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Parigi val bene una messa

Ho voluto aspettare, di nuovo, per commentare i fatti di Parigi. Sembra quasi un orribile deja vu di quanto detto in occasione degli assalti del gennaio scorso, con l’aggravante della rinnovata crudeltà e ferocia dimostrata dagli assalitori, pronti, una volta di più, a colpire i giovani, i civili, l’arte, la musica, i luoghi di aggregazione. Pronti a creare un clima di terrore, di paura, di xenofobia e di scontro tra civiltà. Obiettivi che, sullo sfondo della composta reazione dei parenti delle vittime e delle condanne provenienti da ogni angolo, sembrano essere raggiunti, in particolare se si guardano le dichiarazioni di certe componenti politiche estreme, sempre pronte a soffiare sul fuoco ad a richiedere soluzioni ed interventi che, per la loro stessa concezione, non solo rappresentano ipotesi irrealizzabili alla luce delle Costituzioni nelle moderne democrazie,ma addirittura sembrano avvallare il sistema di governo chiuso, centrista, monocratico e perfino dogmatico propagandato dagli assassini.

La marea di parole, il fiume di persone, le decine di notizie false spedite dalla rete e dai social network, tutto quasi ad accettare reazioni spropositate, proposte di guerra, spettri di un Apartheid che non ci appartiene nel tentativo di cancellare l’unica verità che si cela dietro la nuova ondata di terrorismo: i nemici non sono solo nostri,ma di tutti, e le loro vittime sono cattoliche, musulmane, ebraiche, occidentali ed orientali. Il crimine non ha mai avuto un colore, una religione, un’etnia, e questo, per quanto grande, per quanto mostruoso, per quanto incomprensibile nella sua ferocia, è crimine.

In quanto crimine, spetta a noi Forze di Polizia rispondere ad esso, e sconfiggerlo. Spetta a noi come entità, non come corpo singolo o specifico. Non intendo stare ad annoiare su cosa può fare la Polizia Locale contro tutto questo, ma, per chi ancora una volta accampa scuse e cerca nascondigli si, non posso che ripetere quel che dissi commemorando i colleghi deceduti a Parigi quasi un anno fa:

A chi non la pensa così dico ANDATEVENE, lasciate la pistola, se l’avete, e il distintivo che sicuramente avete, e andate a fare altro, non abbiamo bisogno di voi, ma soprattutto, i cittadini non hanno bisogno di voi. Siete inutili alla gente e dannosi ai colleghi che vi hanno accanto.

Nessuna scusa può esserci per chi rifiuta il suo dovere quando si parla di assassini che volontariamente colpiscono in maniera tale da uccidere i giovani, di instillare in loro il terrore, di abbattere il futuro della nostra società, di generare insicurezza nei civili, nei cittadini, in tutti noi. La risposta al loro terrore deve essere la nostra compattezza nell’abbatterli, nell’impedire che le loro barbarie modifichino lo stile di vita conquistato in secoli di civiltà e di battaglie e che deve restare aperto a tutti coloro che lo vorranno perpetrare, uno stile, una civiltà, che vanno oltre etnie e religioni, veli o cappelli.

 

Voglio terminare  con la cerimonia, che, idealmente, chiude per me il cerchio di questo articolo. Parigi val bene una messa, l’ho intitolato, citando il re Enrico IV di Francia, che (pare) abbia pronunciato questa frase nel convertirsi al cattolicesimo e venire quindi consacrato sovrano chiudendo un periodo di guerre civili e di religione durato dal 1585 al 1593.

Parigi val bene la messa tenuta oggi a Venezia in ricordo di Valeria Solesin, che in realtà è stata un rito laico officiato da tre religioni (e alte cariche dello Stato e dallo stesso Comune), una messa che vale perchè, ostracizzata da alcuni come “esagerata” come “atto non dovuto e che nessun altro ha avuto” va letta nel messaggio che essa contiene, nell’essere il funerale di qualsiasi violenza nel nome di una religione, perchè nessun’altra famiglia patisca quello che stanno patendo quelle delle vittime di Parigi, di Tunisi, di Mosca, di Bamako, di tutto il mondo e di tutti gli anni. L’intervento degli Imam, del rabbino e il luogo scelto, una basilica cattolica, da una famiglia atea, nonché la presenza delle massime cariche dello Stato, sono un messaggio per far finire una volta per tutte le stragi, forse la prima volta in assoluto, portando a simbolo il viso di una ragazza che è stata sfortunata e di una famiglia straziata dal dolore, a cui va tutta la mia vicinanza, la mia compassione.

Parigi val bene una messa, ma una messa val bene il sogno di un mondo dove le persone siano libere di essere se stesse senza temere che una mano assassini ne cancelli le speranze, gli affetti, le vite.

 

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