Polizia Locale

La carica delle pettorine e la sconfitta della professionalità

Con l’avvicinarsi della stagione estiva ha inizio un momento di particolare orrore per chiunque voglia anche minimamente pensare di avere un ruolo che richiede e che garantisce un minimo di professionalità, rispetto e dignità. Parliamo del momento dell’arrivo degli stagionali e, con loro, delle immancabili pettorine su cui molti comuni risparmiano la vestizione dei propri agenti.

Eccole qui: possono essere blu o gialle fluo, a poncho o a gilet, ma sempre quello restano. Un articolo di qualche anno fa (2008) così descriveva le agenti stagionali di un paese del meridione:

” Ginzi, cappellino e pettorale blu. E’ la divisa delle signore vigilesse, a tempo determinato, di Badolato che da un paio di giorni pattugliano le strade badolatesi. Paletta e cartellina portamulte.”

Segue un attimo di silenzio dal quale scaturisce un liberatorio MA STIAMO SCHERZANDO?!

Passi che siamo la polizia di serie B; passi che la sola idea di un tempo determinato in polizia è qualcosa di vergognoso, illogico, incoerente ed umiliante (anche se per alcuni pare un passaggio basilare nel diventare maledetti vigili urbani) ma non è concepibile che si debba passare anche la maledetta umiliazione di una ridicola pettorina che ti trasforma in un pagliaccio goffo, che ti spoglia della dignità per trasformarti agli occhi del cittadino in un orrido burattino compilatore di bollette alle sempreverdi soste.

CappelloVigile

Ed ecco la presa in giro massima: assieme alla pettorina e all’infame bollettario arriva anche la palettina da spiaggia, o meglio, quella paletta che secondo il Codice della Strada è un segno distintivo delle forze di Polizia Stradale diventa il giocattolo nuovo del vigilino finto poliziotto che pensa di poterla usare per qualcosa. Lo strumento per fermare i veicoli in caso di controllo diventa così uno status simbol, ma non un simbolo di serietà e di professionalità, ma parte di un carattere grottesco e con un significato vicino a quello del nasone rosso per un clown, in uno spettacolo degradante che tende ad inserire il mestiere di poliziotto (per quanto locale e sfigato) alla pari di quello di un qualsiasi stagionale da periodo estivo, e non stupiamoci poi se per le forze dello stato noi si resterà sempre un qualcosa di distante e al quale non vogliono per prime avvicinarsi troppo.

Ad onor del vero va detto che esistono comandi dove, pur dovendosi piegare alle richieste delle Amministrazioni (quelle maledette giunte e sindaci da cui dovremo sganciarci), viene preteso che gli stagionali siano vestiti ed equipaggiati, ed in certi casi perfino armati, alla pari dei colleghi di ruolo (sul rapporto coi quali ci sarebbe da scrivere un ulteriore articolo, basta sapere che per la maggior parte siamo fastidiosi insetti che non dovrebbero nemmeno esserci).

Con tutto questo voglio dire che non potrà mai esserci una vera riforma ed un vero riconoscimento del ruolo finché ci porteremo dietro delle situazioni umilianti e disperanti, come quelle degli unici poliziotti precari d’Europa, perché, voglio ricordare, la serietà e la professionalità di un corpo di polizia si riconosce in primis nel modo in cui i suoi appartenenti vengono formati e presentati al pubblico. In questo i colleghi Carabinieri vincono su tutti i fronti, noi, invece, perdiamo anche contro noi stessi, perché a molti sta bene essere dei mediocri, inutili, parassitari VIGILI.

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2 thoughts on “La carica delle pettorine e la sconfitta della professionalità

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