Cronaca

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Innanzitutto devo chiedere scusa ai lettori per la mia sparizione, dovuta a problemi con il mio gestore, che pare essersi dimenticato di dovermi mandare un modem funzionante.

Avrei voluto riprendere a scrivere con un grande articolo sulle importantissime feste del 25 aprile e del primo maggio, oltre alla ormai prossima del 2 giugno e su quello che significano e su come si stiano perdendo, ma rimanderò.

Rimanderò perchè dopo quello che è successo a Napoli sento un grande vuoto. Un vuoto dovuto non tanto alla follia omicida di un individuo evidentemente instabile eppure con un arsenale in casa, quanto all’abnegazione di tutti i colleghi che, in un’ottica di polizia tutta italiana, hanno anteposto la salvezza dei civili all’abbattimento della minaccia.

Sono caduti, a Secondigliano, due uomini della Municipale (Francesco Bruner e Vincenzo Cinque), due Poliziotti (Cristoforo Cozzolino e Umberto De Falco) ed un carabiniere ( Luigi Christian Infante). Il primo, gravemente ferito, è un collega che stava cercando di allontanare le auto ed i civili dal luogo della sparatoria. Allontanava i passanti, salvaguardava la sicurezza delle persone, non pensava a sparare a sua volta sull’assassino, così come non lo pensava Francesco Bruner, tenente della Polizia Municipale e vicino di casa dello sparatore, accorso per soccorrere l’agente ferito intimando di cessare il fuoco. Non sparando. Intimando di cessare il fuoco. Sarà la terza vittima dei colpi dell’infermiere, dopo la sorella ed il cognato e prima di un passante che non si era accorto di quanto stava succedendo.

Il Capitano Bruner

Altri 3 agenti delle forze di polizia sono rimasti feriti: un carabiniere, subito dopo la morte di Bruner, è stato attinto alla gamba ed un poliziotto è corso per proteggerlo (proteggerlo, non proteggersi) venendo a sua volta ferito al braccio. Un altro sarà colpito successivamente. Anche tre civili saranno presi di mira: uno morirà, altri due finiranno in ospedale. Dei feriti, sembra tutti fuori pericolo, l’unico in gravi condizioni è ancora l’agente Vincenzo Cinque della Polizia Municipale, ferito al collo e al petto.

Dopo la sparatoria l’uomo si chiude in casa mentre all’esterno arrivano i rinforzi, un blindato dei carabinieri per coprire i feriti, i soccorritori, agenti in borghese ed in divisa da tutta la città e da tutti i corpi coinvolti nello scontro. Sarà un ispettore di turno al 113 a convincere, dopo 40 minuti di telefonata, l’assassino a costituirsi.

Vi aspettate invettive? Vi aspettate che dica che andava ucciso, fucilato, che dovremmo girare tutti con l’m-16 e che bisogna annullare tutti i porti d’arma in Italia? Vi aspettate l’ennesimo discorso sulla differenza di trattamento, preparazione e dignità tra noi della Locale e i colleghi delle Forze dello Stato?

Invece no,

Non è il momento. Il momento è quello di togliere il cappello di fronte i colleghi che hanno rischiato e perso la vita per assicurare il soccorso ai feriti, alla popolazione e, per ultimo, allo sparatore, poiché una volta disarmato sarebbe stato facile lasciarlo alla folla inferocita.

Purtroppo, è anche il momento di mettere una nuova coccarda nera alla divisa, come già feci quando in Francia vennero uccisi tre colleghi negli assalti di Parigi.

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