Cronaca · Polizia Locale · riflessioni

Omicidio di Terni: anche se ci sentiamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

Speravo di non doverlo fare. Non volevo, lo giuro, parlare della incredibile morte di un ragazzo.A Terni  è stato ucciso da uno straniero ubriaco, già con gravi precedenti e con in capo un decreto di espulsione, il ventisettenne David Reggi, arma del delitto un collo di bottiglia rotta. Motivo dell’aggressione: nessuno, se non la rabbia repressa di una persona che quella sera era già stata segnalata.

Non intendo aprire una filippica sugli stranieri, né sulla magistratura, né voglio chiedere come mai i colleghi della Polizia di Stato che lo avevano affrontato per primi (fonte La Repubblica) lo abbiano lasciato allontanare – posso presumere fossero fuori servizio – dandogli il tempo di commettere un omicidio prima dell’intervento delle volanti di turno.

Però non posso tacere di fronte la reazione che hanno avuto i colleghi della Polizia Municipale di Terni, riportata chiaramente in questo articolo:

http://www.lanazione.it/umbria/omicidio-di-terni-esplode-la-rabbia-dei-vigili-urbani-siamo-pochi-e-male-equipaggiati-1.757204

Premettiamo che l’unica “rabbia” a cui do diritto di esplodere è quella dei famigliari della vittima e dei nostri ragazzi e studenti che non possono passare una serata fuori casa che arrivano dementi armati a prenderli a mazzate, non volevo scrivere su questo fatto proprio perchè sapevo sarebbe finita così.

Egregi colleghi SVEGLIA. Innanzitutto, piaccia o no, siamo Forze dell’Ordine. Lo siamo perchè questa cosa poteva capitarci sotto il naso. Lo siamo perchè qualsiasi cosa (si è una ripetizione voluta) può capitarci sotto il naso, in quanto forza probabilmente più presente sul territorio.

Compreso questo semplice concetto, che solo qualche testa vuota in grado di approfittare perfino di un omicidio per chiedere l’ennesima indennità e gli ennesimi diritti – quando di fronte un cadavere ogni persona sana che indossa una divisa dovrebbe chiedersi se ha fatto il proprio DOVERE– può tentare di negare, voglio far notare che io, agente a tempo determinato, ultimo cerchione dell’ultima ruota del carro che è la Polizia Locale:

1- vado al poligono a mie spese almeno due volte al mese.

2- giro, anche in servizio, con uno spray al peperoncino, e se qualche idiota pensa che non possa farlo si rilegga l’articolo che ho scritto in merito.

3- mi sono pagato di tasca mia i banali ed elementari corsi di difesa personale che ho fatto.

4- Ho usato le ferie (invece di chiedere altri giorni di infortunio all’INAIL) per completare un ciclo di riabilitazione dopo un incidente IN SERVIZIO perchè di nuovo in grado di camminare con le mie gambe e stanco di rodermi il fegato nei tavolini dei bar e nelle panchine appeso ad una stampella.

Tutto questo non perchè sono bravo o migliore di altri, non perchè credo in questo lavoro, ma semplicemente perchè SO che se mai succederà che un civile sarà vittima di una violenza nei miei pressi questi giustamente da me si aspetta che lo difenda, che lo sappia proteggere, che sia disposto a prenderle e magari a morire al posto suo. Non sono un bravo poliziotto, sono un vigile di merda frustrato ed esaltato, ma che sa cosa vuol dire accettare di avere una divisa addosso.

Non sono più bravo degli altri colleghi, solo non voglio avere sulla coscienza nessun civile e per quanto suoni retorico mi secca dire che ogni vittima della strada e della criminalità è una macchia anche sulle mani nostre oltre che su quelle dell’assassino, volontario o involontario che esso sia.

Per quanto ancora VOLTEREMO LE SPALLE?

Vogliamo inventarci che non siamo tutelati? Vogliamo continuare ad urlare che “non siamo polizia”? Vogliamo continuare a balbettare scuse patetiche di diritti e di tutele mentre sotto i nostri occhi i cittadini hanno paura di uscire di casa? Davvero ci ripariamo ancora dietro la grandissima balla che “la pistola possiamo usarla solo per legittima difesa se ci sparano addosso per primi?! NON E’ VERO, NON E’ MAI STATO VERO, E ANCHE FOSSE VERO, IO IN GALERA PER AVER SPARATO AD UN FIGLIO DI PUTTANA IMPEGNATO A SGOZZARE UN RAGAZZO CON UNA BOTTIGLIA ROTTA CI VADO A TESTA ALTA!  Osiamo lamentarci delle occhiate di rimprovero, magari mentre, ben attenti a non avvicinarci al locale da cui sentiamo provenire schiamazzi, non manchiamo di staccare l’ennesima bolletta all’auto parcheggiata in un carico scarico (il sabato sera si intende)?

Se dirci che siamo impotenti, se ribadire che “non è compito nostro”, se dal 1986 siamo convinti che la sicurezza pubblica sia un gioco a cui avremmo giocato poco, anche se ora ce ne freghiamo, anche se nei nostri comandi queste cose non succedono, se anche questa volta ci assolviamo…se anche questa volta…andiamo avanti…se crediamo che tutto sia come prima…PER QUANTO NOI CI CREDIAMO ASSOLTI, SIAMO PER SEMPRE COINVOLTI.

PER QUANTO NOI CI CREDIAMO ASSOLTI SIAMO PER SEMPRE COINVOLTI

PER QUANTO NOI CI CREDIAMO ASSOLTI SIAMO PER SEMPRE COINVOLTI

 

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2 thoughts on “Omicidio di Terni: anche se ci sentiamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

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