrontare un processo.

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La Polizia Locale di oggi condivide col personaggio immortalato da Alberto Sordi l’onestà, ma ha visto le sue attività e la sua formazione andare al passo con i tempi, rendendo di fatto un errore accostare tale figura alla mera sanzionatura di illeciti basilari quali la sosta irregolare dei veicoli o le semplici violazioni dei regolamenti comunali.

Si prega pertanto di pensarci due volte, e magari anche tre o quattro, prima di esternare pareri offensivi che minano la dignità professionale ed umana degli operatori di Polizia Locale, che tendono a sminuirne l’operato ed il diritto ad avere in dotazione strumenti di autotutela che consentano loro di proteggersi dalle sempre più numerose aggressioni e di affrontare in sicurezza le sempre più impegnative sfide che li vedono in prima linea nel garantire, in concerto con le altre forze,  la sicurezza dello Stato.

 

 

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