Cronaca · Polizia Locale

A Rimini 87 arresti, altrove reinserimenti, oneri -tanti- ed onori -pochi – comunque a discapito dei precari!

Mai come in questi giorni abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione di come la Polizia Locale sia davvero una polizia a 360 gradi: una polizia che, oltre ad occuparsi di piccole infrazioni e problemi quotidiani, è in grado di arrestare latitanti internazionali, una polizia capace di affrontare lo sfruttamento dei più deboli , una polizia al passo con le nuove tecnologie, una polizia che non dimentica chi le scappa ,  una polizia attiva contro il microcrimine, una polizia che salva delle vite,  una polizia , siano lodati i colleghi di Rimini,  così forte  da debellare un traffico di stupefacenti (due volte).

Mesi e mesi di indagini, migliaia e migliaia di pagine, un’unica grande operazione della durata di dodici ore culminata in 87 arresti, numeri simili ad un’analoga operazione dei “cugini” dell’Arma dei Carabinieri, con la quale tuttavia non si è condiviso il risalto mediatico.

Purtroppo la Locale ha dimostrato anche di essere una polizia che affronta minacceintimidazionipercosseaggressioniscontri a fuoco.

Una polizia a 360 gradi, come i colleghi Statali che, come i colleghi Statali, chiede il rispetto per il suo ruolo, non certo volendo essere superiore a qualcuno, ma, di certo, non sentendosi inferiore a nessuno.

FORZE-DELLORDINE

Spiace molto invece leggere l’iniziativa di un grande comune del nord. Sia chiaro, non sarà questo blog di Guardie a criticare il reinserimento sociale dei detenuti, anzi, ben vengano sempre più iniziative volte a questo nobile scopo. Tuttavia non posso fare a meno di chiedermi per quale ragione, tra tutte le attività in cui queste persone possono essere impegnate, si sia scelto proprio una che va a sostituire l’operato degli agenti di Polizia Locale, sollevandoli da un incarico che è quasi intrinseco nel loro ruolo: la custodia della Casa Comunale, servizio peraltro da svolgere in armi, come da normativa di settore (art. 20 dm 145/87).

Lascia basiti inoltre sentir dichiarare la necessità di “destinare” gli agenti in servizio a “compiti più consoni al loro profilo”…Forse le soste? Forse la viabilità? Forse qualcuno pensa che un detenuto -per quanto ammirevole nella sua volontà di reinserirsi nella società – sia più indicato di un agente di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza, vincitore di un concorso basato sulle materie di diritto penale, amministrativo e della strada, a garantire la Sicurezza?

Parliamo dello stesso comando che, non più tardi di sei mesi fa, ha dedicato la ricorrenza della propria fondazione a 15 agenti precari , descritti come “formati, giovani e laureati”, lasciati a casa in conseguenza al decreto 78/2015 , poi peraltro convertito in legge, e che ora dovrebbe chiedersi come i sopraindicati agenti possano sentirsi anche solo a leggere un’ ipotesi del genere, indipendentemente dall’influenza che possa avere o meno questo progetto nelle loro future possibilità di rientro in servizio.

Ripeto, non vi è certo acredine contro i destinatari del reinserimento sociale, anzi, ma solo sgomento per la scelta del settore in cui impiegarli.

Ancora una volta si vede come nonostante tutte le belle prospettive di unità, fratellanza, colleganza, ricerca della riforma, equiparazione alle polizie statali e tutti i bei concetti che porto avanti da quasi due anni in questa piattaforma, queste parole decadano di fronte quella che per altre forze è uno dei punti cardine: la fidelizzazione degli appartenenti, la sensazione di essere parte di una famiglia, il riconoscimento del valore di chi è quasi alla vetta e la volontà di tendere una mano per raggiungerla (il riferimento è alle lotte sindacali dei supereroi statali per lo scorrimento delle graduatorie).

Questo, posso assicurarlo, nessun precario della Polizia Locale lo ha mai sentito, né dai vertici, né, tanto meno, dai sindacati né, spesso e purtroppo,  dagli stessi colleghi in strada.

 

 

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