Cronaca · Polizia di Stato

Le ombre della Diaz sulla Polizia Italiana: il caso Tortosa

Ho voluto aspettare qualche giorno per scrivere sul caso dell’agente (e del funzionario che ha sticcato un like sul post incriminato), reduce della Diaz e del G8 di Genova 2001, che ha scritto un post su facebook nel quale asseriva che “sarebbe entrato nella Diaz mille altre volte”.

Ho voluto attendere perchè è ovvio che la faccenda si sarebbe sviluppata e sarebbe stato inutile sprecarci fiumi di parole prima che fosse ben delineata. Ora, la prima parte è una risposta proprio al collega della Polizia di Stato: il suo discorso non mi è piaciuto, e questo è pacifico considerando che chi mi legge dovrebbe aver capito cosa penso di certe cose, e francamente anche se è andato a precisare che è tutt’altro che fascista e che addirittura ha votato PD (a beh allora mi vien da dire) non si può negare che al fulcro del suo post, ovvero quel tanto contestato “contrapporci con forza, con giovane vigore, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia” manca solo di un bel “eia eia alalà” finale. Forse non sarà un estremista di destra, ma l’immagine che ne scaturisce da un’uscita del genere non può certo essere quella di un figlio di fiori e nemmeno di un moderato.

Non sarà fascista manco Quo…però…

Detto ciò e precisato che a mio modestissimo parere l’agente Tortosa si è espresso in termini quantomeno discutibili e che anche la sua difesa – ovvero che trattavasi di regolare operazione di polizia – nella quale precisa che con ciò che è successo dopo, che non osa negare ed anzi chiede pure scusa alle vittime, non è opera sua e del suo reparto (qui mi viene da chiedere se si son picchiati da soli sinceramente, ma soprassediamo) non la trovo poi così diversa da una grandissima arrampicata sugli specchi, non posso nemmeno essere d’accordo con quello che è successo dopo.

Non parlo tanto della valanga di critiche piovute su internet: insomma, se pubblico un’idiozia, o quantomeno una cosa che si sa scatenare le ire di moltissima gente, è plausibile che non tutta questa gente sia laureata alla Bocconi o si esprima in linguaggio aulico, e qualche vaffa se non peggio me lo aspetto pure. Inoltre il coraggio da tastiera di molti italiani è ben noto quindi amen, le offese le facciamo stare, in fondo sono risposte dei singoli che possono essere più o meno cafoni, è la risposta dello Stato e dei media che non mi è piaciuta.

Crocifiggere mediaticamente una persona non è bello, non è giusto e, a dirla tutta, non è nemmeno accettabile. Ripeto: le offese si possono capire, quelle ispirate e praticamente richieste da certa (tutta direi) stampa. no. Con questo non dico che le idee di Tortosa non potevano essere diffuse: mettendole su facebook lo ha consentito lui per primo, ma che non dovevano essere diffuse con un taglio ed un tono quasi apocalittico, arrivando addirittura ad auspicare provvedimenti.

Ed è sulla pancia di tali esplosione mediatica che lo Stato centrale ha reagito con una velocità che sarebbe stata ben auspicabile quando, 15 anni fa, un centinaio di ragazzi sono stati massacrati fisicamente e psicologicamente, ma che oggi, sull’onda dello sdegno di un post su internet, appare non solo poco opportuna,ma direttamente ipocrita, come se Tortosa e gli altri del nucleo non debbano essere puniti tanto per quello che si presume abbiano fatto nel 2001,ma per quello che possono pensare nel 2015.

E, nel mentre un agente  (ed un funzionario che ha messo un “Mi piace” al post che potrebbe pure essergli scappato dalla tastiera) vengono sospesi dal servizio, coloro che quella volta hanno dato ordini e che per quei fatti hanno avuto condanne in via definitiva  per la maggior parte occupano ora posizioni più importanti di quelle ricoperte ai tempi dell’irruzione.

Le parole del collega potevano a buona ragione scaturire polemiche, risposte, anche forti, magari preferibilmente argomentate e non insulti fini a se stessi, ma ritengo che MAI un paese debba arrivare a condannare una persona, peraltro a pesanti sanzioni disciplinari e prima ancora di eventuali pronunce di carattere giudiziario, per quello che PENSA.

Accettarlo, ed accettare anzi applaudire a sospensioni arbitrarie, sarebbe sdoganare il concetto di punizione preventiva ed elevarlo a sistema di Stato, ovvero applicare quei sistemi tanto cari all’ideologia politica cui si accusa Tortosa di aderire e, come diceva un saggio, non è mai bello quando chi dovrebbe garantire la tua libertà lo fa utilizzando metodi che non vorremmo vedere nemmeno dal peggiore degli avversari.

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