Polizia Locale

Sciopero 12 febbraio: la posizione ANVU

Si rilancia il comunicato ANVU (Associazione Nazionale Polizia Locale, non sindacato) che richiede l’adesione allo sciopero nazionale del prossimo 12 febbraio, rimarcando, con la voce del Comandante di Avezzano, dott. Luca Montanari, la situazione inaccettabile della categoria.

I fatti di Roma hanno offerto a tutto il mondo l’occasione di menarci addosso a più non posso, senza neppure risparmiare i peggiori colpi bassi. Tutti hanno approfittato del ghiotto momento strumentalizzato ad arte, per dare ciascuno il più cattivo sfogo al proprio disprezzo nutrito nei nostri confronti. Dal primo gennaio per almeno tre settimane e per ogni santo giorno, ininterrottamente mattina, pomeriggio, sera e notte non si è parlato che della polizia locale, e non solo o non tanto di quella di Roma, ma, vista la circostanza, di quella di tutta Italia, qualificata come massa informe ormai smascherata di fannulloni, assenteisti, sfaticati, corrotti, concussori, depravati e pervertiti. Insomma, solo il fatto di sparlare della polizia locale di tutta Italia prendendo spunto da un episodio isolato accaduto in una città, la dice lunga.

Quand’anche a Roma fosse successo un fatto, vero o falso che sia, che c’entra prendersela con la polizia locale di tutta Italia? E perché continuare ad insultare la polizia locale di Roma insistendo nella rappresentazione di dati falsi, senza mai instaurare dei veri contraddittori tra le parti? Identicamente dicasi quando un appartenente alla polizia locale di un paesello qualsiasi sia stato sorpreso ad intascare mazzette. Perché sputtanare l’intera categoria, dipingendola come un’unica associazione a delinquere nazionale, composta da malviventi che taglieggiano i poveri cittadini, quando non si limitano soltanto ad opprimerli con le multe? Vogliamo ricordare a noi stessi che secondo le statistiche, per ogni operatore di polizia locale arrestato, ve ne sono almeno cinque delle altre forze dell’ordine nelle stesse condizioni? Con la non trascurabile differenza però, che il nostro collega viene sistematicamente sbattuto in prima pagina e fatto divorare dal pubblico ludibrio, mentre degli altri cinque non trapela neppure un barlume della notizia perché le … istituzioni vanno protette e non se ne può minare la credibilità agli occhi del pubblico per non scatenare reazioni pericolose.

Così, dopo anni di litigi su politica, religione, sport ed altre simili concetti in cui nessuno riusciva mai a trovarsi d’accordo con qualcun’altro, abbiamo avuto la straordinaria capacità di mettere finalmente tutti in sintonia su un fatto: la polizia locale è una istituzione considerata universalmente spregevole, ignobile, maledetta, insopportabile, che va abbattuta, distrutta, spianata senza pietà. Talk show abominevoli da massaie represse come quelli della domenica pomeriggio, con claque di opinionisti di infimo ordine profumatamente pagati con i nostri soldi, e poi telegiornali, trasmissioni Tv e radio d’ogni genere, anziché riservare odio, disprezzo ed insofferenza per mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita hanno saputo realizzare un sorprendente fuoco di fila sulla polizia locale, cioè contro una rappresentanza di polizia al servizio delle istituzioni democratiche, seguitando a diffondere notizie false e tendenziose su quanto accaduto a Roma, nonostante le smentite ed i dati reali resi loro disponibili. E vista l’opportunità, la rappresaglia è stata estesa a tutte le polizie locali d’Italia, facendo di ogni erba un fascio, così giusto per coinvolgere emotivamente anche il telespettatore più lontano da Roma, facendogli credere che persino la polizia locale della sua città sia una istituzione guasta dalla quale è bene guardarsi le spalle. In questo modo agli agenti di tutta Italia, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali è stata virtualmente notificata una sentenza inappellabile di condanna perché dichiarati unanimemente putridi e immeritevoli di far parte della Repubblica Italiana.

Straordinario! Un unisono nazionale dal Comune di Campione d’Italia a quello di Lampedusa contro la polizia locale, che già poteva vantarsi del primato di istituzione più “mazziata” della Nazione, ma anche di più “cornuta” perché capziosamente sfruttata, specie negli ultimi vent’anni dopo la sua “privatizzazione”, da ogni altra struttura pubblica per svolgere i lavori più scomodi, più impopolari e più malvisti per poi essere attaccata pubblicamente proprio in ragione di quei lavori. Appare fin troppo evidente di come dietro a tutto ciò non possa che esserci un vero e proprio disegno scellerato, finalizzato a colpire gratuitamente la categoria senza distinzioni ed in maniera assolutamente irresponsabile, non curandosi delle conseguenze che simili gesti possono comportare nel tessuto sociale e nella stessa incolumità degli operatori. Un giorno disse un sindaco ad un mio collega: voi fate le multe, che credete? Che la gente vi ami per questo? Anche se fate del bene, la gente vi odia ed appena vi prendo a schiaffi tutti saranno contenti ed io porterò a casa più consenso e più voti. Per questo vi attacco sempre!

Per restare ai nostri casi quotidiani, tutti ci odiano perché le città italiane pullulano di cacche di cane e la polizia locale non fa nulla. Poi, però, alla prima sanzione comminata in flagranza al conduttore di cane sorpreso a lasciar quel ricordino sul marciapiede, ci detestano più di prima perché potevamo chiudere un occhio, perché occorre essere elastici, perché bisogna lavorare applicando il buonsenso, perché siamo i soliti fiscali che guardiamo alle sciocchezze e non corriamo dietro ai delinquenti. E se davvero corriamo dietro a qualche delinquente, veniamo immediatamente tacciati di “vigili sceriffi”, montati di testa che da bravi esaltati vogliono giocare a fare i poliziotti.

Mi rendo conto quanto sia sconveniente mettere a confronto episodi tanto tristi e dolorosi, ma quanto sto per affermare è la pura ed oggettiva realtà: se ammazzano un agente di polizia locale perché si è trovato suo malgrado dinanzi ad un Suv con un pregiudicato a bordo, tutti a dire che se l’è andata a cercare, o a chiedersi che si era messo in testa, chi si credeva di essere, eccetera; mentre chiunque altro tutore dell’ordine dello Stato semplicemente ferito mentre per servizio camminava in una qualsiasi piazza italiana senza fare nulla di speciale, balza immediatamente agli onori delle cronache come “eroe nazionale”. Per assurdo la polizia locale non è malvista in quanto quotidianamente posizionata “contro la legge” come avviene per la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta e la sacra corona unita, ma stranamente essa è detestata perché fa “rispettare la legge”, o meglio, soprattutto “la piccola legge quotidiana”, cioè quella che nessun altro tutore dell’ordine guarda. E parliamo non di regole arbitrarie inventate all’occorrenza per aggiustare situazioni contingibili com’era costretto a fare lo sceriffo nel selvaggio west, ma ci riferiamo a norme di civiltà giuridica, approvate dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, promulgate dal Capo dello Stato e pubblicate sulla gazzetta ufficiale.

Fantastico! Nei centri abitati tutte le forze di polizia stradale che ci precedono nell’elenco di cui all’articolo 12 del codice della strada rifuggono come la peste le sanzioni alla sosta, che noi facciamo pertanto al loro posto per cercare di rendere più vivibili le nostre città, poi, invece, anziché sentirci dire grazie, ci ritroviamo tutti contro, dai cittadini a quelle stesse forze di polizia, dal vescovo al sindaco, dal presidente della provincia a quello della camera di commercio, dal direttore della motorizzazione a quello dell’Aci, dal presidente della Confcommercio a quello della Confesercenti, dal segretario di rifondazione comunista a quello  di forza nuova, dal direttore dell’ufficio postale a quello della banca. E potrei continuare all’infinito. E dopo i fatti di Roma ecco, dunque, gli italiani riuniti dai mass media in una sorta di enorme sodalizio nazionale pronti a prendersi la propria rivincita per la multarella racimolata sotto casa, sfogando il livore nei nostri confronti con tutta la cattiveria possibile, che solo la forza del branco “mediatico” ti può dare. E le mille cose fatte ogni giorno a mani nude, senza strumenti, senza tutele ma solo per alto senso del dovere, rischiando anche la pelle o la salute per tutelare quella o quell’altra situazione di perfetti sconosciuti, contano meno del nulla. Ma se tutta l’Italia avverte questo sentimento, qualcosa di strano evidentemente c’è. Non possiamo neppure pensare che il resto del mondo ci stia odiando perché impazzito all’improvviso. Giunti allora a questo punto, qualcosa deve evidentemente cambiare, per il bene degli italiani, ma anche e soprattutto per il nostro. Dunque, che stiamo aspettando? Innanzitutto facciamo vedere a quella stessa Italia cosa sarebbe il quotidiano senza di noi. Si vivrà meglio? Si vivrà peggio? Lo vedremo! Qualcun altro dovrà rendersi impopolare, multando l’auto in divieto di sosta? Oppure le città italiane si riempiranno di auto anche sugli alberi e così si capirà cosa significa la nostra presenza? Nondimeno, sempre qualcun altro dovrà rilevare tutti gli incidenti che si verificano ad ogni angolo di strada, concentrandosi sul luogo del sinistro e lasciando però campo libero ai malviventi? Ben venga. Od ancora sempre qualcun altro dovrà finalmente imbattersi contro la massa di extracomunitari che occupa centinaia di metri di marciapiede con borse e scarpe contraffatte? Chissà? Vedremo anche questo. Lo sciopero s’impone, e mai come oggi dobbiamo esercitare questo nostro diritto costituzionale per iniziare a chiarire una volta per tutte le cose e far comprendere che se colpa vi è, questa è solo della legge, e che la legge a questo punto si può e di deve cambiare. Ci vogliono impiegati? Lo dicano, e lasceremo quei lavori scomodi agli altri, poi vedremo che sapranno combinare, che ne verrà fuori.  Ci vogliono poliziotti? Lo dicano, ma non più a queste inique ed inaccettabili condizioni perché, come dice la Costituzione (artt. 3 e 36), a parità di funzioni deve corrispondere parità di trattamento. Però questo sciopero lo dobbiamo fare da Roma in giù, finanche al piccolo paesello dove il collega della polizia locale solitamente è convinto di vivere in un mondo a parte e che i problemi dei grandi, o degli altri non lo riguardino.

Anche il collega più infingardo, che pensa solo al proprio felice orticello deve rendersi conto che questa volta tocca pure a lui fare la sua parte. Il 12 febbraio ci deve essere, deve fare massa; massa critica come mai prima d’ora si era visto. Prendiamo esempio da chi è più bravo di noi, come tassisti, farmacisti ed autotrasportatori, che al primo barlume di insoddisfazione riescono a coalizzarsi in maniera straordinaria ed a mettere in ginocchio l’Italia, senza paura e senza pietà. Se il 12 febbraio ci ritroveremo i soliti quattro gatti e con il solito nulla di fatto, poi non lamentiamoci se continueranno a trattarci peggio delle pezze da piedi.

Condividendo ogni singola virgola delle parole del Comandante di Avezzano, mi sento in dovere di far notare ai lettori che venerdì scorso un impiegato comunale della polizia locale di Padova si è beccato una coltellata mentre eseguiva un ASO, proteggendo personale sanitario e famigliari dalla furia di uno squilibrato armato di due coltelli. Eh si, non mentre faceva una sosta e nemmeno mentre sanzionava il ricordino del cane.

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One thought on “Sciopero 12 febbraio: la posizione ANVU

  1. Esistono estremizzazioni in ogni organizzazione, e condivido che esse non debbano essere metro di giudizio del tutto. Io sono un cittadino e non porto la divisa, rispetto la legge e non ho paura di chi cerca di farla rispettare. Anzi avverto fortemente la necessità di maggiori investimenti in ambito sicurezza, che insieme all’impianto legislativo sono le basi portanti di una società civile.
    Quello che non condivido è la concorrenza che avverto tra le varie forze di polizia, un campanilismo all’italiana che dovreste cercare di superare, piuttosto che rimarcarlo, in onore di una sana cooperazione.

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